martedì 31 gennaio 2017

Scadimento meccanico, scritto da Orlando Pizzolato.

Nel percorrere un chilometro ognuno di noi spende una caloria per ogni chilogrammo di peso. Se si accelera il ritmo la spesa aumenta, ma poco.
Si può passare da 12 a 15km/h senza che la spesa energetica aumenti in maniera significativa, anche se si tratta di un incremento di quasi quaranta secondi al chilometro. Aumentare così tanto il ritmo è però molto faticoso, non perché aumenta il costo energetico ma perché si cambia il tipo di energia utilizzata: per correre più forte i muscoli usano il glicogeno invece dei grassi.
Ciò è valido fino a quando il corpo è in grado di attingere alle scorte del glicogeno, ma è risaputo che nell’ultimo quarto di una maratona quasi sempre si corre con la spia del carburante fisico molto vicina a segnare il minimo carico. Ed è proprio nel finale di gare ad esaurimento energetico che il glicogeno si esaurisce più rapidamente rispetto alle fase iniziali di corsa, perché con il passare dei chilometri il costo energetico del podista aumenta in maniera considerevole.
Nella prima parte della maratona si corre rilassati e composti, ed in questo frangente si spende appunto una caloria per chilogrammo di peso. La fatica e la stanchezza aumentano gradatamente con il passare dei chilometri e di pari passo peggiora il modo di correre, visto che i muscoli non sono in grado di:
1) mantenere un’adeguata risposta elastica
2) esprimere un adeguato livello di forza (seppur minimo)
3) assorbire le forze “negative” che si generano ad ogni impatto delle gambe con il terreno

Ne consegue che si accorcia la falcata, si abbassa eccessivamente il baricentro, si atterra pesantemente a terra. Questi elementi riducono la capacità di avanzamento del corpo e, pur procedendo ad una velocità piuttosto inferiore a quella della prima parte di corsa, il costo energetico aumenta fino ad arrivare a 1,4 calorie per chilogrammo. Si evidenzia quindi un paradosso: si spendono più energie per andare più piano in un momento in cui le energie nel corpo sono ridotte al minimo, se non esaurite.
Si deve pertanto evitare di trovarsi in questa sfavorevole circostanza. Le soluzioni sono ovviamente varie:
1. adeguati adattamenti strutturali che si sviluppano con sedute di corsa piuttosto lunghe (circa due - tre uscite oltre le tre ore, ma anche altrettante oltre le due ore e mezza, mentre si mantengono regolarmente le due ogni mese)
2. rafforzamento muscolare specifico, sia con sovraccarico (pesi), sia con allenamenti collinari estesi (un’ora e mezza con 3-5 chilometri di sola salita), sia con corsa media in salita (fino ad un’ora)
3. corretta e adeguata tattica di corsa, per attuare un’efficace distribuzione dello sforzo.

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