lunedì 5 ottobre 2026

Camminare a piedi nudi. La cura più antica. Tratto da "Psicoalimentarsi e curarsi naturalmente".

Il contatto con la Terra è un'esperienza sempre più rara oggi. Eppure camminare a piedi nudi dona una sensazione di diffuso benessere. Perché?
Secondo Martin Zucker, autore del libro "Earthing" (messa a terra), la camminata a piedi nudi favorisce il collegamento tra il flusso di energia elettrica della Terra e il nostro corpo.
Nel corso dell'evoluzione l'uomo ha camminato a piedi nudi e dormito per terra, ricevendo così tutti i benefici della dolce energia elettrica del suolo.
Lo stile di vita moderno ha separato l'uomo da questo onnipresente flusso di energia sottile.
Portiamo scarpe con gomma isolante che bloccano il flusso e, ovviamente, non dormiamo più in terra come si faceva un tempo.

domenica 4 ottobre 2026

Mulinu Becciu, 04/10/26. 6 X 400 mt.

Via Giotto Cagliari.

Allenamento nell'isolato tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi a Mulinu Becciu su ripetute da 400 mt fatte 6 volte con recupero di corsa lentissima di 2'. Temperatura di 27° con sole intenso e forte vento di scirocco (33 km/h). Questi i parziali: 1° 400 in 1'34"; 2° in 1'33"; 3° in 1'33"; 4° in 1'35"; 5° in 1'30"; 6° in 1'28".   

In foto la Via Giotto con il nuovo asfalto.

mercoledì 30 settembre 2026

Su Planu - Cagliari, 30/09/26. Giro dei 5 parchi.



Ore 17:15, si parte per una corsa lenta nel cuore della città. L'obiettivo è semplice: poco più di 11 chilometri in modo spensierato, senza grande sforzo fisico, approfittando di una splendida giornata di sole. Ma c'è anche un secondo piano, più creativo: attraversare 5 zone verdi disegnando, metro dopo metro, la sagoma di un cavalluccio marino.

Un percorso unico nel suo genere, che parte dal quartiere di Su Planu (Selargius) per attraversare Mulinu Becciu e Is Mirrionis, toccare il punto più a sud in Piazza D'Armi, e risalire poi attraverso i grandi parchi di Monte Claro e del Colle di San Michele, fino a chiudere il cerchio — o meglio, la testa del cavalluccio — nel bel parco dei bambini di Su Planu.


La testa

Si comincia dalla parte più a nord: la testa dell'animale. Sarà il piccolo “parco vecchio” di Su Planu, nel comune di Selargius, ad aprire l'avventura.

Mi trovo a due passi da casa e decido di partire senza neanche riscaldarmi. Dopo appena cento metri, si attraversa via Piero della Francesca per sconfinare nel comune di Cagliari.

Parco Vecchio
Poco dopo, nei pressi di via Brotzu, vale la pena infilarsi nella strada per un centinaio di metri e tornare indietro sul marciapiede opposto. Un piccolo espediente topografico, ma fondamentale: serve a disegnare l'occhio del cavalluccio.


Il muso

Il prossimo elemento da costruire è il muso allungato. Lo si forma percorrendo per intero il circuito abituale degli allenamenti: l'isolato che comprende via Carpaccio e via Giotto. E' il mio campo di battaglia, dove organizzo la maggior parte degli allenamenti; non c'è settimana dove non abbia fatto almeno un allenamento specifico, è qui che maturano i miei sogni che molto spesso si manifestano nelle gare. Un blocco urbano che, visto dall'alto, diventa la prua di questo strano animale cittadino.


Tuvumannu

La pancia

Da via Cornalias ci si dirige verso il quartiere di Is Mirrionis. Già dall'inizio della via si intravede in lontananza la zona di Tuvumannu, che domina dall'alto i palazzi circostanti e che si raggiungerà dopo circa 2 km.

Il tragitto attraverso Is Mirrionis è il meno scenografico del percorso — traffico, poco verde, cemento — ma riserva una piccola sorpresa: Piazza Paese di Desulo, una graziosa piazzetta sconosciuta ai più, a pochi passi dal mercato di via Quirra.

La salita verso il parco di Tuvumannu richiede un po' di fatica, ma il panorama che si apre sul Colle di San Michele e sulla zona nord della città ripaga ogni passo. Ciò che sorprende, attraversando questo parco, è il silenzio assoluto, una pace inaspettata nel mezzo della città. Peccato, però, per l'incuria e l'abbandono in cui versa il sito: con un po' di cura, potrebbe essere un polmone verde straordinario nel cuore di Cagliari.


La coda

Monte Claro
Ci si sposta verso ovest lungo via Maglias per formare la parte più bassa del cavalluccio: la coda. Si attraversa la trafficata Piazza D'Armi, che segna anche il punto di massima quota dell'intero circuito. A questo punto sono già 5,5 km — esattamente metà strada.

Si entra nel passaggio pedonale della facoltà di Magistero e poi... si vola in discesa. Una rampa di circa 100 gradini restituisce in pochi secondi quasi tutto il dislivello faticosamente guadagnato. Un modo decisamente scenografico di cambiare quota.


Il dorso

Ora si punta a nord. C'è da costruire il dorso dell'animale.

Si taglia il parco di Monte Claro, con i suoi prati perfettamente curati e quella sensazione rara di verde ordinato in mezzo al caos urbano — uno dei momenti più belli dell'intera uscita. Si prosegue poi in salita verso il Colle di San Michele, dove un giro completo sull'asfalto del colle (1.650 metri) traccia le pinne dorsali del cavalluccio.


Colle San Michele

Il ritorno alla testa

Si esce dal Colle sul lato nord, a due passi dall'ospedale Brotzu, e si rientra nel quartiere di Su Planu. Gli ultimi 500 metri scorrono nel bellissimo Parco dei Bambini, collegato direttamente al Parco Vecchio da cui tutto è cominciato.

Il cavalluccio marino è completo.




Dati. 

Parco dei Bimbi Su Planu

Distanza: 11,4 km — Tempo: 1:00'00" — Passo medio: 5'16"/km. Temperatura: 27°C, scirocco a 22 km/h, sole pieno. Calorie: 761 — FC media: 133 bpm (max 149). Dislivello positivo: 156 mt. Cadenza media: 175 passi/min (max 196) — Lunghezza passo: 1,07 mt. Tempo di contatto col suolo: 249 ms.



lunedì 28 settembre 2026

Mulinu Becciu (CA), 28/09/26. 6 km progressivo su strada in 26'31" a 4'25" a km.


A una settimana dai campionati italiani su pista (1500 e 800 mt) eccomi nuovamente sulle strade di Mukinu Becciu per un 6 km in leggera progressione finale. 

Temperatura piacevole di 27° con vento di scirocco intenso e piacevole sole. 

Questi i parziali: 1° km in 4'45"; 2° in 4'33"; 3° in 4'30"; 4° in 4'26"; 5° in 4'18"; 6° in 3'59". Media a km 4'25". 

Ascesa totale 25 mt, calorie 362. F C Media 139 (max 156), potenza media watt 353 (max 499), cadenza di corsa media 183 (max 191), lunghezza media passo 1,23 mt, tempo medio di oscillazione 229 ms.

sabato 26 settembre 2026

Quando posso ricominciare a correre? Scritto da Samuele Graffiedi.


La domanda più frequente che un fisioterapista si sente rivolgere da un corridore infortunato (e da ogni sportivo in generale) è: “Quando posso ricominciare a correre?”. 
Prendiamo ad esempio una tendinite rotulea che ci ha costretto ad abbandonare la corsa per qualche settimana. Diciamo che dopo tre settimane di riposo e ghiaccio non sentiamo più dolore durante le attività quotidiane, come per esempio salire e scendere le scale. Ci sentiamo pronti per tornare a correre, visto che il dolore non lo sentiamo più. Ci viene voglia di “provare” a correre. Ma dopo appena cinquecento metri, il dolore improvvisamente riappare, tale e quale a tre settimane prima. E’ evidente che a volte il semplice non sentire più dolore nella vita normale non è un criterio adeguato per suggerirci di “provare” a correre. E’ altrettanto chiaro che neanche il termine “provare” è il più corretto in questo caso, in quanto se ci pensiamo bene ha lo stesso significato di “tentare” di correre, allo stesso modo in cui si può “tentare” la fortuna. 

mercoledì 23 settembre 2026

Su Planu (Selargius), 23/09/26. 10 km rigeneranti in 57'17".

Allenamento rigenerante di 10 km in 57'17" tra le vie di Su Planu e Mulinu Becciu. Partenza al 1° km a 7'08" e arrivo al 10° a 4'59". Media dei 10 km in 5'44". 

Temperatura media 28° con vento debole da sud. Ascesa totale di 148 mt, calorie 664. F C Media di 125 (max 145), potenza media watt 219 (max 416), cadenza di corsa media 175 pam, lunghezza media passo 0,99 mt. 

martedì 22 settembre 2026

Campi Bisenzio, 19-20 settembre 2026. Le mie due gare.

 

Stadio di atletica di Campi Bisenzio (FI).

Campionati Italiani Individuali su Pista Master 2026

Le mie gare: 1500 e 800 metri

Erano tredici anni che non partecipavo a un Campionato Italiano Individuale su pista e, per questo motivo, ci tenevo particolarmente a raggiungere un buon risultato, nonostante sia ormai al quarto anno della categoria SM65.

In foto: Diego, Antonello e Mauro.

Affronto questa nuova avventura in compagnia di due carissimi amici, Mauro Muscas e Diego Matta.

Partiamo da Cagliari venerdì 18 settembre. Questo ci permette anche di assistere alle gare dei 5000 metri, la distanza nella quale avrei dovuto gareggiare. Ma questa volta ho deciso di stravolgere le carte e puntare su qualcosa di più veloce: 1500 e 800 metri.

Non è stato facile, dopo il caldo dei mesi di luglio e agosto, cimentarmi su distanze più brevi e spingermi a velocità per me inusuali. Ma, dopo la bellissima esperienza di Misano Adriatico del 26 maggio, dove ai Campionati Italiani su Strada Master ho conquistato un ottimo quarto posto nei 5000 metri con 19’11” sui 5050 metri, sentivo il bisogno di nuovi stimoli. Tra l'altro proprio a Misano conobbi tanti campioni tra cui Marco Moracas che in quella circostanza arrivò 6° con un buon 19'32" e che poi me lo ritrovo vincente nelle mie due gare di Campi Bisenzio. 


Sabato 19 settembre – Gara sui 1500 metri

La prima delle due gare è quella nella quale, sinceramente, ripongo tutte le mie speranze.

È una distanza decisamente più veloce rispetto al 5000, ma penso di poter dire la mia.

In base agli accrediti risulto al sesto posto tra i dieci atleti iscritti.

Va detto che, generalmente, ai Campionati Italiani partecipano atleti che hanno qualche possibilità di podio e, a giudicare dai tempi, sembrano avere i favori del pronostico Moracas, classe 1961, con un accredito di 4’43”13, e Centofante, classe 1959, con 4’55”29.

Gli altri tre atleti che mi precedono sono Rivoli (1958), con 5’02”32; Barletta (1961), con 5’05”75; e Grande (1957), con 5’10”08.

Io, classe 1958, arrivo con un accredito di 5’13”71, ottenuto il 6 giugno 2026 a Macomer e che, per un breve periodo, è valso anche come record sardo di categoria.

La preparazione

La gara è prevista per le 15:20.

Poco meno di un’ora prima inizio il riscaldamento insieme a Mauro. È un momento importante, perché mi permette di prepararmi nel migliore dei modi, sia fisicamente sia psicologicamente.

Con Mauro discutiamo a lungo sulle diverse strategie da adottare e sulla forza degli avversari.

La temperatura è intorno ai 29°, con una percepita di 31°. Il sole va e viene, mentre vento e umidità sembrano abbastanza moderati.

Partenza gara 1500 mt.

La gara

Alle 15:30, finalmente, lo sparo della partenza.

I primi 200 metri mi danno già alcune indicazioni importanti. Moracas e Centofante hanno subito qualche metro di vantaggio sul resto del gruppo, mentre io mi trovo al settimo posto, in fila indiana, insieme ad altri quattro atleti.

Al passaggio dei 300 metri riesco a vedere il crono posizionato proprio dopo la linea d’arrivo e mi rendo conto che l’andatura è piuttosto lenta: 65”.

Dietro di me gli altri due atleti sono già staccati. Si prospetta una gara tattica.

Nella curva tra i 300 e i 400 metri si avverte una leggera brezza, ma niente di particolare.

In certi momenti faccio quasi fatica a restare a pochi centimetri da chi mi precede, per paura di toccarlo. Siamo in cinque, talmente vicini che, per il momento, non mi pongo particolari problemi.

I primi due hanno già un discreto vantaggio e fanno gara a sé. Tra noi cinque, invece, dovrà uscire il nome del terzo classificato.

Altro giro praticamente identico al precedente, a parte una manciata di secondi in meno.

Ormai non è più un problema di tempo: bisogna leggere la gara e affrontarla nel modo più intelligente possibile.

Lo speaker, per l’ennesima volta, ripete che la gara si deciderà tra i primi due, mentre dal gruppetto dei cinque dovrà saltare fuori il nome di chi li accompagnerà sul podio.


Ai 900 metri, finalmente, qualcosa si sblocca.

Io prendo coraggio e, quasi all’improvviso, cambio ritmo.

Nello stesso istante, manco ci fosse stata telepatia, sento Mauro che dal bordo pista mi grida di partire all’attacco.

È il momento.

Uno dopo l’altro, nel giro di poche decine di metri, supero i quattro atleti che mi precedono e cerco immediatamente di spingere forte, per creare un distacco dal gruppetto.

Un po’ di energia l’avevo tenuta da parte, pronta da utilizzare nella fase finale, ma devo dire che mi sorprendo anch’io della facilità con cui le gambe rispondono a quell’intenso cambio di ritmo.

Inizio ultimi 400 mt nel 1500.

Passo davanti allo speaker per affrontare gli ultimi 400 metri e sento la sua voce che, quasi con tono liberatorio, commenta che finalmente qualcosa si è sbloccato nelle retrovie.

Gli ultimi 400 metri non so neanche io come sono riuscito a mantenere intatto il distacco conquistato con il sorpasso.

Ricordo soltanto che negli ultimi 300 metri ho cercato di recuperare un po’ di fiato, per poi ripartire ai 200 metri finali, chiudendoli al massimo delle mie possibilità.

Classifica

  1. Moracas – Campione Italiano – 5’04”95

  2. Centofante – 5’09”68

  3. Vargiu – 5’16”24

  4. Barletta – 5’23”38

  5. Picca – 5’26”71

  6. Grande – 5’26”71

  7. Rivoli – 5’32”21

Terzo posto italiano!

Un risultato che, alla vigilia, non era certamente scontato e che rende ancora più bella questa esperienza.


Domenica 20 settembre – Gara sugli 800 metri

La seconda sfida è quella degli 800 metri, prevista inizialmente per le 10:40.

Gli accrediti dei nove atleti iscritti sono:

  • Moracas – 2’21”41

  • Rivoli – 2’25”77

  • Centofante – 2’31”05

  • Dottori (1960) – 2’31”50

  • Zanetta (1958) – 2’33”81

  • Ferraris (1961) – 2’34”46

  • Vargiu – 2’37”22

  • Balleello (1960) – 2’37”33

  • Valsecchi (1959) – 2’46”71

Per gli 800 metri i giochi sono completamente diversi.

Qui la velocità è d’obbligo fin dalla partenza. Viaggiare a un ritmo vicino ai 3’10” al chilometro non è semplice, soprattutto per chi, come me, da decenni è abituato a correre a ritmi decisamente più lenti su distanze molto più lunghe.

Più che un discorso di età, è una questione di abitudine e di capacità del corpo di esprimersi a determinate velocità.

Nonostante tutto, voglio mettermi in gioco. E voglio farlo confrontandomi con alcuni tra i rappresentanti più forti della categoria.

Intorno alle 11, finalmente, si parte.

Sono in seconda corsia e per circa 120 metri dovrò rimanere all’interno di quella corsia.

L’avvio non è dei migliori.

Dopo circa 150 metri sono quasi ultimo. Mauro mi incita a restare attaccato agli altri, ma purtroppo sono gli altri ad allontanarsi da me.

Cerco allora di forzare al massimo per recuperare posizioni. Riesco a superare un concorrente e, soprattutto, a dimezzare il distacco dal gruppo.

Passaggio ai 400 mt nella gara di 800 mt.

Mancano gli ultimi 400 metri e sento dallo speaker che il solito Moracas conduce la gara.

Mi trovo in una situazione completamente diversa rispetto al giorno precedente, ma voglio comunque cercare di recuperare tutto il possibile.

A 200 metri dall’arrivo raggiungo un gruppo di almeno quattro atleti e mi preparo per la volata finale.

Nei 100 metri conclusivi provo ancora a rilanciare, ma le gambe non hanno la stessa brillantezza che avevo sentito il giorno precedente.

Fase finale negli 800 mt (in maglia verde Rivoli).

La testa c’è.

Ma questa volta non basta.

Finalmente il traguardo.

Arrivo a 1”5 da Rivoli, che è secondo, ma tra me e lui ci sono altri due atleti.

Quinto posto italiano.

Un risultato che lascia un po’ di amarezza, soprattutto perché so di aver pagato una partenza non brillante.

Ma, guardando la gara nel suo insieme, non posso rimproverarmi nulla. Ho fatto tutto il possibile per recuperare una situazione che, dopo il primo giro, non era certamente favorevole.

Anzi, nel secondo giro ho fatto registrare il miglior tempo rispetto a tutti gli altri concorrenti.

Purtroppo, però, negli 800 metri non basta correre forte nel finale: quello che perdi all’inizio può diventare impossibile da recuperare.

Voglio comunque segnalare che, con questa prestazione, mi sono avvicinato tantissimo al nuovo record sardo di categoria detenuto da Farru con 2'32"78 (-0"47); ancora pochi cm e ci siamo.

Classifica

  1. Moracas – Campione Italiano – 2’27”17

  2. Rivoli – 2’31”74

  3. Dottori – 2’32”67

  4. Centofante – 2’33”02

  5. Vargiu – 2’33”25

  6. Balleello – 2’34”10

  7. Ferraris – 2’34”95


Considerazioni finali

Cosa dire?

Un’esperienza bellissima, con due risultati sportivi che sono andati ben oltre le aspettative della vigilia.

Un terzo posto nei 1500 metri e un quinto posto negli 800 rappresentano per me molto più di due semplici piazzamenti.

Sono la conferma che, anche dopo tanti anni, si può ancora cambiare, provare qualcosa di nuovo, mettersi alla prova e trovare nuovi stimoli.

Posso dire di essere veramente soddisfatto e, soprattutto, di essermi divertito tantissimo.

Un grazie di cuore agli amici di Campi Bisenzio per il lavoro che hanno fatto nell’organizzazione di questi Campionati Italiani. È stato tutto veramente eccellente.

E un grazie speciale a Mauro e Diego, compagni di questa bella avventura.

Alla fine, forse, è proprio questo il bello dello sport: arrivare a una gara con qualche dubbio, mettersi in gioco e tornare a casa con qualcosa in più di quando si è partiti.


mercoledì 16 settembre 2026

La corsa dal punto di vista di un atleta psicologo. Scritto da Matteo Simone (Corridori.net, 03-09-2008).

Perché uno corre?
Si inizia a correre per esempio perché invogliati da un amico, o su indicazione di un medico, o per partecipare a una corsa non competitiva.
Che succede dopo aver provato a correre?

In genere non si torna subito a correre perché la fatica ha lasciato il segno, ma, per pochi diventa un’occasione per fare qualcosa insieme, per stare con altri, per frequentare un gruppo, per stare all’aria, per tenersi in forma. Ci si incontra, si ha uno spazio e un tempo riservato, ci si interessa ai mondi altrui che piano piano si schiudono all’altro, si organizzano cene, viaggi.

domenica 13 settembre 2026

Mulinu Becciu, 13/09/26. Ore 15:40, 1000 + 600 + 400 mt. Recupero 4'.

Allenamento pomeridiano nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1060 mt. 

Temperatura di 29° con sole intenso e umidità del 50%, vento di scirocco a 24 km/h. 

Lavoro su 1000 + 600 + 400 con recupero di 4'. RPE 8.

Tempo impiegato: 1000 in 3'35"5; 600 in 2'03"0; 400 in 1'19"6. 

venerdì 11 settembre 2026

I miei ricordi di oltre 13 anni fa. Orvieto, 28-30 giugno 2013. Campionati Italiani Individuali su Pista Master.

Discreta partecipazione per gli atleti master sardi ai Campionati Italiani su pista disputati a Orvieto dal 28 al 30 giugno 2013. La rassegna nazionale dedicata agli “over 35”, organizzata dalla società Libertas Orvieto, ha fatto registrare numeri importanti: 1.440 atleti presenti, per un totale di 2.850 atleti-gara in rappresentanza di 372 società provenienti da tutta Italia.

Dopo una prima giornata caratterizzata da condizioni climatiche quasi autunnali, con pioggia leggera nelle ore serali, il meteo è migliorato nel corso del weekend, riportando temperature pienamente estive e toccando i 30 gradi nella mattinata di domenica 30 giugno.

Le tredici società sarde presenti si sono presentate con quasi cento atleti, conquistando complessivamente 34 medaglie: 7 ori, 12 argenti e 15 bronzi. A distinguersi maggiormente è stata l’Atletica San Giovanni di Sassari, capace di conquistare ben 12 medaglie, tra cui 2 ori e 2 argenti, tutte ottenute nel settore femminile.

A contrastare il predominio delle atlete sassaresi hanno contribuito gli uomini della Sulcis Carbonia, autori di due titoli italiani, dell’Atletica Selargius, che ha raccolto quattro argenti su cinque medaglie complessive, e della GS Atletica Olbia, con un argento e due bronzi. Importanti risultati anche per l’Ichnos Sassari, che ha conquistato quattro medaglie, tra cui un oro e un argento.

L’atleta isolana più titolata della manifestazione è stata la cagliaritana Nicoletta Dessì (F35, Amsicora Cagliari), protagonista con due medaglie d’oro nel salto in lungo e nel salto triplo, oltre a un argento nel giavellotto.

Tra i sette titoli italiani conquistati dagli atleti sardi spiccano anche le prestazioni di Giovanni Pau (M35, Sulcis Carbonia), dominatore della velocità con la vittoria nei 100 metri in 11”05 e nei 200 metri in 23”27.

Per l’Atletica San Giovanni sono arrivati gli ori di Mariangela Piga (F50), vincitrice del salto in lungo con 4,56 metri, e di Roberta Giordo (F40), prima classificata nel salto triplo con 10,18 metri. Il settimo oro porta invece la firma della sassarese Monica Zanda (F35, Ichnos Sassari), impostasi nei 5 km di marcia con il tempo di 31’35”98.

Tra gli argenti meritano una citazione particolare gli atleti capaci di salire più volte sul podio. In evidenza Mario Soru (M60, Atletica Selargius), autore di due medaglie d’argento individuali nei 200 e nei 400 metri, alle quali ha aggiunto un terzo argento nella staffetta 4x100 M60 insieme a Diana, Serra e Congia, chiusa in 53”50.

Tre medaglie anche per Piero Congia (M70, Atletica Selargius): argento nei 100 metri in 14”54, bronzo nei 200 metri in 31”16 e un ulteriore argento nella staffetta 4x100.

Doppietta d’argento inoltre per Simonetta Latte (F35, Atletica San Giovanni Sassari), seconda classificata nei 200 metri in 28”40 e nei 400 metri in 1’04”47, e per Nicola Piga (M45, Studium et Stadium Sassari), secondo nel getto del peso con 11,62 metri e nel lancio del disco da 2 kg con 34,59 metri.

Grande attenzione sugli spalti anche per la prova di Walter Molino (M35, GS Atletica Olbia), protagonista di una straordinaria gara negli 800 metri. Privo di accrediti significativi, Molino è stato inserito nella prima delle tre serie previste. Fin dai primi metri l’atleta olbiese ha imposto un ritmo elevato, transitando ai 300 metri intorno ai 42 secondi e passando ai 400 sotto il minuto e due secondi.

Nel secondo giro la sua azione si è fatta ancora più incisiva, attirando l’attenzione del pubblico e dello speaker, colpiti dalla determinazione e dalla qualità tecnica dell’atleta sardo. Walter Molino ha chiuso la prova in 2’01”89, tempo che gli è valso una prestigiosa medaglia d’argento. Il titolo italiano è andato a Enea Zampini con 2’00”50, mentre il bronzo è stato conquistato dal compagno di squadra Gianluca Derosas in 2’03”61. Da sottolineare inoltre che il giorno precedente Molino aveva già conquistato il bronzo nei 1500 metri con il tempo di 4’09”98.

Per quanto riguarda le mie prove personali (Antonello Vargiu M55, Amsicora Cagliari), il bilancio è stato positivo solo in parte. Nei 5000 metri del 28 giugno, dopo un avvio brillante e un buon ritmo mantenuto per circa due chilometri, ho perso terreno nella fase centrale della gara, riuscendo comunque a difendere il quinto posto finale in 18’10”, su 20 atleti partenti.

Il giorno successivo, nei 1500 metri, la fatica accumulata si è fatta sentire:  sono riuscito a chiudere la gara in 4’55”70, classificandomi ottavo su 14 concorrenti.

mercoledì 9 settembre 2026

Colle San Michele (CA), 09/09/26. 6 X 400 mt. Recupero 2'30". Media 1'23".

Allenamento nel rettilineo ai piedi del Colle San Michele con 6 ripetute da 400 mt. 

Temperatura intorno ai 35° con un sole intenso e leggero vento di scirocco.

Questi i parziali: 1° 400 mt in 1'19"2; 2° in 1'25"9; 3° in 1'21"7; 4° in 1'23"3; 5° in 1'22"3; 6° in 1'21"7.

Media 1'22"4. Recupero 2'30". 

lunedì 7 settembre 2026

Bolzano, 05/09/26. La mia gara al Trofeo delle Regioni.

Rappresentativa Sardegna.

A Bolzano quest’anno va in scena il 10° anniversario del Trofeo delle Regioni, una manifestazione alla quale partecipano 14 regioni italiane, tra cui anche la Sardegna. Per la rappresentativa isolana si tratta del quarto anno consecutivo di partecipazione.

Tutte le gare si svolgono nell’arco di un’unica giornata, sabato 5 settembre 2026: otto le gare di corsa, due quelle dei salti e due quelle dei lanci.

Io dovrò affrontare la gara dei 3000 metri, con partenza prevista inizialmente alle ore 15:00.

Antonello Vargiu

L’attesa

Intorno alle 14:00 comincio a muovermi con una corsa lentissima. Non sapendo ancora in quale delle due batterie sarò inserito, preferisco comunque iniziare a prepararmi, visto che è necessario presentarsi alla call-room 20 minuti prima della partenza.

Alterno esercizi di mobilità ad esercizi di andatura sotto un sole davvero cocente. La temperatura è di 32°, ma quella percepita sembra ancora più alta. Purtroppo non ci sono posti all’ombra e quindi bisogna arrangiarsi come si può.

Finalmente vengo a sapere che correrò nella seconda batteria. Per me, quindi, la gara si sposta di almeno 20 minuti.

Continuo la preparazione con una sessione di corsa in leggera progressione, cercando di mantenermi sempre ben idratato utilizzando una fontanella di acqua fresca.

Nel frattempo ne approfitto per assistere alla gara dei 3000 femminili e fare il tifo per le nostre atlete della Sardegna. Sta di fatto che al ritardo della mia partenza, dovuto alla seconda batteria, si aggiunge anche il ritardo accumulato nello svolgimento delle gare.

Ormai, però, sono entrato nella fase del pre-gara e procedo con gli allunghi.

Alle 14:40 mi presento alla call-room, più che altro per cercare riparo dal sole, ma nel frattempo i tempi sono decisamente cambiati. Poco dopo le 15:00 finalmente passiamo all’appello, con tanto di controllo della carta d’identità, e ci fanno entrare in campo.

Nella mia batteria ci saranno tutti gli atleti senza accredito, tra cui anche io, insieme a quelli con tempi di accredito piuttosto scadenti.

Tra il ritardo delle gare e la lunghissima procedura di presentazione, finalmente ci prepariamo a partire.

Sono le 15:55.

Dopo quasi due ore di attesa e di movimento, finalmente ci siamo.

La mia gara

Non conosco il valore degli atleti che ho al mio fianco, dato che la maggior parte è senza accredito. Dovrò quindi cercare di fare la mia gara, sperando di trovare qualcuno che possa viaggiare più o meno sui miei stessi livelli.

L’obiettivo che mi sono prefissato è quello di portare a casa un quantitativo di punti vicino a 800, che corrisponde a un tempo di gara intorno agli 11’10”.

D’altronde, qualche tempo fa, nel circuito vicino a casa, avevo corso un 3000 in 11’30”.

Ci siamo.

Ai vostri posti… pronti… via!

I primi passi della tanto attesa gara sono soprattutto liberatori. E, lo ammetto, c’è anche una certa dose di rabbia: da circa due ore sono in movimento e ho già macinato diversi chilometri.

Siamo un gruppo di 12 atleti, tra cui anche due SM35 che promettono battaglia.

Le prime sensazioni, però, non sono molto positive. Mi trovo accanto a un atleta siciliano decisamente più giovane di me e cerco di tenere per un po’ il suo ritmo. È un’andatura che non mi soddisfa, per cui decido di superarlo e di cercare il mio passo.

Davanti a me c’è già un distacco abbastanza ampio dagli altri avversari.

Le gambe, però, non rispondono come vorrei.

Preferisco non forzare e aspettare il passaggio al primo chilometro per capire meglio a quale ritmo sto viaggiando.

1° km: 3’45”.

Non è tanto il tempo a lasciarmi perplesso, quanto la spinta delle gambe, che non è quella che avrei auspicato.

Non c’è niente da fare. Sono l’unico atleta della rappresentativa sarda e quindi la gara deve arrivare al termine nelle migliori condizioni possibili.

Rallento leggermente per dare un po’ di ristoro al corpo e, inevitabilmente, vengo nuovamente superato dal siciliano.

A questo punto decido di lasciare fare l’andatura a lui e cerco semplicemente di rimanergli attaccato.

2° km: 3’57”.

Ormai mancano due giri e mezzo.

Qualcosa ho recuperato in termini di energia e allora penso: perché non provare a spingere fino alla fine?

Cambio ritmo e cerco di raggiungere l’unico avversario che ho ormai a portata di mano.

Quando mi affianco, noto immediatamente un gesto di reazione. Quasi mi spinge con la mano per impedirmi di completare il sorpasso.

Caspita! Una cosa del genere non mi era mai capitata.

Cerco di allargarmi pur di superarlo, ma lui non molla e, con tutte le sue forze, riprende la sua posizione.

Niente da fare.

In fondo, però, penso che se continua a tenere quel ritmo potrebbe andarmi anche bene.

A quel punto siamo praticamente fianco a fianco fino all’arrivo, con meno di un secondo di differenza tra noi e con un ritmo decisamente migliore rispetto al secondo chilometro.

3° km: 3’48”.

Taglio il traguardo.

Tempo finale: 11’30”20, alla media di 3’50” al chilometro.

Il risultato

In base alla mia categoria, SM65, e al tempo conseguito, maturo un punteggio di 750 punti, piazzandomi 4° sui 12 atleti della seconda batteria.

Complessivamente arrivo 12° su 26 atleti che hanno portato a termine i 3000 metri.

Tutto sommato posso ritenermi soddisfatto di come sono andate le cose, anche se, considerando gli allenamenti sostenuti durante il mese di agosto, le aspettative erano leggermente più ottimistiche.

Ma forse il risultato più importante non è scritto sul cronometro.

Ho condiviso una bellissima esperienza con persone simpatiche e disponibili e ho avuto l’opportunità di conoscere atleti di livello nazionale, davvero forti.

Sono esperienze che, a 68 anni, fanno particolarmente piacere.

E alla fine, più del tempo e del piazzamento, rimane la soddisfazione di essere ancora lì, sulla linea di partenza, con il cuore che batte forte e la voglia di mettersi alla prova.

Perché finché c’è voglia di correre, c’è ancora una gara da vivere.

domenica 6 settembre 2026

Bolzano, 06/09/26. Gara di 3000 mt al Trofeo delle Regioni Master in pista .

Gara nella pista di Bozano per il Trofeo delle Regioni con la partecipazioni di 14 regioni.  

La Sardegna è arrivata 11^ con l'8° posto degli uomini e il 10° posto delle donne. Le due staffette sarde maschili, 4 x 100 e 4 x 400 mt, hanno conquistato il record nazionale entrambi nella categoria SM45 con i rispettivi tempi di 45"54 e 3'42"13. 

In quanto alla mia gara ho corso il 3000 in 11'30"20 arrivando 12° su 26 atleti partecipanti con la conquista di 750 punti (1° tra i 3 atleti SM65 classificati). Ho gareggiato alle ore 15:55 con una temperatura di 32° (percepita 35°). Questi i parziali: 1° km in 3'45"; 2° in 3'57"; 3° km in 3'48". Media 3'50" a km. FC Media di 152 (max 161), potenza media 387 (max 480), cadenza di corsa media 187 e lunghezza media passo 1,37 mt.

martedì 1 settembre 2026

Mulinu Becciu (CA), 01/09/26. 4 X 300 mt (recupero 2'30").

Allenamento serale a Mulinu Becciu tra le vie Setzu e Binaghi. 

Temperatura alta, 33° con percepita 36, con tasso di umidità intorno al 60%. 

Questi i parziali dei 300 mt: 1° in 1'02"1; 2° in 58"4; 3° in 58"8; 4° in 57"0. Media 59".

sabato 29 agosto 2026

Elmas (CA), 29/08/26. Ore 18:00, raduno tecnico rappresentativa sarda per Torneo delle Regioni.


Al campo di atletica di Elmas alle ore 18:00 è previsto il raduno della rappresentativa sarda per la partecipazione al Torneo delle Regioni che avrà luogo a Bolzano il 05/09/26. I quella circostanza io mi dovrò confrontare con gli atleti master delle altre regioni italiane nella distanza di 3000 mt in pista. Durante il raduno ho fatto un allenamento consistente in 3 ripetute da 800 mt con recupero di 3'00". Per lo svolgimento dell'allenamento ho avuto il contributo molto importante del responsabile sardo del settore tecnico del mezzofondo Ferdinando Vicari. Questi i parziali: 1° 800 in 2'57"; 2° in 2'55"; 3° in 2'53".  

mercoledì 26 agosto 2026

Su Planu (Selargius), 26/08/26. Ore 11:30. 7 km lenti in 38'31" a 5'30" a km.


Allenamento lento di 7 km a due passi da casa sotto un sole molto intenso. 

Temperatura 34°5 (percepita 39°) con umidità del 65% e leggera brezza di scirocco. 

Dislivello positivo di 110 mt.

Partenza 1° km 6'10", ultimo a 4'48". Media dei 7 km 5'30" a km.

FC Media 137 (max 162), potenza media 291 (max 414), cadenza di corsa media 175 pam (max 191), lunghezza media passo 1,03 mt, tempo medio di contatto con il suolo 255 ms.

martedì 25 agosto 2026

I post su "Ethic Sport Blog".

08-04-13. L'integrazione per l'Ironman, a cura della dr.sa Sara Canu;
01-04-13. Carboidrati a basso indice glicemico e lucidità mentale;
25-03-13. Le articolazioni e lo sport. Come prendersi cura delle proprie articolazioni;
11-03-13. Gestire l'integrazione alimentare in gara;
04-03-13. Le verdure;
24-02-13. L'influenza degli alimenti sugli ormoni;
04-02-13. La frutta;
28-01-13. Integrare con la glutammina. Perché?
26-11-12. Le regole basilari per un recupero efficace e per una resa ottimale;
12-11-12. Come avere sempre energia per il fondo;
15-10-12. Le fonti proteiche di origine vegetale;
08-10-12. Come aumentare la forza e la massa muscolare?
01-10-12. Il sovrallenamento: come evitarlo, come gestirlo;
02-09-12. Quando l'estate finisce è tempo di maratone;
28-08-12. Zeoliti, acido lattico e performance;
28-06-12. Maratona e alimentazione: una strategia da pianificare con cura;
22-02-12. Migliorare l'esplosività con l'uso della creatina;
15-12-11. Respirare bene per correre meglio;
02-11-11. L'idratazione nei lunghi del podista;
26-08-11. Le strategie per un buon recupero nel running;
08-07-11. La gestione dello sforzo, pensare bene e contare fino a dieci;
24-06-11. Correre in primavera:affrontare i primi caldi;
10-06-11. Il massaggio: ottima strategia di recupero post esercizio;
27-09-10. La stagione delle maratone;

lunedì 24 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), ore 09:30. 1200 mt + 1000 mt + 800 mt. Recupero 3'.


Allenamento mattutino (09:30) nella pista di atletica Santoru a Cagliari in compagnia di Diego. 

Temperatura di 28° (percepita 31) umidità 65% sole intenso e vento quasi assente. 

Ripetute sui 1200 + 1000 + 800 mt con recupero di 3'00".

Questi i tempi raggiunti:

1200 mt in 4'23" (3'39" a km);

1000 mt in 3'28"7:

800 mt in 2'50"5 (3'33").

 

venerdì 21 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 21/08/26. 2000 mt + 600 mt.

Allenamento poco dopo le ore 09:00 nella pista del Campo Santoru a Cagliari in compagnia di Diego.

Temperatura di poco sopra i 30° con debole sole con una umidità intorno al 50%. 

Oggi un lavoro sui 2000 mt seguito da un 600 mt. 

Nel 2000 ho cercato di mantenere una velocità costante su 1'30" a giro con i seguenti parziali: 1° giro: 1'29"; 2°: 1'33"; 3°: 1'30"; 4°: 1'29"; 5°: 1'27" con un totale di 7'28" a una media di circa 3'44". 

Nel 600 sono andato tranquillo nei primi 400 mt per poi aumentare il passo negli ultimi 200 mt. Tempo impiegato 2'03" a una media a km di 3'25". 

lunedì 17 agosto 2026

Correre con Armando Xaxa. Atleta non vedente.

 


Nel lungo percorso della mia esperienza nella corsa, durato circa trent’anni, c’è stato un periodo particolare che ricordo ancora oggi con grande piacere e, soprattutto, con una certa emozione. È stato il periodo in cui ho avuto il privilegio di accompagnare in allenamento e in gara un carissimo amico non vedente, Armando Xaxa.

La nostra esperienza insieme è durata circa cinque anni, dal 2011 al 2016, e mi ha permesso di vivere un periodo fatto di passione, dedizione e sacrificio, mettendomi a disposizione di un amico che, senza un accompagnatore, non avrebbe avuto la possibilità di partecipare alle gare ufficiali di atletica.

A distanza di dieci anni, quei momenti sono ancora vivi nella mia memoria e oggi voglio condividere con voi alcuni ricordi di quella splendida esperienza.


Io e Armando abbiamo disputato insieme ben 18 gare ufficiali FIDAL, legati l’uno all’altro da un semplice cordino, ma soprattutto da tanta fiducia e da tanto coraggio. Di alcune di queste gare ho scritto anche un resoconto, raccontando le sensazioni e le impressioni vissute durante la competizione. Alcuni episodi, a distanza di anni, sono diventati dei ricordi davvero curiosi e piacevoli da ripercorrere.

Con Armando c’è sempre stato un ottimo rapporto di amicizia. Io avevo circa sette anni più di lui e, soprattutto, alle spalle già quindici anni di esperienza agonistica nell’atletica. Sentivo una grande passione per quello che facevo e trovavo il tempo non solo per allenare me stesso, ma anche per allenare Armando.

In quel periodo, tra l’altro, ero spesso protagonista nelle gare della mia categoria e riuscivo frequentemente a ottenere buoni risultati. Nonostante ciò, non sentivo il bisogno di partecipare a tante gare esclusivamente per cercare la soddisfazione della vittoria. Preferivo correre insieme ad Armando. In qualche modo, la sua gara era diventata anche la mia.

Il nostro punto di riferimento per gli allenamenti era il parco di Molentargius. Spesso, il sabato mattina, passavo a prendere Armando davanti a casa sua, a Quartu Sant’Elena, e da lì ci trasferivamo al parco. In quegli ampi spazi riuscivamo ad allenarci anche senza utilizzare il cordino, muovendoci con maggiore libertà.


Delle 18 gare disputate insieme, nove sono state mezze maratone, mentre le altre nove erano gare su strada.

Una delle prime competizioni che affrontai con Armando fu il Campionato Italiano di Mezza Maratona per atleti diversamente abili, disputato a Cagliari il 2 ottobre 2011, in contemporanea con la Maratona di Cagliari.

In quella circostanza Armando si classificò terzo assoluto nella categoria T11 (totalmente ciechi), con il tempo di 1h41’45”, su un percorso che risultò più lungo di circa 600 metri rispetto ai canonici 21,097 km.

Nel corso delle nostre gare si sono verificate numerose situazioni particolari, alcune delle quali sono rimaste impresse nella mia memoria più di altre.

Una delle caratteristiche di Armando che apprezzavo maggiormente era la grinta che riusciva a tirare fuori soprattutto nella parte finale della gara. In diverse occasioni individuava già a metà percorso alcuni atleti come punto di riferimento. Da quel momento iniziava una sorta di sfida personale: gestire le energie, avvicinarsi progressivamente e poi cercare di superarli nel finale.

Il mio compito non era semplicemente quello di guidarlo attraverso il cordino. Dovevo avvisarlo in anticipo delle curve, delle eventuali difficoltà del terreno e di qualsiasi ostacolo potesse interferire con la sua corsa. Molto spesso gli comunicavo anche la posizione di atleti che conosceva perfettamente.

In base ai chilometri ancora da percorrere, alla distanza dall’arrivo e al distacco dagli atleti che ci precedevano, Armando decideva quando iniziare il recupero e quando tentare il sorpasso.

Quella era, per lui, la vera sfida nella sfida.


E devo ammettere che qualche volta, nonostante avessi una superiorità indiscussa nella corsa, Armando riusciva a costringermi a stringere i denti fino agli ultimi metri.

Una delle cose che soffriva maggiormente durante le gare era incontrare atleti che correvano davanti a noi senza fare nulla per favorire il nostro passaggio. Per quanto io potessi cercare di indirizzarlo da una parte o dall’altra del percorso, potevano capitare delle strettoie o altre situazioni che limitavano la sua libertà di movimento. In quei momenti Armando si innervosiva e rischiava di perdere l’orientamento.

Armando ha sempre avuto una discreta tecnica di corsa e, in tantissime gare, siamo riusciti a mantenere velocità decisamente interessanti. La maggior parte delle mezze maratone le abbiamo concluse tra 1h37’ e 1h41’. In alcune gare intorno ai 10 km riuscivamo a viaggiare senza problemi sotto i 4’30” al chilometro.

Posso garantirvi che accompagnare un atleta che dipende totalmente dal proprio guidatore richiede una concentrazione costante per tutta la durata della gara. Non ci si può distrarre neppure per un istante. Ogni curva, ogni ostacolo, ogni cambio di direzione e ogni atleta da superare possono diventare importanti.

Nel corso degli anni ci sono state anche alcune situazioni piuttosto critiche, che per fortuna si sono sempre risolte senza conseguenze.


Un episodio curioso è avvenuto durante la Mezza Maratona di Pula, il 20 gennaio 2013. In una curva a 90 gradi mi sono dimenticato di avvisare Armando e, inevitabilmente, ci siamo scontrati tra di noi. Per fortuna non abbiamo riportato conseguenze importanti, ma ancora oggi, ripensandoci, mi viene da sorridere.

Un altro episodio che ricordo benissimo è quello vissuto a Villacidro, durante la gara “Lago di Corsa” del 2 giugno 2013.

Era una gara corsa a un ritmo discreto e Armando riuscì a classificarsi decimo di categoria. Mancavano pochi chilometri all’arrivo e lui era in buone condizioni fisiche. Davanti a noi si prospettava un bel gruppetto di atleti che, in quella fase della gara, procedeva a un ritmo più lento del nostro.

Armando capì immediatamente che superarli non sarebbe stato semplice e cominciò a innervosirsi.

Io cercavo di avvertire gli atleti davanti a noi, invitandoli a lasciarci spazio. Qualcuno si spostava, qualcun altro invece sembrava non sentire.

A quel punto cercai anche di far rallentare Armando.

Niente da fare.

Lui continuava alla sua velocità, deciso a passare.

Il risultato fu che l’atleta davanti a noi rischiò di prendersi un bel calcio da dietro e riuscì a evitarlo soltanto all’ultimo momento.

Un episodio che, fortunatamente, si concluse senza conseguenze, ma che ancora oggi ricordo con un sorriso.

Ad Aritzo, il 22 luglio 2012, credo invece che abbiamo disputato la gara più spericolata in assoluto.

Si trattava di una mezza maratona con partenza e arrivo nel centro del paese, ma con una parte del percorso particolarmente difficile e impegnativa. Verso metà gara si transitava su un tratto sterrato fortemente impervio, con ai lati dei dirupi pericolosi e discese molto dure.

In quella circostanza avevo provato in tutti i modi a frenare la grinta di Armando, ma ben poco potevo fare.

Incurante dei miei consigli, era lui a dettare l’andatura. Si lanciava a tutta velocità nelle discese, nonostante il terreno fosse tutt’altro che agevole.

Io cercavo di controllare la situazione e, allo stesso tempo, di evitare che accadesse qualcosa.

Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile terminare quella gara senza che succedesse nulla.


Le gare nelle quali ho avuto maggiori difficoltà, soprattutto nella parte finale, sono state quelle di Quartu Sant’Elena del 16 settembre 2016 e di Carbonia del 7 aprile 2013.

In entrambe devo ammettere che Armando mi ha messo davvero a dura prova.

Per una lettura più dettagliata di queste due gare potete consultare i relativi resoconti: Quartu S.Elena e Carbonia.

Vi invito inoltre a leggere anche i resoconti di Aritzo e Villacidro, dove sono raccontati gli episodi che ho ricordato in precedenza.

Per chi fosse interessato, è disponibile anche il resoconto della Maratona di Cagliari del 2 ottobre 2011.

Che dire?

Le gare di Armando erano anche le mie.

Prima di ogni partenza dovevo concentrarmi e prepararmi mentalmente per essere il miglior accompagnatore possibile. Dovevo pensare a lui, al percorso, agli ostacoli, agli altri atleti, alle curve, al ritmo e a tutto ciò che poteva accadere durante la gara.

Solo dopo, se rimaneva spazio, pensavo anche alla mia corsa.

E forse è proprio questo l’aspetto più bello che mi ha lasciato quella esperienza.

Per alcuni anni ho corso non soltanto per me, ma anche per qualcun altro. Ho imparato che una gara non è fatta soltanto di tempi, classifiche e vittorie. A volte il risultato più importante è arrivare insieme, condividendo la fatica, la paura, la tensione, la gioia e quella straordinaria sensazione che si prova quando, finalmente, si taglia il traguardo.

Io e Armando correvamo legati da un semplice cordino.

Ma ciò che ci teneva veramente uniti era molto più forte.