lunedì 18 luglio 2016

Sport e disabilità. Intervista a Oscar De Pellegrin, atleta paraplegico.

Oscar De Pellegrin.
Il suo sogno? «Vorrei che Olimpia­di  e Paralimpiadi avessero un’uni­ca  cerimonia di apertura e di chiu­sura,  pur sviluppandosi in tempi di­versi  ». Chi parla è Oscar De Pellegrin, 50enne bellunese, diventato paraple­gico  dopo un drammatico infortunio sul lavoro: a 21 anni finì sotto un trat­tore  che stava guidando, procurandosi una lesione midollare.
Sei mesi dopo cominciava la sua nuova vita, da spor­tivo.  Dal 1992 a oggi, Oscar ha parte­cipato  a 6 Paralimpiadi, conquistan­do  ori individuali e a squadre, in due diverse specialità: il tiro a segno e il ti­ro  con l’arco. A Londra è stato il por­tabandiera  dell’Italia, così come nel­la  sua Belluno, nella cerimonia di a­pertura  del Campionato nazionale C­si  di atletica, e ha partecipato, poi, con il racconto della sua esperienza, alla serata associativa. Nell’anno in cui il Csi, ribadendo l’impegno concreto per i disabili, ha firmato una conven­zione  con la Fisdir, la Federazione pa­ralimpica  che si oc­cupa  di disabilità intellettiva e rela­zionale.  A Belluno, Andrea Poiatti, del­la  Polisportiva disa­bili  Valcamonica, con la misura di 160 cm nel salto il alto, ha firmato il nuovo record na­zionale  Fisdir.  Ma per uno sporti­vo  come De Pelle­grin  come è stato l’incontro con il C­si?  «Non lo cono­scevo  direttamente – afferma il cam­pione  paralimpico –: è stata una ma­nifestazione  che veramente merita. Nel Csi c’è sensibilità verso i disabili, il concetto dello sport per tutti non è solo un’enunciazione, ma c’è la capa­cità di fare sport insieme». Lo sport che cosa ha significato nella sua vita? «Dopo l’incidente, è stato il modo per riaccettarmi e per espri­mermi.  Direi che mi sono riappro­priato  della mia vita. Ed ho capito molte cose. Ad esempio che la disa­bilità  tocca gli occhi, tendendo ad e­scludere  ciò che si vede diverso, men­tre  uno andrebbe valutato per le sue abilità e le qualità in base alle risorse. Così si supera il concetto di disabilità: lo sport è un mezzo eccezionale per farlo. Prendiamo le Paralimpiadi: ne­gli  anni è cresciuta la convinzione che siamo atleti come tutti gli altri. Ora, come dicevo, sarebbe bello che non ci fossero due cerimonie d’apertura, ma una sola».  Lei fa molto per i disabili nello sport. «Ho capito che quando capita un incidente come il mio, o ti accetti e vai avanti o ti compiangi e ti perdi. Anche per rilanciare questi concet­ti,  lavoro molto nelle scuole. È un mio dovere dare una mano». E suo figlio Marcel? «Ho avuto difficoltà nell’ottenere l’adozione. È nato con un leggero handicap psicomotorio. Ma, ora, anche grazie allo sport, sta migliorando. A Belluno ha vinto 2 medaglie».

Testo inviatomi da Andrea Ferrero.

Nessun commento:

Posta un commento