venerdì 18 novembre 2016

Il mio infortunio dipende dalla corsa? Scritto da Samuele Graffiedi.


Definition

 Se siete dei corridori e avete dolore da qualche parte, ancor prima di chiedervi cosa dovete fare per guarire, la domanda che dovete farvi è: ”Il mio infortunio è veramente dovuto alla corsa?”.
Le regole per individuare un infortunio da corsa sono molto semplici e specifiche: vediamo la definizione di infortunio da corsa.
Un infortunio da corsa avviene quando corriamo. L’infortunio peggiora mentre corriamo, e si riduce se smettiamo di correre.

Vediamo qualche esempio.
Esempio1
Qualche mese fa ho trattato un corridore per una “pubalgia”
Intermezzo
Il termine pub-algia significa letteralmente dolore al pube, allo stesso modo in cui lomb-algia significa dolore alla schiena. Sono termini che descrivono un sintomo (cioè dove ho dolore; algia significa infatti dolore), più che dirmi qual è il problema. È come dire che ho dolore al petto: cosa devo fare per questo dolore? Dipende! Il dolore al petto può essere, infatti, causato da un problema al cuore, oppure da un problema di reflusso gastro-esofageo, oppure da un problema della pleura, o da un problema costale ecc. Per cui capite che le frasi che spesso il fisioterapista si sente rivolgere (anche al telefono): ”Ho mal di schiena, cosa devo fare?” , oppure “Ho la pubalgia, cosa devo fare?”, non hanno molto senso. La risposta è: Dipende! Come il medico vi visita per decidere se sono il cuore o lo stomaco o i polmoni, così il fisioterapista vi valuta per individuare, se possibile, cosa causa il vostro mal di schiena, o la vostra pubalgia. Se vi danno una risposta senza avervi valutato, il trattamento (e le probabilità di guarire) potrebbe essere l’analogo di prendere un gastroprotettore per un problema cardiaco.... not so good!
Fine intermezzo
Tornando al nostro runner, aveva dolore all’inguine e basso ventre che peggiorava correndo ma senza impedirgli di farlo, poi in qualche giorno di riposo migliorava, ma sempre facendosi sentire durante il lavoro o in certi movimenti particolari. Dopo 4-5 trattamenti e la relativa lenta ripresa, il dolore durante la corsa e i giorni successivi era sparito. Gli rimaneva però un leggero fastidio in certi movimenti particolari non riproducibili, che non peggioravano correndo, né miglioravano nei giorni successivi con il riposo. Il soggetto in questione aveva già avuto anni fa un intervento di ernia inguinale dalla parte opposta, e riconosceva il sintomo residuo come simile a quello di allora. Per cui si è recato dal chirurgo che infatti gli ha diagnosticato una piccola ernia inguinale di pertinenza chirurgica.
Guarda caso, qualche settimana dopo, un altro runner con pubalgia, ma sintomi più gravi, soprattutto al basso ventre che si diffondevano verso l’interno coscia, e  che inficiavano anche le attività della vita quotidiana (Stadio 3 della Scala di Wilk), tanto che aveva già smesso di correre di sua iniziativa. Dopo 5 sedute ha iniziato la ripresa della corsa, sfruttando il periodo di ripresa per correggere anche lo stile non molto efficiente: il dolore alla corsa o subito successivo era sparito, mentre prima anche una camminata gli creava fastidi per qualche tempo. Però continuava ad avere dolore alla manovra di Valsalva, cioè l’espirazione forzate a glottide chiusa: non è altro che la manovra che vi chiede di fare il medico per simulare di andare in bagno, una manovra che fate inconsciamente tante volte al giorno. E’ quello che fate ad esempio per fare gli addominali classici, o durante lo starnuto. Questo dolore non peggiorava con la corsa, ma soprattutto non migliorava con il riposo successivo.
Siccome un infortunio da corsa peggiora correndo, e migliora con il riposo, era probabile che fosse qualcos’altro a causare questo tipo di dolore: e infatti l’ecografia anche in questo caso ha rilevato un piccola ernia inguinale.
In entrambi questi casi il dolore al pube (la pubalgia) aveva quindi una doppia componente: quella muscoloscheletrica, causata dalla corsa, e quella dovuta all’ernia inguinale. Risolta la prima componente è stato possibile riprendere la corsa, ma rimaneva comunque la seconda. Si tratta comunque di casi particolari: solitamente l’ernia non c’è, e il dolore è solo muscoloscheletrico.
Esempio 2
Se ogni tanto soffrite di mal di schiena, può succedere che andando a correre durante il periodo più acuto il dolore peggiori, per poi diminuire con il riposo. Anche questo non è un infortunio da corsa, poiché soffrite già di lombalgia in maniera più o meno intermittente. In altre parole, la lombalgia l’avete già, la corsa ve la accentua soltanto. È come andare a correre con una frattura al piede: è chiaro che il dolore peggiora correndo, ma non è certo la corsa la causa dell’infortunio. Per cui prima guarite dal mal di schiena, e poi riprendete la corsa senza paure.
Samuele Graffiedi,  Fisioterapista

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