lunedì 17 agosto 2026

Correre con Armando Xaxa. Atleta non vedente.

 


Nel lungo percorso della mia esperienza nella corsa, durato circa trent’anni, c’è stato un periodo particolare che ricordo ancora oggi con grande piacere e, soprattutto, con una certa emozione. È stato il periodo in cui ho avuto il privilegio di accompagnare in allenamento e in gara un carissimo amico non vedente, Armando Xaxa.

La nostra esperienza insieme è durata circa cinque anni, dal 2011 al 2016, e mi ha permesso di vivere un periodo fatto di passione, dedizione e sacrificio, mettendomi a disposizione di un amico che, senza un accompagnatore, non avrebbe avuto la possibilità di partecipare alle gare ufficiali di atletica.

A distanza di dieci anni, quei momenti sono ancora vivi nella mia memoria e oggi voglio condividere con voi alcuni ricordi di quella splendida esperienza.


Io e Armando abbiamo disputato insieme ben 18 gare ufficiali FIDAL, legati l’uno all’altro da un semplice cordino, ma soprattutto da tanta fiducia e da tanto coraggio. Di alcune di queste gare ho scritto anche un resoconto, raccontando le sensazioni e le impressioni vissute durante la competizione. Alcuni episodi, a distanza di anni, sono diventati dei ricordi davvero curiosi e piacevoli da ripercorrere.

Con Armando c’è sempre stato un ottimo rapporto di amicizia. Io avevo circa sette anni più di lui e, soprattutto, alle spalle già quindici anni di esperienza agonistica nell’atletica. Sentivo una grande passione per quello che facevo e trovavo il tempo non solo per allenare me stesso, ma anche per allenare Armando.

In quel periodo, tra l’altro, ero spesso protagonista nelle gare della mia categoria e riuscivo frequentemente a ottenere buoni risultati. Nonostante ciò, non sentivo il bisogno di partecipare a tante gare esclusivamente per cercare la soddisfazione della vittoria. Preferivo correre insieme ad Armando. In qualche modo, la sua gara era diventata anche la mia.

Il nostro punto di riferimento per gli allenamenti era il parco di Molentargius. Spesso, il sabato mattina, passavo a prendere Armando davanti a casa sua, a Quartu Sant’Elena, e da lì ci trasferivamo al parco. In quegli ampi spazi riuscivamo ad allenarci anche senza utilizzare il cordino, muovendoci con maggiore libertà.


Delle 18 gare disputate insieme, nove sono state mezze maratone, mentre le altre nove erano gare su strada.

Una delle prime competizioni che affrontai con Armando fu il Campionato Italiano di Mezza Maratona per atleti diversamente abili, disputato a Cagliari il 2 ottobre 2011, in contemporanea con la Maratona di Cagliari.

In quella circostanza Armando si classificò terzo assoluto nella categoria T11 (totalmente ciechi), con il tempo di 1h41’45”, su un percorso che risultò più lungo di circa 600 metri rispetto ai canonici 21,097 km.

Nel corso delle nostre gare si sono verificate numerose situazioni particolari, alcune delle quali sono rimaste impresse nella mia memoria più di altre.

Una delle caratteristiche di Armando che apprezzavo maggiormente era la grinta che riusciva a tirare fuori soprattutto nella parte finale della gara. In diverse occasioni individuava già a metà percorso alcuni atleti come punto di riferimento. Da quel momento iniziava una sorta di sfida personale: gestire le energie, avvicinarsi progressivamente e poi cercare di superarli nel finale.

Il mio compito non era semplicemente quello di guidarlo attraverso il cordino. Dovevo avvisarlo in anticipo delle curve, delle eventuali difficoltà del terreno e di qualsiasi ostacolo potesse interferire con la sua corsa. Molto spesso gli comunicavo anche la posizione di atleti che conosceva perfettamente.

In base ai chilometri ancora da percorrere, alla distanza dall’arrivo e al distacco dagli atleti che ci precedevano, Armando decideva quando iniziare il recupero e quando tentare il sorpasso.

Quella era, per lui, la vera sfida nella sfida.


E devo ammettere che qualche volta, nonostante avessi una superiorità indiscussa nella corsa, Armando riusciva a costringermi a stringere i denti fino agli ultimi metri.

Una delle cose che soffriva maggiormente durante le gare era incontrare atleti che correvano davanti a noi senza fare nulla per favorire il nostro passaggio. Per quanto io potessi cercare di indirizzarlo da una parte o dall’altra del percorso, potevano capitare delle strettoie o altre situazioni che limitavano la sua libertà di movimento. In quei momenti Armando si innervosiva e rischiava di perdere l’orientamento.

Armando ha sempre avuto una discreta tecnica di corsa e, in tantissime gare, siamo riusciti a mantenere velocità decisamente interessanti. La maggior parte delle mezze maratone le abbiamo concluse tra 1h37’ e 1h41’. In alcune gare intorno ai 10 km riuscivamo a viaggiare senza problemi sotto i 4’30” al chilometro.

Posso garantirvi che accompagnare un atleta che dipende totalmente dal proprio guidatore richiede una concentrazione costante per tutta la durata della gara. Non ci si può distrarre neppure per un istante. Ogni curva, ogni ostacolo, ogni cambio di direzione e ogni atleta da superare possono diventare importanti.

Nel corso degli anni ci sono state anche alcune situazioni piuttosto critiche, che per fortuna si sono sempre risolte senza conseguenze.


Un episodio curioso è avvenuto durante la Mezza Maratona di Pula, il 20 gennaio 2013. In una curva a 90 gradi mi sono dimenticato di avvisare Armando e, inevitabilmente, ci siamo scontrati tra di noi. Per fortuna non abbiamo riportato conseguenze importanti, ma ancora oggi, ripensandoci, mi viene da sorridere.

Un altro episodio che ricordo benissimo è quello vissuto a Villacidro, durante la gara “Lago di Corsa” del 2 giugno 2013.

Era una gara corsa a un ritmo discreto e Armando riuscì a classificarsi decimo di categoria. Mancavano pochi chilometri all’arrivo e lui era in buone condizioni fisiche. Davanti a noi si prospettava un bel gruppetto di atleti che, in quella fase della gara, procedeva a un ritmo più lento del nostro.

Armando capì immediatamente che superarli non sarebbe stato semplice e cominciò a innervosirsi.

Io cercavo di avvertire gli atleti davanti a noi, invitandoli a lasciarci spazio. Qualcuno si spostava, qualcun altro invece sembrava non sentire.

A quel punto cercai anche di far rallentare Armando.

Niente da fare.

Lui continuava alla sua velocità, deciso a passare.

Il risultato fu che l’atleta davanti a noi rischiò di prendersi un bel calcio da dietro e riuscì a evitarlo soltanto all’ultimo momento.

Un episodio che, fortunatamente, si concluse senza conseguenze, ma che ancora oggi ricordo con un sorriso.

Ad Aritzo, il 22 luglio 2012, credo invece che abbiamo disputato la gara più spericolata in assoluto.

Si trattava di una mezza maratona con partenza e arrivo nel centro del paese, ma con una parte del percorso particolarmente difficile e impegnativa. Verso metà gara si transitava su un tratto sterrato fortemente impervio, con ai lati dei dirupi pericolosi e discese molto dure.

In quella circostanza avevo provato in tutti i modi a frenare la grinta di Armando, ma ben poco potevo fare.

Incurante dei miei consigli, era lui a dettare l’andatura. Si lanciava a tutta velocità nelle discese, nonostante il terreno fosse tutt’altro che agevole.

Io cercavo di controllare la situazione e, allo stesso tempo, di evitare che accadesse qualcosa.

Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile terminare quella gara senza che succedesse nulla.


Le gare nelle quali ho avuto maggiori difficoltà, soprattutto nella parte finale, sono state quelle di Quartu Sant’Elena del 16 settembre 2016 e di Carbonia del 7 aprile 2013.

In entrambe devo ammettere che Armando mi ha messo davvero a dura prova.

Per una lettura più dettagliata di queste due gare potete consultare i relativi resoconti: Quartu S.Elena e Carbonia.

Vi invito inoltre a leggere anche i resoconti di Aritzo e Villacidro, dove sono raccontati gli episodi che ho ricordato in precedenza.

Per chi fosse interessato, è disponibile anche il resoconto della Maratona di Cagliari del 2 ottobre 2011.

Che dire?

Le gare di Armando erano anche le mie.

Prima di ogni partenza dovevo concentrarmi e prepararmi mentalmente per essere il miglior accompagnatore possibile. Dovevo pensare a lui, al percorso, agli ostacoli, agli altri atleti, alle curve, al ritmo e a tutto ciò che poteva accadere durante la gara.

Solo dopo, se rimaneva spazio, pensavo anche alla mia corsa.

E forse è proprio questo l’aspetto più bello che mi ha lasciato quella esperienza.

Per alcuni anni ho corso non soltanto per me, ma anche per qualcun altro. Ho imparato che una gara non è fatta soltanto di tempi, classifiche e vittorie. A volte il risultato più importante è arrivare insieme, condividendo la fatica, la paura, la tensione, la gioia e quella straordinaria sensazione che si prova quando, finalmente, si taglia il traguardo.

Io e Armando correvamo legati da un semplice cordino.

Ma ciò che ci teneva veramente uniti era molto più forte.

domenica 16 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), 16/08/26. Ripetute (3 X 1000 mt) + (4 X 200 mt).


Allenamento a fine mattina (10,45) nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo circa 1050 mt.

Giornata molto calda con 34° all'ombra (percepita 37°) sole forte e leggera brezza da nord. 

Oggi 3 ripetute da 1000 mt con recupero di 3'00" seguite da 4 ripetute da 200 mt con recupero di 2'00".

Questi i parziali dei 1000 mt: 3'33"4; 3'33"2; 3'34"2 (media 3'34").



Questi i parziali dei 200 mt: 36"9; 37"8; 38"4; 36"4 (media 37"5). 

giovedì 13 agosto 2026

Marcello Chiapponi. Fisioterapista. La vitamina D.

Vitamina D: perché conta davvero per i muscoli (e cosa succede quando manca).

Muscoli che sembrano sempre un po' fiacchi anche quando non hai fatto niente di pesante, una forza nelle gambe che negli ultimi tempi non è più quella di una volta, le scale che ti pesano più di prima, una stanchezza di fondo che non riesci a spiegare e che attribuisci all'età o al lavoro.

Sono fastidi diversi tra loro, in apparenza scollegati, che tantissime persone si portano dietro per mesi pensando "sarà che invecchio", e che hanno spesso un punto in comune di cui si parla pochissimo: la vitamina D, e soprattutto quanta ne arriva davvero ai tuoi muscoli.

Sulla vitamina D gira parecchia confusione, perché quasi tutti la conoscono come "quella delle ossa", la associano al calcio e si fermano lì. Eppure è solo metà della storia, e per i muscoli è una metà che vale la pena conoscere. Oggi ti spiego in modo concreto cosa fa davvero la vitamina D per i muscoli, perché la carenza è molto più comune di quanto pensi, e quando ha senso correrla ai ripari.

☀️ NON È SOLO UNA VITAMINA: SI COMPORTA COME UN ORMONE (E PARLA DIRETTAMENTE AL MUSCOLO)

Qui c'è il punto che quasi nessuno racconta, e che ribalta l'idea comune. La vitamina D, nonostante il nome, non si comporta come una semplice vitamina: una volta attivata, gira nel corpo come un vero e proprio ormone, cioè come un messaggero che porta ordini precisi alle cellule. E tra le cellule che ricevono i suoi ordini ci sono proprio quelle dei muscoli.

Facciamo il viaggio, perché il meccanismo è davvero affascinante. Le fibre muscolari hanno sulla loro superficie dei recettori per la vitamina D, che sono come delle serrature: quando la vitamina D arriva, entra in quelle serrature e gira la chiave, e quella chiave accende dentro il muscolo i processi che lo tengono efficiente, reattivo e capace di esprimere forza. Senza quella chiave, il muscolo c'è, è lì, ma è come se gli mancasse il segnale per funzionare al meglio: hai i mattoni, ma manca chi dà l'ordine di metterli in moto.

Pensa a un grande impianto con tutte le luci montate e i cavi in ordine, ma con l'interruttore generale abbassato. Le lampadine sono perfette, non è rotto niente, eppure la stanza resta in penombra perché manca il segnale che accende tutto. Nel muscolo è la stessa identica cosa: quando la vitamina D scarseggia, l'interruttore resta abbassato, e per quanto tu abbia muscoli sani la forza che riesci a esprimere resta sotto le tue reali possibilità. Non è che il muscolo sia danneggiato, è che non sta ricevendo il comando per dare il meglio.

Ecco perché la vitamina D non riguarda soltanto le ossa: riguarda la forza, la funzione e la prontezza dei tuoi muscoli, ed è un aspetto che per anni è rimasto in secondo piano rispetto al solito discorso sul calcio.

🦴 PERCHÉ LA CARENZA È MOLTO PIÙ COMUNE DI QUANTO IMMAGINI

E qui arriva una cosa importante da capire, perché spiega perché tante persone vivono "a interruttore abbassato" senza saperlo. La vitamina D è particolare anche per come la otteniamo: a differenza delle altre, non la prendiamo quasi mai dal cibo, la fabbrichiamo soprattutto noi, con la pelle, quando prende il sole. È un piccolo laboratorio chimico che si attiva con la luce, e il problema è che quel laboratorio oggi lavora pochissimo.

Pensa a come passiamo le giornate: chiusi in casa o in ufficio, dietro a una finestra che blocca i raggi giusti, coperti dai vestiti per buona parte dell'anno, e per molti mesi sotto un cielo che il sole utile lo regala col contagocce. A questo si aggiunge un dettaglio fisiologico che pesa con gli anni, perché la pelle più matura produce vitamina D in modo meno efficiente di quella giovane, a parità di sole. Il risultato è che la carenza, o quantomeno un livello più basso del dovuto, è una condizione diffusissima, molto più di quanto la maggior parte delle persone sospetti.

E quando l'interruttore resta abbassato a lungo, le conseguenze sui muscoli ci sono e sono documentate. La carenza di vitamina D si associa a debolezza muscolare, e con il passare degli anni questo diventa un fattore che pesa parecchio: le rassegne scientifiche la collegano a un maggior rischio di sarcopenia, cioè la perdita di massa e di forza muscolare, e di conseguenza a una maggiore tendenza alle cadute e alla fragilità, soprattutto nelle persone più avanti con l'età. Non è un dettaglio estetico, è la differenza tra un corpo che resta saldo e autonomo e un corpo che diventa più incerto sulle gambe.

💊 LA PREMESSA ONESTA: SERVE SE PARTI DA UNA CARENZA, NON SE STRAFAI

Va detta una cosa con grande chiarezza, perché non voglio raccontartela come una pillola magica, e non lo è. La vitamina D, come integrazione, aiuta davvero soprattutto quando si parte da una carenza, cioè quando l'interruttore è effettivamente abbassato e tu glielo riporti su. È lì che fa la differenza vera.

Se invece i tuoi livelli sono già adeguati, prendere dosi alte non aggiunge benefici extra: il muscolo ha già ricevuto il suo segnale, e darne di più non lo rende super, semplicemente non serve. E va detto con altrettanta onestà che le "megadosi una tantum", la fiala gigante presa ogni tanto per mettersi in pari di colpo, non sono una buona idea: il corpo lavora meglio con un rifornimento sensato e costante che con uno strappo isolato. La logica giusta, insomma, è semplice e per niente eroica: controllare se c'è una carenza e correggerla, senza inseguire il "di più è meglio" che con la vitamina D non vale.

🥗 IN PRATICA: IL SOLE, IL POCO CHE C'È NEL PIATTO E I DUE COMPAGNI GIUSTI

Mettiamola sul concreto, perché è qui che la teoria incontra la vita reale. La fonte numero uno resta il sole sulla pelle, e quando puoi è giusto sfruttarlo. Ma siccome per gran parte dell'anno e della giornata il sole utile è poco, vale la pena sapere quel poco che troviamo nel cibo:

➡ il pesce grasso, come salmone, sgombro, aringhe e sardine, che è di gran lunga la fonte alimentare migliore

➡ il tuorlo d'uovo, che ne contiene una quota piccola ma reale

➡ alcuni alimenti fortificati, a cui la vitamina D viene aggiunta apposta

Il punto pratico è che, anche mettendo insieme tutte queste fonti, con il solo cibo è davvero difficile arrivare ai livelli che servono, perché gli alimenti che la contengono sono pochi e la quota è modesta. Ed è proprio per questo che in inverno, o quando l'esposizione al sole è scarsa, l'integrazione è spesso una scelta sensata e concreta, soprattutto se da un controllo emerge che parti da un livello basso.

Due dettagli pratici che fanno la differenza e che quasi nessuno ti dice. Il primo: la vitamina D è liposolubile, cioè si scioglie nei grassi, quindi viene assorbita molto meglio se la prendi insieme a un pasto che contiene un po' di grassi, e non a stomaco vuoto. Il secondo riguarda un compagno indispensabile, il magnesio: per attivare la vitamina D e trasformarla nella forma che il corpo usa davvero serve il magnesio come cofattore, cioè come l'attrezzo senza il quale il lavoro non parte. Puoi anche avere la vitamina D, ma se manca l'attrezzo giusto la trasformazione procede a rilento, ed è uno dei motivi per cui questi due vanno pensati insieme e non a compartimenti stagni.

Quando metti insieme tutte queste cose, cioè un livello adeguato, il momento giusto per assumerla e i suoi compagni al posto loro, la vitamina D smette di essere "quella delle ossa" e diventa una leva concreta anche per i muscoli. L'interruttore torna su, la forza ha di nuovo il suo segnale, e quel corpo che ti sembrava un po' spento ritrova la prontezza che pensavi di aver perso solo per via degli anni. 

martedì 11 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 10,30. Ripetute 4 X 800 mt media 2'54" (recupero 2'30") + 4 X 200 mt media 37"5 (rec. 2'00").


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Carpaccio, Giotto e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e scarso vento di scirocco. 

Questi i parziali delle 4 ripetute da 800 mt: 1° 800 mt in 2'53"2 (3'35" a km); 2° 810 mt in 2'49"2 (3'30" a km); 3° 810 mt in 2'57"3 (3'40"); 4° 800 in 2'53"7 (3'37"). Recupero 2'30". Media 2'54".

Queste i parziali delle 4 ripetute di 200 mt: 1° 200 mt in 40"45; 2° in 36"2; 3° in 37"8; 4° in 36"0. Recupero 2'00". Media 37"5.  

domenica 9 agosto 2026

Reattivi ed elastici, senza cronometro. Scritto da Orlando Pizzolato (Febbraio 2012).

Solo una cosa è per sempre, insinua un noto slogan quando c’induce ad associare la profondità dell’amore verso una persona con l’oggetto della ben nota pubblicità. La durezza del diamante evidenzia la sua inossidabile resistenza al passare del tempo.
Tutto il resto in natura è invece destinato a deperire, specialmente nel nostro corpo, sul quale i segni del tempo sono più o meno evidenti. Li possiamo rilevare dal deterioramento dei tessuti che alterano l’aspetto esteriore di una persona, un processo che fa impazzire i fanatici dell’estetismo. Noi podisti invece ci “disperiamo” per lo scadimento delle prestazioni atletiche. Da una parte quindi ci sono individui che vorrebbero essere come una statua di cera, perfetta ed immortale, ma immobile. Dall’altra invece ci sono i menefreghisti dell’estetica ma gli esaltati dall’efficienza fisica. Insomma, per alcuni meglio brutti ma veloci. Un’utopia per entrambi ovviamente, anche per chi sarebbe tentato d’invidiare Benjamin Button, pur di esprimere il massimo rendimento fisico all’approssimarsi della pensione. 

venerdì 7 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 11:00. Allenamento a piramide: 300+400+500+400+300. Recupero 3'.


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e vento di maestrale (22 km/h). Lavoro piramidale con distanze approssimative dove ho considerato la distanza rilevata dal Garmin. Questi i parziali: 300 mt in 58"4 (3'13 a km); 400 mt in 1'19"2 (3'20"); 510 mt in 1'39"2 (3'15"); 400 mt in 1'16"9 (3'14"); 320 mt in 57"6 (2'59"). Recupero tra le ripetute 3'.

mercoledì 5 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 04/08/26. Ripetute 4 X 400 mt a una media di 1'19". Recupero 2'30".


Allenamento serale (ore 19:00) nel campo di atletica Santoru consistente in 4 ripetute da 400 mt con recupero di 2'30". Temperatura intorno ai 30°, assenza di sole ma con una umidità altissima e leggero vento di ostro. Questi i parziali: 1° 400 in 1'19"1; 2° in 1'20"8; 3° in 1'18"9; 4° in 1'17"5. 

domenica 2 agosto 2026

Riepilogo partecipazione a gare di atletica ufficiali di Antonello Vargiu (sino al 31-07-2026).


Partecipazione a gare di atletica Fidal e UISP di Antonello Vargiu.

Oltre al numero di gare e le località dove ho gareggiato, per ciascun anno, ho riportato anche le posizioni di classifica in base alla propria categoria e le volte che sono salito sul podio per i primi tre posti. Per ogni gara è stata indicata la tipologia: strada (str.), cross (cro.) e pista (pis.).

venerdì 31 luglio 2026

Assemini, 31/07/26. Gara di 800 mt in 2'38"45 a 3'18" a km.


Gara nella pista di Assemini sugli 800 mt. Temperatura di 33° con leggera brezza da nord (15 km/h). Tempo impiegato 2'38"45. 

Partenza molto buona nei primi 200 mt con una media a km sui 3'14". Tenuta sui secondi 200 mt a una media di 3'18 sino a chiudere il primo 400 intorno a 1'16". Ottimo. 

Nel 2° 400 è successo un po' di tutto. Sostanziale tenuta per circa 150 mt a un ritmo di 3'20" per poi subire un crollo nei successivi 150 mt davvero imprevedibile dove sono sceso a una velocità media di 3'25". A nulla è servito l'allungo finale di poco meno di 100 mt dove invece ho recuperato secondi preziosi. Un secondo giro davvero sfortunato: 1'22". 

Peccato, se fossi riuscito a evitare quella crisi nella parte mediana del secondo giro avrei potuto anche sperare di battere il record sardo (2'32"78). Pazienza, proverò in un'altra occasione. 

F C Media 133 (max 157). Cadenza di corsa media 188 (max 215), Lunghezza media passo 1,57 mt. Tempo medio di contatto con il suolo 184 ms.   

martedì 28 luglio 2026

Campo di atletica Santoru (CA). 28/07/26. Ripetute 4 X 300 mt. Media 55". Recupero 2'.

Ripetute al Campo Santoru in compagnia di Diego. Temperatura 30° con sole intenso e discreta brezza di scirocco (22 km/h). Il lavoro di oggi consiste nel fare 4 ripetute da 300 mt con recupero di 2'. Ciascuna delle ripetute hanno distanze non coincidenti con i 300 mt in quanto in alcuni casi ho corso a fianco di Diego oppure, come nell'ultima, ho chiuso il tempo in ritardo. Per avere un dato più omogeneo ho considerato la velocità a km di ciascuna. 1^ ripetuta 310 mt in 55"2 (2'59" a km); 2^ 310 mt in 55"6 (3'00"); 3^ 300 mt in 56"7 (3'03"); 4^ 320 mt in 57"8 (3'03").   

lunedì 27 luglio 2026

Guasila, 25/07/26. Gara "3^ Corri e Cammina" e 1° Memorial Mino Boi. (La mia gara).

Partenza gara. Foto Tore Orru'.

Il mio paese.

È sempre con grande piacere che partecipo alle gare che si svolgono nel mio paese natio. Avendo vissuto a Guasila tutta la mia infanzia, considero un privilegio poter gareggiare nei luoghi dove giocavo da ragazzo. A distanza di circa 50 anni, ogni volta che vedo la grande chiesa che domina la parte più alta del paese, nasce dentro di me un'emozione intensa.

Parrocchia di Guasila (Foto Anto Cocco).

La gara.
Da qualche anno la società "Ampa Training", guidata dagli amici Fabrizio Serafini e Gisa Saba, organizza regolarmente gare di atletica. In passato i percorsi toccavano anche le campagne collinari fuori dal paese, mentre negli ultimi anni si preferiscono distanze più corte, all'interno del centro abitato.
In questa occasione gli organizzatori hanno abbinato la consueta manifestazione "Corri e Cammina" al primo "Memorial Mino Boi", un giovane che ha perso la vita pochi mesi fa e che era legato alla società di atletica guasilese.

Percorso sterrato (Foto Anto Cocco).

La logistica.

Il ritrovo è presso l'impianto sportivo dove sorgono il campo di calcio e la nuovissima pista di atletica. Il percorso di gara è lungo poco meno di 1,2 km, da ripetersi per 4 volte, con l'aggiunta di un primo giro di pista dopo la partenza: in totale circa 5,1 km. Dopo il giro di pista si esce dall'impianto per un breve tratto su asfalto (circa 400 mt, con una leggera salita), poi si passa su una sterrata di circa 250 mt prima di ricollegarsi alla pista.
Le gare iniziano alle 18:30 con le categorie giovanili, per arrivare a quella più numerosa, che riunisce uomini e donne delle categorie master, promesse, senior e assoluti.


Antonello Vargiu (Foto Arnaldo Aru).


Partenza gara.

Alle 19:15 parte la nostra gara. Spira un intenso vento di scirocco, la temperatura è sui 30° e il sole è quasi del tutto assente: rispetto ai giorni precedenti, correre in queste condizioni è quasi un sollievo. Siamo poco più di 70 al via, con netta prevalenza maschile.
Mi posiziono in prima fila, sul lato più esterno della pista, per avere spazio libero e partire con buona intensità. Gli stimoli sono tanti, dato che gareggio nel mio paese natale: qui ho spesso ottenuto risultati importanti, e anche stavolta ci tengo a fare una bella figura.


Passaggio dalla pista al cemento (Foto A. Aru).


Primo km.

Poche decine di metri dopo la partenza riesco a passare dalla 6^ corsia alla 2^, mentre già ai 100 mt trovo spazio in 1^ corsia e lo occupo subito. Per mantenere quella posizione dovrò tenere un ritmo piuttosto intenso. Il primo giro di pista ci riporta vicino al punto di partenza prima di uscire dal campo: da una rapida analisi mi trovo intorno alla 12^ posizione assoluta.
Dopo la pista morbida si affrontano alcune decine di metri di strettoia in cemento prima di immettersi sull'asfalto: il cambio di superficie — pista, cemento, asfalto — si sente subito. Segue un rettilineo di circa 100 mt fino a una breve salita di 40 mt che si fa sentire immediatamente. Per fortuna si svolta a sinistra su una strada dritta di circa 150 mt, dove l'unico problema è il vento da sud che ci prende in pieno. Un'altra svolta a sinistra segna la fine dell'asfalto e l'inizio dello sterrato, con una breve discesa. Proprio prima della curva successiva si chiude il primo km. Tempo: 3'50".

Tempo impiegato per km.

Secondo km.

Dopo un primo km intenso, la fatica inizia a farsi sentire. Nel punto di svolta, prima dei 150 mt di sterrato, mi volto leggermente per controllare la distanza dai possibili avversari di categoria: individuo la sagoma di Pietro Usai, in completo giallo, a circa 60 mt. Sullo sterrato il ritmo rallenta, per la stanchezza ma anche per il fondo, ricco di sabbia e leggere ondulazioni: vengo superato da alcuni atleti più veloci di me su questo tipo di terreno.
Alla fine dello sterrato una doppia curva a destra riporta in pista; poco prima ci si trova su un tratto di sola ghiaia, dove la spinta dei piedi perde efficacia. In poco più di un km abbiamo attraversato praticamente ogni tipo di terreno — pista, cemento, asfalto, sterrato, ghiaia. Non mi era mai capitato un percorso così vario: davvero interessante.
Si rientra per la seconda volta in pista, per circa 300 mt, accolti dal tifo del pubblico, sugli spalti e lungo il campo. L'intensità resta buona, anche se il ritmo non è più quello iniziale. All'uscita dal campo c'è il punto di ristoro, con un gruppo di ragazzi che invita gli atleti a bere: per ora preferisco non fermarmi. Si ripercorre tutta la strada asfaltata fino a poco prima dello sterrato, dove si chiude il 2° km. Tempo: 4'06".

Arrivo di Antonello Vargiu (Foto A. Aru).

Altri 3 km.
Il terzo km è quello di maggiore sofferenza. Vengo superato da almeno due atleti, ma riesco a mantenere un buon margine su Usai, che tengo d'occhio in due punti strategici: la curva a sinistra dello sterrato e la curva in pista dopo il rettilineo. 3° km: 4'10".
I due km successivi servono a consolidare la posizione: dietro di me gli ordini si sono ormai stabilizzati, e l'obiettivo diventa tenere il ritmo costante e curare al massimo la tecnica di corsa. 4° km: 4'05".
Con la posizione più tranquilla, riesco anzi ad alzare il ritmo. All'inizio del 5° km accetto volentieri un bicchiere d'acqua al volo, giusto per inumidire la bocca e rinfrescare il viso.

Premiazione SM65.

L'arrivo.

Ormai i giochi sono fatti: perfino la breve salita di 40 mt quasi non la sento più. Nella discesa dello sterrato cambio ancora ritmo, consapevole che mancano poco più di 500 mt al traguardo. Lascio dietro di me due atleti con cui avevo corso quasi mezza gara e spingo sulle gambe, sicuro che con quell'intensità sarei arrivato al meglio. 5° km: 3'58".
Gli ultimi 70 mt, a favore di vento, li percorro in una manciata di secondi (13").
Ottimo arrivo: primo di categoria SM65 e 17° assoluto su 72 atleti arrivati, con il tempo di 20'23" sui 5,07 km (media 4'01" al km). Secondo di categoria Pietro Usai, terzo Mario Melis.
Niente male per un atleta a due giorni dal 68° compleanno.
Ottimo terzo tempo con pizzette, dolci misti, fette di anguria e melone (e tanta birra). Tutto a volontà.

Grazie Fabri e Gisa.

domenica 26 luglio 2026

Guasila, 25/07/26. Gara "Corri e Cammina" 1° Memorial Mino Boi.

Va di scena a Guasila il 1° Memorial Mino Boi organizzato dalla Società Ampa Training capitanata da Fabrizio Serafini e Gisa Saba. La gara è di circa 5,2 km e consiste in 4 giri da affrontare all'interno della pista di atletica e nelle vie limitrofe. Temperatura 30° e vento intenso da sud. Dislivello complessivo 40 mt. Gli atleti giunti al traguardo sono 72 (stesso numero dell'anno scorso) e includevano uomini e donne contemporaneamente. Nel mio caso ho avuto un riscontro cronometrico di 5,07 km corsi in 20'23" a una media di 4'01" a km. Questi i parziali: 1° km in 3'50"; 2° in 4'06"; 3° in 4'10"; 4° in 4'05"; 5° in 3'58"; 70 mt in 14". F C Media 149 (max 157), potenza media watt 394 (max 515). Cadenza di corsa media 186 (max 203) lunghezza media passo 1,33 mt. Tempo medio di contatto con il suolo 215 ms. Ho chiuso la gara al 17° posto assoluto (lo scorso anno 19°) e primo di categoria. 2° Pietro Usai (20°) e 3° Mario Melis (24°).

mercoledì 22 luglio 2026

Campo di Atletica Santoru (Cagliari), 22/07/26. 6 X 200 mt. Media 38". Recupero 1'30".

Allenamento alle 09:30 nella pista del Campo Santoru a Cagliari. Sole intenso con temperatura oltre 30° e forte umidità. Il lavoro di oggi consiste nel fare 6 x 200 mt con recupero da fermo di 1'30". Questi i parziali: 1° 220 mt in 38"2 (2'53" a km); 2° 200 in 37"9 (3'13"); 3° 190 in 36"7 (3'12"); 4° 190 in 37"6 (3'14"); 5° 190 in 37"4 (3'12"); 6° 200 in 36"7 (3'05").  

martedì 21 luglio 2026

Correre con il caldo. Scritto da Fulvio Massini.

Basta aprire le pagine di un giornale, accendere la televisione, ascoltare la radio per scoprire che tutti vogliono metterci in guardia dal cambiamento di clima. Giusto! Noi gente di sport, non possiamo non essere attenti ai problemi che questa mutazione potrà creare, ma al tempo stesso vogliamo cercare di viverla in modo ottimale in funzione del tipo di attività fisica che ci piace praticare.

sabato 18 luglio 2026

Supplementazione e cibi fortificati: un po' di chiarezza. Scritto dal Dott. Andrea Deledda.

Non sono un grande tifoso degli integratori, in generale, e preferisco sempre ricorrere ai metodi naturali. Infatti spesso aiutano ad arrivare ad un livello superiore, ma poi per mantenere quel livello è necessario continuare a prenderli, e non si può per tutta la vita nutrirsi di pillole.
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza su cosa si può prendere e cosa evitare.
http://italianbody.it/

probiotici sono ormai riconosciuti come molto importanti. Infatti la nostra flora intestinale è così numerosa da poter essere considerata un organo a sé. È adeguato prenderli in seguito a cure antibiotiche e diarrea.
Recenti ricerche hanno dato risultati sorprendenti: la flora intestinale può influenzare il peso, la salute cardiometabolicaintestinalepersino l'umore e i disordini mentali, le malattie autoimmuni, le allergie. E chissà quanto altro. Insomma è fondamentale avere una corretta flora, può davvero far la differenza tra salute e malattia.

martedì 14 luglio 2026

Andature tecniche. Scritto da Gianluca De Luca*.

 Il capitolo "andature tecniche" merita un piccolo approfondimento, riguardo all'esecuzione delle stesse e dunque agli aspetti che vanno enfatizzati e gli errori che non devono essere commessi. In questo articolo cercherò di descrivere gli esercizi più diffusi, essendo decine le andature praticabili e potenzialmente infinite quelle che si possono inventare strumentalmente al raggiungimento di un obiettivo predeterminato.
L'andatura più nota e praticata (anche dai non "addetti ai lavori") è sicuramente lo skip corto, che i più esterofili conoscono col nome di High Knees.

domenica 12 luglio 2026

Il programma per i 1500 mt. secondo Albanesi.

1500 m (oppure il miglio, corrispondente a 1.609,344 m) sono la gara più corta che un runner che corre nello spirito del vivere meglio (cioè che usa la corsa per la sua salute) ha senso che prepari. Infatti, se nulla vieta di correre un 800 o un 400 m, preparare tali gare non è consigliabile perché l'allenamento richiesto sarebbe in netta controtendenza con la corsa di resistenza, quella che normalmente è detta fondo e alla quale sono da ascrivere gli effetti benefici sulla nostra salute.

giovedì 9 luglio 2026

Urzulei (OG), 06/07/26. Camminata da Ghenna'e Silana a "Su Gorropu". Andata e ritorno.

Inizio camminata.

Oggi è in programma un qualcosa di speciale. Io e Diego andiamo a visitare il canyon di "Su Gorropu". Per farlo occorre affrontare una camminata molto particolare, che vale molto di più di una semplice corsa.

Gorropu è tra i canyon più spettacolari e profondi d'Europa. Si tratta di una gola di origine erosiva, lunga un chilometro e mezzo, che segna il confine tra il territorio barbaricino di Orgosolo e quello ogliastrino di Urzulei.

Pinnetta.

Scavato nel tempo dalla forza del rio Flumineddu, che scorre per ampi tratti invisibile alla vista per poi riemergere magicamente in fresche cascatelle e pozze dove fare il bagno.

Leccio gigante.

Raggiungibile tramite un sentiero ben segnalato di circa 4,5 km, si scende dal passo di Ghenna'e Silana, situato a 1070 m s.l.m., fino all'ingresso del canyon, con un dislivello di circa 700 metri.

Ovviamente occorre essere minimamente attrezzati con abbigliamento tecnico, cappello, scarpe adatte e, soprattutto, acqua.

Cinghiale in pinnetta piccola.

La camminata di andata è quasi totalmente in discesa. Sostanzialmente è accessibile a tutti, però occorre prestare la giusta attenzione soprattutto nella parte finale, poco prima di accedere al rio Flumineddu.

Durante la discesa si possono ammirare alcune costruzioni denominate "Pinnettas", fatte in legno, usate in passato come rifugio dai pastori.

Mio bagno nella vasca.

Imponenti gli alberi del bosco, alcuni dei quali superano addirittura i 200 anni di vita. Lecci, tassi, ginepri e corbezzoli di dimensioni immense.

Risulta abbastanza probabile incontrare qualche esemplare della fauna barbaricina, soprattutto cinghiali. Noi ne abbiamo trovato uno che se ne stava beatamente a riposare dentro una piccola pinnetta.

Man mano che si scende, la vegetazione si fa sempre più fitta, per cui si cammina quasi costantemente all'ombra.

Zona verde del canyon.

Nel punto più basso, prima dell'ingresso al canyon, si arriva sul letto del fiume, dove l'acqua riaffiora da sottoterra andando a riempire vasche naturali in cui è possibile fare il bagno. Per dissetarsi è presente anche una sorgente potabile, segnalata da una bandiera della Sardegna.

L'ingresso al canyon è a pagamento (6 euro): vengono fornite informazioni di carattere generale e piccoli suggerimenti su come districarsi all'interno. Valgono sicuramente la spesa: il vero spettacolo inizia lì.

Parete canyon.

La prima parte, "verde", è adatta a tutti, anche se occorre comunque una buona mobilità. È la parte più lunga e ci porta nel cuore del silenziosissimo canyon.

Leggermente più difficile il percorso "giallo", ma sicuramente più bello e particolare. È abbastanza corto ma impegnativo, dove si cammina su grandi pietre o attraverso strette feritoie. Difficile, ma tutto sommato niente di estremo.

Particolare da una grotta del canyon.

Il 
percorso "rosso" è la parte più impegnativa, da affrontare solo con le guide. Qui occorre arrampicarsi su pareti con l'attrezzatura da alpinisti. Praticamente impossibile per noi comuni mortali.

Terminata la visita, è possibile ritornare a Ghenna'e Silana ripercorrendo lo stesso sentiero dell'andata, oppure risalire con l'aiuto di un transfer in jeep, prenotabile al punto informazioni all'ingresso del canyon.

Inizio zona rossa.

Noi abbiamo scelto la salita a piedi, e devo ammettere che non è stata per niente semplice. Nessun paragone tra ciò che appariva agevole la mattina, durante la discesa, e la risalita serale dopo un'intera giornata di cammino. Per fortuna avevamo ancora qualcosa da mangiare e buone riserve d'acqua.

Bosco fitto.

4,5 km di salita con 700 metri di dislivello hanno messo a dura prova anche due atleti come me e Diego.

Finalmente, una volta raggiunta Ghenna'e Silana, abbiamo potuto recuperare un po' di energie, anche se poi ci aspettava un viaggio di quasi tre ore per il rientro a Cagliari.

Giornata comunque memorabile.

Foto Antonello Vargiu e Diego Matta (Antonello in vasca).

martedì 7 luglio 2026

Dorgali, 05/07/26. Gara di 1500 mt su pista in 5'36"84.

Gara di 1500 mt nella pista di Dorgali alle ore 21:25. Tempo impiegato 5'36"84 a 3'44" di media a km. Temperatura di 27° e assenza di vento. F C Media 142 (max 156), potenza media 402 (max 506), cadenza di corsa media 182 (max 198), lunghezza media passo 1,40 mt. Tempo medio di contatto al suolo 206.  

giovedì 2 luglio 2026

Mulinu Becciu, 02/07/26. 10 X 300 mt. Media 59". Recupero 2'.


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi con 10 X 300 mt a una media di 59". Recupero di 2' con 200 mt a passo. Questi i parziali con indicato anche la media a km dato che i 300 mt sono stati corsi su percorso non misurato. 

1° 300 mt in 62"2 (3'26"); 2° 310 mt in 61"4 (3'18"); 3° 300 mt 59"2 (3'16"); 4° 310 mt in 58"9 (3'12"); 5° 300 mt in 61"9 (3'24"); 6° 300 mt in 61"2 (3'21"); 7° 310 mt in 61"7 (3'21"); 8° 300 mt in 58"4 (3'13"); 9° 300 mt in 56"7 (3'11"); 10° 310 mt in 59"3 (3'12").

Temperatura 31° con sole intenso. Vento da nord a 30 km/h.

martedì 30 giugno 2026

Cardedu (OG), 29/06/26. Da Marina di Cardedu a "Su Sirboni". Resoconto di un mio allenamento con foto.

Correre lungo il litorale tra la Marina di Cardedu e "Su Sirboni" regala una sequenza di bellezze naturali davvero mozzafiato. Stavolta, oltre a raccontarvi i miei soliti 10 km, vi accompagno anche con qualche fotografia, per farvi vivere con me ciò che i miei occhi hanno incontrato durante l'allenamento.

lunedì 29 giugno 2026

Cardedu, 29/06/26. Da Marina di Cardedu a Su Sirboni e viceversa. Km 10 in 45'46" a 4'34" a km.


Allenamento di 10 km con partenza dalla Marina di Cardedu sino a "Su Sirboni" e viceversa. Cinque km di andata e cinque di ritorno. Strada sul lungo mare molto panoramica. Temperatura intorno ai 35° con alta umidità e vento da sud est. Partenza quasi da fermo con i primi 3 km molto tranquilli mentre i restanti 7 km a andatura più intensa. 10 km in 45'46" a una media di 4'36". Dislivello di 78 mt, calorie consumate 671. F C Media 146 (max 162). Potenza media 353 (max 475). Cadenza di corsa media 179 (max 190). Lunghezza media passo 1,21 mt. Tempo medio di contatto con il suolo 235 ms.     

Cala Gonone (Dorgali), 27/06/26. Da Palmasera a Cala Fuili e viceversa. Km 6 in 29' a 4'49" a km.


Allenamento poco dopo le ore 16 lungo la strada che dal resort Palmasera conduce sino alla Cala Fuili. Si tratta di un percorso lungo circa 3 km con un dislivello totale di 90 mt e posizionato ad un certo livello sul mare tale da permettere la vista di una lunga parte della costa. Quota minima 20 slm (partenza resort) max 60. Temperatura di 36° all'ombra con leggera brezza da nord est. Partenza molto cauta nei primi 3 km di andata per poi andare in leggera progressione nei 3 km di rientro. Km 6 in 29'00". Questi i parziali: 1° km in 5'21"; 2° in 4'49"; 3° in 5'13"; 4° in 4'26"; 5° in 4'40"; 6° in 4'30". Media a km 4'49". F C Media 141 (max 160), potenza media 342 (max 445). Cadenza di corsa media 179 (max 193), lunghezza media passo 1,14 mt. Tempo medio di contatto con il suolo 240 ms. 

giovedì 25 giugno 2026

Mulinu Becciu, 25/06/26. 4 X 1 km con recupero 3'. Media 3'46".


Ripetute da 1 km fatte 4 volte nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Carpaccio, Giotto e Deliperi lungo 1060 mt. 

Temperatura di poco sopra i 30° con sole intenso e leggera brezza di scirocco. 

Il recupero tra le ripetute era di 3' a passo.

Questi i parziali: 1° km in 3'49"; 2° in 3'46"; 3° in 3'49"; 4° in 3'42". Media di 3'46". 

martedì 23 giugno 2026

Lo stretching visto da Fulvio Massini.

UN PO’ DI STORIA

Le origini sono orientali. Le filosofie orientali tendono infatti a considerare corpo e mente un tutt’uno. Inoltre deriva proprio da questi popoli lontani l’idea di concentrarsi sulle proprie sensazioni.
A Bangkok statue di 2000 anni rappresentano persone nell’atto di allungarsi. Nell’antica Cina in moltissimi praticavano l’allungamento. Alcuni modelli di esercizi sono stati ritrovati nello yoga indiano. Il pioniere dell’era “moderna” è stato Kabat ideatore della PNF (proprioceptive neuromuscolar facilitation), seguito poi da Bob Anderson, Jan Ekstrand. Holt nel 1971 rielaborò il metodo PNF arrivando alla nuova tecnica “Stretching per lo sport”  (www.aliensteam.it).

domenica 21 giugno 2026

Macomer, 21 giugno 2026 — gara su 800 metri: è in gioco il record sardo SM65.

Antonello Vargiu  Foto Diego Matta.

Giornata rovente, quella di Macomer. Centocinquanta chilometri da Cagliari, in compagnia di Diego, Mauro, Andrea e Francesca, per arrivare al campo d'atletica "Scalarba" proprio mentre le prime gare della giornata stanno già scaldando la pista. Davanti a me due ore da gestire con cura: prima il recupero dal lungo viaggio, poi, a circa un'ora dalla partenza, il riscaldamento. Sugli spalti, almeno, si respira un po' di sollievo: un'ampia tettoia ci ripara dal sole che già morde.

L'obiettivo della giornata ha un nome e una data precisi: il record sardo della categoria SM65, 2'41"80, scritto da Andrea Renzo Casula (classe 1940) a Sassari il 3 luglio 2005. Un primato che resiste da oltre vent'anni — niente di facile da scalfire.

A pochi minuti dal via, il termometro segna 34°C all'ombra, il sole è una lama, il vento appena percettibile soffia da sud. Start fissato per le 11:25. Ventuno atleti al via, ma nella mia categoria siamo in due soli: io e Giovanni Farru (CCRS Sorso), più giovane di due anni e in lizza insieme a me per il titolo regionale.

Tre batterie da sette atleti. Farru, privo di tempo di accredito, viene inserito nella prima; io, con il mio 2'42"16 — appena 36 centesimi sopra il record — corro nella seconda. Ma prima devo guardare lui.

E quello che vedo mi gela: 2'32"78. Un crono fuori da ogni previsione. In un istante il record passa nelle sue mani, e la distanza da colmare non è più di pochi centesimi: sono quasi dieci secondi.

Ci chiamano in pista. I primi 120 metri si corrono in corsia, poi il rientro in prima. Lo stato d'animo, lo ammetto, non è dei migliori: la sfida che mi aspetta ora è molto più dura di quella per cui ero venuto a gareggiare questa mattina. Ma ormai sono lì, sul punto di partenza, e l'unica cosa da fare è dare tutto quello che ho.

Lo sparo. La pista rossa brucia sotto un caldo che, percepito, sfiora i 37°C. Partenza controllata ma decisa. L'obiettivo è passare i 400 metri intorno a 1'18" — e già lì la fatica si fa sentire, dura e concreta.

Il tratto più crudele è quello tra i 400 e i 600 metri: è lì che la stanchezza ti aggredisce, è lì che si rischiano di perdere secondi preziosi, senza nessun avversario davanti con cui agganciarsi e dividere lo sforzo. Poi arrivano gli ultimi 200, i più importanti di tutti: quelli in cui non resta che spingere, spingere ancora, mentre dagli spalti l'incitamento si fa più forte. In quei metri non c'è spazio per pensieri: solo l'istinto di dare tutto ciò che resta.

Gli ultimi 60 metri sono un inferno. Le forze sembrano esaurite, eppure — chissà come — si trovano ancora. Poi, finalmente, il traguardo. Riesco a malapena a fermare il cronometro del Garmin. Il fiato è corto, le gambe cedono, qualche stretta di mano con chi è arrivato insieme a me. E poi la paura, quella vera, di guardare il tempo.

Io e Giovanni Farru a fine gara.

Verdetto provvisorio: 2'37". Non basta. Manca solo la conferma ufficiale. Arriva, pochi minuti dopo: 2'37"22. Sarebbe stato il nuovo record sardo SM65, se Giovanni Farru non si fosse presentato al via. Pazienza — ho dato tutto quello che avevo, e a volte basta guardarsi allo specchio per sapere di aver corso bene.

A complicare il weekend, anche un altro capitolo: il giorno prima, sabato 20 giugno, lo stesso Farru aveva gareggiato sui 1500 metri, portandomi via anche quel record — quello che avevo conquistato proprio a Macomer il 6 giugno con 5'13"71. Lui ha chiuso in 5'09"58. Onore a chi corre così.

Resta, comunque, la soddisfazione di aver firmato, alle soglie dei 68 anni, due tempi importanti su due distanze a cui mi sono dedicato solo negli ultimi mesi. La mia specialità resta un'altra: i 5000 metri, dove il 23 maggio a Misano Adriatico ho chiuso quarto a livello nazionale in 19'11".

Ho ancora un anno e mezzo per divertirmi in questa categoria, prima del salto di categoria nel 2028. Spero di arrivarci con le stesse gambe — e con la stessa fame — di oggi.

Il tempo sarà maestro...