mercoledì 16 settembre 2026

La corsa dal punto di vista di un atleta psicologo. Scritto da Matteo Simone (Corridori.net, 03-09-2008).

Perché uno corre?
Si inizia a correre per esempio perché invogliati da un amico, o su indicazione di un medico, o per partecipare a una corsa non competitiva.
Che succede dopo aver provato a correre?

In genere non si torna subito a correre perché la fatica ha lasciato il segno, ma, per pochi diventa un’occasione per fare qualcosa insieme, per stare con altri, per frequentare un gruppo, per stare all’aria, per tenersi in forma. Ci si incontra, si ha uno spazio e un tempo riservato, ci si interessa ai mondi altrui che piano piano si schiudono all’altro, si organizzano cene, viaggi.

domenica 13 settembre 2026

Mulinu Becciu, 13/09/26. Ore 15:40, 1000 + 600 + 400 mt. Recupero 4'.

Allenamento pomeridiano nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1060 mt. 

Temperatura di 29° con sole intenso e umidità del 50%, vento di scirocco a 24 km/h. 

Lavoro su 1000 + 600 + 400 con recupero di 4'. RPE 8.

Tempo impiegato: 1000 in 3'35"5; 600 in 2'03"0; 400 in 1'19"6. 

venerdì 11 settembre 2026

I miei ricordi di oltre 13 anni fa. Orvieto, 28-30 giugno 2013. Campionati Italiani Individuali su Pista Master.

Discreta partecipazione per gli atleti master sardi ai Campionati Italiani su pista disputati a Orvieto dal 28 al 30 giugno 2013. La rassegna nazionale dedicata agli “over 35”, organizzata dalla società Libertas Orvieto, ha fatto registrare numeri importanti: 1.440 atleti presenti, per un totale di 2.850 atleti-gara in rappresentanza di 372 società provenienti da tutta Italia.

Dopo una prima giornata caratterizzata da condizioni climatiche quasi autunnali, con pioggia leggera nelle ore serali, il meteo è migliorato nel corso del weekend, riportando temperature pienamente estive e toccando i 30 gradi nella mattinata di domenica 30 giugno.

Le tredici società sarde presenti si sono presentate con quasi cento atleti, conquistando complessivamente 34 medaglie: 7 ori, 12 argenti e 15 bronzi. A distinguersi maggiormente è stata l’Atletica San Giovanni di Sassari, capace di conquistare ben 12 medaglie, tra cui 2 ori e 2 argenti, tutte ottenute nel settore femminile.

A contrastare il predominio delle atlete sassaresi hanno contribuito gli uomini della Sulcis Carbonia, autori di due titoli italiani, dell’Atletica Selargius, che ha raccolto quattro argenti su cinque medaglie complessive, e della GS Atletica Olbia, con un argento e due bronzi. Importanti risultati anche per l’Ichnos Sassari, che ha conquistato quattro medaglie, tra cui un oro e un argento.

L’atleta isolana più titolata della manifestazione è stata la cagliaritana Nicoletta Dessì (F35, Amsicora Cagliari), protagonista con due medaglie d’oro nel salto in lungo e nel salto triplo, oltre a un argento nel giavellotto.

Tra i sette titoli italiani conquistati dagli atleti sardi spiccano anche le prestazioni di Giovanni Pau (M35, Sulcis Carbonia), dominatore della velocità con la vittoria nei 100 metri in 11”05 e nei 200 metri in 23”27.

Per l’Atletica San Giovanni sono arrivati gli ori di Mariangela Piga (F50), vincitrice del salto in lungo con 4,56 metri, e di Roberta Giordo (F40), prima classificata nel salto triplo con 10,18 metri. Il settimo oro porta invece la firma della sassarese Monica Zanda (F35, Ichnos Sassari), impostasi nei 5 km di marcia con il tempo di 31’35”98.

Tra gli argenti meritano una citazione particolare gli atleti capaci di salire più volte sul podio. In evidenza Mario Soru (M60, Atletica Selargius), autore di due medaglie d’argento individuali nei 200 e nei 400 metri, alle quali ha aggiunto un terzo argento nella staffetta 4x100 M60 insieme a Diana, Serra e Congia, chiusa in 53”50.

Tre medaglie anche per Piero Congia (M70, Atletica Selargius): argento nei 100 metri in 14”54, bronzo nei 200 metri in 31”16 e un ulteriore argento nella staffetta 4x100.

Doppietta d’argento inoltre per Simonetta Latte (F35, Atletica San Giovanni Sassari), seconda classificata nei 200 metri in 28”40 e nei 400 metri in 1’04”47, e per Nicola Piga (M45, Studium et Stadium Sassari), secondo nel getto del peso con 11,62 metri e nel lancio del disco da 2 kg con 34,59 metri.

Grande attenzione sugli spalti anche per la prova di Walter Molino (M35, GS Atletica Olbia), protagonista di una straordinaria gara negli 800 metri. Privo di accrediti significativi, Molino è stato inserito nella prima delle tre serie previste. Fin dai primi metri l’atleta olbiese ha imposto un ritmo elevato, transitando ai 300 metri intorno ai 42 secondi e passando ai 400 sotto il minuto e due secondi.

Nel secondo giro la sua azione si è fatta ancora più incisiva, attirando l’attenzione del pubblico e dello speaker, colpiti dalla determinazione e dalla qualità tecnica dell’atleta sardo. Walter Molino ha chiuso la prova in 2’01”89, tempo che gli è valso una prestigiosa medaglia d’argento. Il titolo italiano è andato a Enea Zampini con 2’00”50, mentre il bronzo è stato conquistato dal compagno di squadra Gianluca Derosas in 2’03”61. Da sottolineare inoltre che il giorno precedente Molino aveva già conquistato il bronzo nei 1500 metri con il tempo di 4’09”98.

Per quanto riguarda le mie prove personali (Antonello Vargiu M55, Amsicora Cagliari), il bilancio è stato positivo solo in parte. Nei 5000 metri del 28 giugno, dopo un avvio brillante e un buon ritmo mantenuto per circa due chilometri, ho perso terreno nella fase centrale della gara, riuscendo comunque a difendere il quinto posto finale in 18’10”, su 20 atleti partenti.

Il giorno successivo, nei 1500 metri, la fatica accumulata si è fatta sentire:  sono riuscito a chiudere la gara in 4’55”70, classificandomi ottavo su 14 concorrenti.

mercoledì 9 settembre 2026

Colle San Michele (CA), 09/09/26. 6 X 400 mt. Recupero 2'30". Media 1'23".

Allenamento nel rettilineo ai piedi del Colle San Michele con 6 ripetute da 400 mt. 

Temperatura intorno ai 35° con un sole intenso e leggero vento di scirocco.

Questi i parziali: 1° 400 mt in 1'19"2; 2° in 1'25"9; 3° in 1'21"7; 4° in 1'23"3; 5° in 1'22"3; 6° in 1'21"7.

Media 1'22"4. Recupero 2'30". 

lunedì 7 settembre 2026

Bolzano, 05/09/26. La mia gara al Trofeo delle Regioni.

Rappresentativa Sardegna.

A Bolzano quest’anno va in scena il 10° anniversario del Trofeo delle Regioni, una manifestazione alla quale partecipano 14 regioni italiane, tra cui anche la Sardegna. Per la rappresentativa isolana si tratta del quarto anno consecutivo di partecipazione.

Tutte le gare si svolgono nell’arco di un’unica giornata, sabato 5 settembre 2026: otto le gare di corsa, due quelle dei salti e due quelle dei lanci.

Io dovrò affrontare la gara dei 3000 metri, con partenza prevista inizialmente alle ore 15:00.

Antonello Vargiu

L’attesa

Intorno alle 14:00 comincio a muovermi con una corsa lentissima. Non sapendo ancora in quale delle due batterie sarò inserito, preferisco comunque iniziare a prepararmi, visto che è necessario presentarsi alla call-room 20 minuti prima della partenza.

Alterno esercizi di mobilità ad esercizi di andatura sotto un sole davvero cocente. La temperatura è di 32°, ma quella percepita sembra ancora più alta. Purtroppo non ci sono posti all’ombra e quindi bisogna arrangiarsi come si può.

Finalmente vengo a sapere che correrò nella seconda batteria. Per me, quindi, la gara si sposta di almeno 20 minuti.

Continuo la preparazione con una sessione di corsa in leggera progressione, cercando di mantenermi sempre ben idratato utilizzando una fontanella di acqua fresca.

Nel frattempo ne approfitto per assistere alla gara dei 3000 femminili e fare il tifo per le nostre atlete della Sardegna. Sta di fatto che al ritardo della mia partenza, dovuto alla seconda batteria, si aggiunge anche il ritardo accumulato nello svolgimento delle gare.

Ormai, però, sono entrato nella fase del pre-gara e procedo con gli allunghi.

Alle 14:40 mi presento alla call-room, più che altro per cercare riparo dal sole, ma nel frattempo i tempi sono decisamente cambiati. Poco dopo le 15:00 finalmente passiamo all’appello, con tanto di controllo della carta d’identità, e ci fanno entrare in campo.

Nella mia batteria ci saranno tutti gli atleti senza accredito, tra cui anche io, insieme a quelli con tempi di accredito piuttosto scadenti.

Tra il ritardo delle gare e la lunghissima procedura di presentazione, finalmente ci prepariamo a partire.

Sono le 15:55.

Dopo quasi due ore di attesa e di movimento, finalmente ci siamo.

La mia gara

Non conosco il valore degli atleti che ho al mio fianco, dato che la maggior parte è senza accredito. Dovrò quindi cercare di fare la mia gara, sperando di trovare qualcuno che possa viaggiare più o meno sui miei stessi livelli.

L’obiettivo che mi sono prefissato è quello di portare a casa un quantitativo di punti vicino a 800, che corrisponde a un tempo di gara intorno agli 11’10”.

D’altronde, qualche tempo fa, nel circuito vicino a casa, avevo corso un 3000 in 11’30”.

Ci siamo.

Ai vostri posti… pronti… via!

I primi passi della tanto attesa gara sono soprattutto liberatori. E, lo ammetto, c’è anche una certa dose di rabbia: da circa due ore sono in movimento e ho già macinato diversi chilometri.

Siamo un gruppo di 12 atleti, tra cui anche due SM35 che promettono battaglia.

Le prime sensazioni, però, non sono molto positive. Mi trovo accanto a un atleta siciliano decisamente più giovane di me e cerco di tenere per un po’ il suo ritmo. È un’andatura che non mi soddisfa, per cui decido di superarlo e di cercare il mio passo.

Davanti a me c’è già un distacco abbastanza ampio dagli altri avversari.

Le gambe, però, non rispondono come vorrei.

Preferisco non forzare e aspettare il passaggio al primo chilometro per capire meglio a quale ritmo sto viaggiando.

1° km: 3’45”.

Non è tanto il tempo a lasciarmi perplesso, quanto la spinta delle gambe, che non è quella che avrei auspicato.

Non c’è niente da fare. Sono l’unico atleta della rappresentativa sarda e quindi la gara deve arrivare al termine nelle migliori condizioni possibili.

Rallento leggermente per dare un po’ di ristoro al corpo e, inevitabilmente, vengo nuovamente superato dal siciliano.

A questo punto decido di lasciare fare l’andatura a lui e cerco semplicemente di rimanergli attaccato.

2° km: 3’57”.

Ormai mancano due giri e mezzo.

Qualcosa ho recuperato in termini di energia e allora penso: perché non provare a spingere fino alla fine?

Cambio ritmo e cerco di raggiungere l’unico avversario che ho ormai a portata di mano.

Quando mi affianco, noto immediatamente un gesto di reazione. Quasi mi spinge con la mano per impedirmi di completare il sorpasso.

Caspita! Una cosa del genere non mi era mai capitata.

Cerco di allargarmi pur di superarlo, ma lui non molla e, con tutte le sue forze, riprende la sua posizione.

Niente da fare.

In fondo, però, penso che se continua a tenere quel ritmo potrebbe andarmi anche bene.

A quel punto siamo praticamente fianco a fianco fino all’arrivo, con meno di un secondo di differenza tra noi e con un ritmo decisamente migliore rispetto al secondo chilometro.

3° km: 3’48”.

Taglio il traguardo.

Tempo finale: 11’30”20, alla media di 3’50” al chilometro.

Il risultato

In base alla mia categoria, SM65, e al tempo conseguito, maturo un punteggio di 750 punti, piazzandomi 4° sui 12 atleti della seconda batteria.

Complessivamente arrivo 12° su 26 atleti che hanno portato a termine i 3000 metri.

Tutto sommato posso ritenermi soddisfatto di come sono andate le cose, anche se, considerando gli allenamenti sostenuti durante il mese di agosto, le aspettative erano leggermente più ottimistiche.

Ma forse il risultato più importante non è scritto sul cronometro.

Ho condiviso una bellissima esperienza con persone simpatiche e disponibili e ho avuto l’opportunità di conoscere atleti di livello nazionale, davvero forti.

Sono esperienze che, a 68 anni, fanno particolarmente piacere.

E alla fine, più del tempo e del piazzamento, rimane la soddisfazione di essere ancora lì, sulla linea di partenza, con il cuore che batte forte e la voglia di mettersi alla prova.

Perché finché c’è voglia di correre, c’è ancora una gara da vivere.

domenica 6 settembre 2026

Bolzano, 06/09/26. Gara di 3000 mt al Trofeo delle Regioni Master in pista .

Gara nella pista di Bozano per il Trofeo delle Regioni con la partecipazioni di 14 regioni.  

La Sardegna è arrivata 11^ con l'8° posto degli uomini e il 10° posto delle donne. Le due staffette sarde maschili, 4 x 100 e 4 x 400 mt, hanno conquistato il record nazionale entrambi nella categoria SM45 con i rispettivi tempi di 45"54 e 3'42"13. 

In quanto alla mia gara ho corso il 3000 in 11'30"20 arrivando 12° su 26 atleti partecipanti con la conquista di 750 punti (1° tra i 3 atleti SM65 classificati). Ho gareggiato alle ore 15:55 con una temperatura di 32° (percepita 35°). Questi i parziali: 1° km in 3'45"; 2° in 3'57"; 3° km in 3'48". Media 3'50" a km. FC Media di 152 (max 161), potenza media 387 (max 480), cadenza di corsa media 187 e lunghezza media passo 1,37 mt.

martedì 1 settembre 2026

Mulinu Becciu (CA), 01/09/26. 4 X 300 mt (recupero 2'30").

Allenamento serale a Mulinu Becciu tra le vie Setzu e Binaghi. 

Temperatura alta, 33° con percepita 36, con tasso di umidità intorno al 60%. 

Questi i parziali dei 300 mt: 1° in 1'02"1; 2° in 58"4; 3° in 58"8; 4° in 57"0. Media 59".

sabato 29 agosto 2026

Elmas (CA), 29/08/26. Ore 18:00, raduno tecnico rappresentativa sarda per Torneo delle Regioni.


Al campo di atletica di Elmas alle ore 18:00 è previsto il raduno della rappresentativa sarda per la partecipazione al Torneo delle Regioni che avrà luogo a Bolzano il 05/09/26. I quella circostanza io mi dovrò confrontare con gli atleti master delle altre regioni italiane nella distanza di 3000 mt in pista. Durante il raduno ho fatto un allenamento consistente in 3 ripetute da 800 mt con recupero di 3'00". Per lo svolgimento dell'allenamento ho avuto il contributo molto importante del responsabile sardo del settore tecnico del mezzofondo Ferdinando Vicari. Questi i parziali: 1° 800 in 2'57"; 2° in 2'55"; 3° in 2'53".  

mercoledì 26 agosto 2026

Su Planu (Selargius), 26/08/26. Ore 11:30. 7 km lenti in 38'31" a 5'30" a km.


Allenamento lento di 7 km a due passi da casa sotto un sole molto intenso. 

Temperatura 34°5 (percepita 39°) con umidità del 65% e leggera brezza di scirocco. 

Dislivello positivo di 110 mt.

Partenza 1° km 6'10", ultimo a 4'48". Media dei 7 km 5'30" a km.

FC Media 137 (max 162), potenza media 291 (max 414), cadenza di corsa media 175 pam (max 191), lunghezza media passo 1,03 mt, tempo medio di contatto con il suolo 255 ms.

martedì 25 agosto 2026

I post su "Ethic Sport Blog".

08-04-13. L'integrazione per l'Ironman, a cura della dr.sa Sara Canu;
01-04-13. Carboidrati a basso indice glicemico e lucidità mentale;
25-03-13. Le articolazioni e lo sport. Come prendersi cura delle proprie articolazioni;
11-03-13. Gestire l'integrazione alimentare in gara;
04-03-13. Le verdure;
24-02-13. L'influenza degli alimenti sugli ormoni;
04-02-13. La frutta;
28-01-13. Integrare con la glutammina. Perché?
26-11-12. Le regole basilari per un recupero efficace e per una resa ottimale;
12-11-12. Come avere sempre energia per il fondo;
15-10-12. Le fonti proteiche di origine vegetale;
08-10-12. Come aumentare la forza e la massa muscolare?
01-10-12. Il sovrallenamento: come evitarlo, come gestirlo;
02-09-12. Quando l'estate finisce è tempo di maratone;
28-08-12. Zeoliti, acido lattico e performance;
28-06-12. Maratona e alimentazione: una strategia da pianificare con cura;
22-02-12. Migliorare l'esplosività con l'uso della creatina;
15-12-11. Respirare bene per correre meglio;
02-11-11. L'idratazione nei lunghi del podista;
26-08-11. Le strategie per un buon recupero nel running;
08-07-11. La gestione dello sforzo, pensare bene e contare fino a dieci;
24-06-11. Correre in primavera:affrontare i primi caldi;
10-06-11. Il massaggio: ottima strategia di recupero post esercizio;
27-09-10. La stagione delle maratone;

lunedì 24 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), ore 09:30. 1200 mt + 1000 mt + 800 mt. Recupero 3'.


Allenamento mattutino (09:30) nella pista di atletica Santoru a Cagliari in compagnia di Diego. 

Temperatura di 28° (percepita 31) umidità 65% sole intenso e vento quasi assente. 

Ripetute sui 1200 + 1000 + 800 mt con recupero di 3'00".

Questi i tempi raggiunti:

1200 mt in 4'23" (3'39" a km);

1000 mt in 3'28"7:

800 mt in 2'50"5 (3'33").

 

venerdì 21 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 21/08/26. 2000 mt + 600 mt.

Allenamento poco dopo le ore 09:00 nella pista del Campo Santoru a Cagliari in compagnia di Diego.

Temperatura di poco sopra i 30° con debole sole con una umidità intorno al 50%. 

Oggi un lavoro sui 2000 mt seguito da un 600 mt. 

Nel 2000 ho cercato di mantenere una velocità costante su 1'30" a giro con i seguenti parziali: 1° giro: 1'29"; 2°: 1'33"; 3°: 1'30"; 4°: 1'29"; 5°: 1'27" con un totale di 7'28" a una media di circa 3'44". 

Nel 600 sono andato tranquillo nei primi 400 mt per poi aumentare il passo negli ultimi 200 mt. Tempo impiegato 2'03" a una media a km di 3'25". 

lunedì 17 agosto 2026

Correre con Armando Xaxa. Atleta non vedente.

 


Nel lungo percorso della mia esperienza nella corsa, durato circa trent’anni, c’è stato un periodo particolare che ricordo ancora oggi con grande piacere e, soprattutto, con una certa emozione. È stato il periodo in cui ho avuto il privilegio di accompagnare in allenamento e in gara un carissimo amico non vedente, Armando Xaxa.

La nostra esperienza insieme è durata circa cinque anni, dal 2011 al 2016, e mi ha permesso di vivere un periodo fatto di passione, dedizione e sacrificio, mettendomi a disposizione di un amico che, senza un accompagnatore, non avrebbe avuto la possibilità di partecipare alle gare ufficiali di atletica.

A distanza di dieci anni, quei momenti sono ancora vivi nella mia memoria e oggi voglio condividere con voi alcuni ricordi di quella splendida esperienza.


Io e Armando abbiamo disputato insieme ben 18 gare ufficiali FIDAL, legati l’uno all’altro da un semplice cordino, ma soprattutto da tanta fiducia e da tanto coraggio. Di alcune di queste gare ho scritto anche un resoconto, raccontando le sensazioni e le impressioni vissute durante la competizione. Alcuni episodi, a distanza di anni, sono diventati dei ricordi davvero curiosi e piacevoli da ripercorrere.

Con Armando c’è sempre stato un ottimo rapporto di amicizia. Io avevo circa sette anni più di lui e, soprattutto, alle spalle già quindici anni di esperienza agonistica nell’atletica. Sentivo una grande passione per quello che facevo e trovavo il tempo non solo per allenare me stesso, ma anche per allenare Armando.

In quel periodo, tra l’altro, ero spesso protagonista nelle gare della mia categoria e riuscivo frequentemente a ottenere buoni risultati. Nonostante ciò, non sentivo il bisogno di partecipare a tante gare esclusivamente per cercare la soddisfazione della vittoria. Preferivo correre insieme ad Armando. In qualche modo, la sua gara era diventata anche la mia.

Il nostro punto di riferimento per gli allenamenti era il parco di Molentargius. Spesso, il sabato mattina, passavo a prendere Armando davanti a casa sua, a Quartu Sant’Elena, e da lì ci trasferivamo al parco. In quegli ampi spazi riuscivamo ad allenarci anche senza utilizzare il cordino, muovendoci con maggiore libertà.


Delle 18 gare disputate insieme, nove sono state mezze maratone, mentre le altre nove erano gare su strada.

Una delle prime competizioni che affrontai con Armando fu il Campionato Italiano di Mezza Maratona per atleti diversamente abili, disputato a Cagliari il 2 ottobre 2011, in contemporanea con la Maratona di Cagliari.

In quella circostanza Armando si classificò terzo assoluto nella categoria T11 (totalmente ciechi), con il tempo di 1h41’45”, su un percorso che risultò più lungo di circa 600 metri rispetto ai canonici 21,097 km.

Nel corso delle nostre gare si sono verificate numerose situazioni particolari, alcune delle quali sono rimaste impresse nella mia memoria più di altre.

Una delle caratteristiche di Armando che apprezzavo maggiormente era la grinta che riusciva a tirare fuori soprattutto nella parte finale della gara. In diverse occasioni individuava già a metà percorso alcuni atleti come punto di riferimento. Da quel momento iniziava una sorta di sfida personale: gestire le energie, avvicinarsi progressivamente e poi cercare di superarli nel finale.

Il mio compito non era semplicemente quello di guidarlo attraverso il cordino. Dovevo avvisarlo in anticipo delle curve, delle eventuali difficoltà del terreno e di qualsiasi ostacolo potesse interferire con la sua corsa. Molto spesso gli comunicavo anche la posizione di atleti che conosceva perfettamente.

In base ai chilometri ancora da percorrere, alla distanza dall’arrivo e al distacco dagli atleti che ci precedevano, Armando decideva quando iniziare il recupero e quando tentare il sorpasso.

Quella era, per lui, la vera sfida nella sfida.


E devo ammettere che qualche volta, nonostante avessi una superiorità indiscussa nella corsa, Armando riusciva a costringermi a stringere i denti fino agli ultimi metri.

Una delle cose che soffriva maggiormente durante le gare era incontrare atleti che correvano davanti a noi senza fare nulla per favorire il nostro passaggio. Per quanto io potessi cercare di indirizzarlo da una parte o dall’altra del percorso, potevano capitare delle strettoie o altre situazioni che limitavano la sua libertà di movimento. In quei momenti Armando si innervosiva e rischiava di perdere l’orientamento.

Armando ha sempre avuto una discreta tecnica di corsa e, in tantissime gare, siamo riusciti a mantenere velocità decisamente interessanti. La maggior parte delle mezze maratone le abbiamo concluse tra 1h37’ e 1h41’. In alcune gare intorno ai 10 km riuscivamo a viaggiare senza problemi sotto i 4’30” al chilometro.

Posso garantirvi che accompagnare un atleta che dipende totalmente dal proprio guidatore richiede una concentrazione costante per tutta la durata della gara. Non ci si può distrarre neppure per un istante. Ogni curva, ogni ostacolo, ogni cambio di direzione e ogni atleta da superare possono diventare importanti.

Nel corso degli anni ci sono state anche alcune situazioni piuttosto critiche, che per fortuna si sono sempre risolte senza conseguenze.


Un episodio curioso è avvenuto durante la Mezza Maratona di Pula, il 20 gennaio 2013. In una curva a 90 gradi mi sono dimenticato di avvisare Armando e, inevitabilmente, ci siamo scontrati tra di noi. Per fortuna non abbiamo riportato conseguenze importanti, ma ancora oggi, ripensandoci, mi viene da sorridere.

Un altro episodio che ricordo benissimo è quello vissuto a Villacidro, durante la gara “Lago di Corsa” del 2 giugno 2013.

Era una gara corsa a un ritmo discreto e Armando riuscì a classificarsi decimo di categoria. Mancavano pochi chilometri all’arrivo e lui era in buone condizioni fisiche. Davanti a noi si prospettava un bel gruppetto di atleti che, in quella fase della gara, procedeva a un ritmo più lento del nostro.

Armando capì immediatamente che superarli non sarebbe stato semplice e cominciò a innervosirsi.

Io cercavo di avvertire gli atleti davanti a noi, invitandoli a lasciarci spazio. Qualcuno si spostava, qualcun altro invece sembrava non sentire.

A quel punto cercai anche di far rallentare Armando.

Niente da fare.

Lui continuava alla sua velocità, deciso a passare.

Il risultato fu che l’atleta davanti a noi rischiò di prendersi un bel calcio da dietro e riuscì a evitarlo soltanto all’ultimo momento.

Un episodio che, fortunatamente, si concluse senza conseguenze, ma che ancora oggi ricordo con un sorriso.

Ad Aritzo, il 22 luglio 2012, credo invece che abbiamo disputato la gara più spericolata in assoluto.

Si trattava di una mezza maratona con partenza e arrivo nel centro del paese, ma con una parte del percorso particolarmente difficile e impegnativa. Verso metà gara si transitava su un tratto sterrato fortemente impervio, con ai lati dei dirupi pericolosi e discese molto dure.

In quella circostanza avevo provato in tutti i modi a frenare la grinta di Armando, ma ben poco potevo fare.

Incurante dei miei consigli, era lui a dettare l’andatura. Si lanciava a tutta velocità nelle discese, nonostante il terreno fosse tutt’altro che agevole.

Io cercavo di controllare la situazione e, allo stesso tempo, di evitare che accadesse qualcosa.

Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile terminare quella gara senza che succedesse nulla.


Le gare nelle quali ho avuto maggiori difficoltà, soprattutto nella parte finale, sono state quelle di Quartu Sant’Elena del 16 settembre 2016 e di Carbonia del 7 aprile 2013.

In entrambe devo ammettere che Armando mi ha messo davvero a dura prova.

Per una lettura più dettagliata di queste due gare potete consultare i relativi resoconti: Quartu S.Elena e Carbonia.

Vi invito inoltre a leggere anche i resoconti di Aritzo e Villacidro, dove sono raccontati gli episodi che ho ricordato in precedenza.

Per chi fosse interessato, è disponibile anche il resoconto della Maratona di Cagliari del 2 ottobre 2011.

Che dire?

Le gare di Armando erano anche le mie.

Prima di ogni partenza dovevo concentrarmi e prepararmi mentalmente per essere il miglior accompagnatore possibile. Dovevo pensare a lui, al percorso, agli ostacoli, agli altri atleti, alle curve, al ritmo e a tutto ciò che poteva accadere durante la gara.

Solo dopo, se rimaneva spazio, pensavo anche alla mia corsa.

E forse è proprio questo l’aspetto più bello che mi ha lasciato quella esperienza.

Per alcuni anni ho corso non soltanto per me, ma anche per qualcun altro. Ho imparato che una gara non è fatta soltanto di tempi, classifiche e vittorie. A volte il risultato più importante è arrivare insieme, condividendo la fatica, la paura, la tensione, la gioia e quella straordinaria sensazione che si prova quando, finalmente, si taglia il traguardo.

Io e Armando correvamo legati da un semplice cordino.

Ma ciò che ci teneva veramente uniti era molto più forte.

domenica 16 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), 16/08/26. Ripetute (3 X 1000 mt) + (4 X 200 mt).


Allenamento a fine mattina (10,45) nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo circa 1050 mt.

Giornata molto calda con 34° all'ombra (percepita 37°) sole forte e leggera brezza da nord. 

Oggi 3 ripetute da 1000 mt con recupero di 3'00" seguite da 4 ripetute da 200 mt con recupero di 2'00".

Questi i parziali dei 1000 mt: 3'33"4; 3'33"2; 3'34"2 (media 3'34").



Questi i parziali dei 200 mt: 36"9; 37"8; 38"4; 36"4 (media 37"5). 

giovedì 13 agosto 2026

Marcello Chiapponi. Fisioterapista. La vitamina D.

Vitamina D: perché conta davvero per i muscoli (e cosa succede quando manca).

Muscoli che sembrano sempre un po' fiacchi anche quando non hai fatto niente di pesante, una forza nelle gambe che negli ultimi tempi non è più quella di una volta, le scale che ti pesano più di prima, una stanchezza di fondo che non riesci a spiegare e che attribuisci all'età o al lavoro.

Sono fastidi diversi tra loro, in apparenza scollegati, che tantissime persone si portano dietro per mesi pensando "sarà che invecchio", e che hanno spesso un punto in comune di cui si parla pochissimo: la vitamina D, e soprattutto quanta ne arriva davvero ai tuoi muscoli.

Sulla vitamina D gira parecchia confusione, perché quasi tutti la conoscono come "quella delle ossa", la associano al calcio e si fermano lì. Eppure è solo metà della storia, e per i muscoli è una metà che vale la pena conoscere. Oggi ti spiego in modo concreto cosa fa davvero la vitamina D per i muscoli, perché la carenza è molto più comune di quanto pensi, e quando ha senso correrla ai ripari.

☀️ NON È SOLO UNA VITAMINA: SI COMPORTA COME UN ORMONE (E PARLA DIRETTAMENTE AL MUSCOLO)

Qui c'è il punto che quasi nessuno racconta, e che ribalta l'idea comune. La vitamina D, nonostante il nome, non si comporta come una semplice vitamina: una volta attivata, gira nel corpo come un vero e proprio ormone, cioè come un messaggero che porta ordini precisi alle cellule. E tra le cellule che ricevono i suoi ordini ci sono proprio quelle dei muscoli.

Facciamo il viaggio, perché il meccanismo è davvero affascinante. Le fibre muscolari hanno sulla loro superficie dei recettori per la vitamina D, che sono come delle serrature: quando la vitamina D arriva, entra in quelle serrature e gira la chiave, e quella chiave accende dentro il muscolo i processi che lo tengono efficiente, reattivo e capace di esprimere forza. Senza quella chiave, il muscolo c'è, è lì, ma è come se gli mancasse il segnale per funzionare al meglio: hai i mattoni, ma manca chi dà l'ordine di metterli in moto.

Pensa a un grande impianto con tutte le luci montate e i cavi in ordine, ma con l'interruttore generale abbassato. Le lampadine sono perfette, non è rotto niente, eppure la stanza resta in penombra perché manca il segnale che accende tutto. Nel muscolo è la stessa identica cosa: quando la vitamina D scarseggia, l'interruttore resta abbassato, e per quanto tu abbia muscoli sani la forza che riesci a esprimere resta sotto le tue reali possibilità. Non è che il muscolo sia danneggiato, è che non sta ricevendo il comando per dare il meglio.

Ecco perché la vitamina D non riguarda soltanto le ossa: riguarda la forza, la funzione e la prontezza dei tuoi muscoli, ed è un aspetto che per anni è rimasto in secondo piano rispetto al solito discorso sul calcio.

🦴 PERCHÉ LA CARENZA È MOLTO PIÙ COMUNE DI QUANTO IMMAGINI

E qui arriva una cosa importante da capire, perché spiega perché tante persone vivono "a interruttore abbassato" senza saperlo. La vitamina D è particolare anche per come la otteniamo: a differenza delle altre, non la prendiamo quasi mai dal cibo, la fabbrichiamo soprattutto noi, con la pelle, quando prende il sole. È un piccolo laboratorio chimico che si attiva con la luce, e il problema è che quel laboratorio oggi lavora pochissimo.

Pensa a come passiamo le giornate: chiusi in casa o in ufficio, dietro a una finestra che blocca i raggi giusti, coperti dai vestiti per buona parte dell'anno, e per molti mesi sotto un cielo che il sole utile lo regala col contagocce. A questo si aggiunge un dettaglio fisiologico che pesa con gli anni, perché la pelle più matura produce vitamina D in modo meno efficiente di quella giovane, a parità di sole. Il risultato è che la carenza, o quantomeno un livello più basso del dovuto, è una condizione diffusissima, molto più di quanto la maggior parte delle persone sospetti.

E quando l'interruttore resta abbassato a lungo, le conseguenze sui muscoli ci sono e sono documentate. La carenza di vitamina D si associa a debolezza muscolare, e con il passare degli anni questo diventa un fattore che pesa parecchio: le rassegne scientifiche la collegano a un maggior rischio di sarcopenia, cioè la perdita di massa e di forza muscolare, e di conseguenza a una maggiore tendenza alle cadute e alla fragilità, soprattutto nelle persone più avanti con l'età. Non è un dettaglio estetico, è la differenza tra un corpo che resta saldo e autonomo e un corpo che diventa più incerto sulle gambe.

💊 LA PREMESSA ONESTA: SERVE SE PARTI DA UNA CARENZA, NON SE STRAFAI

Va detta una cosa con grande chiarezza, perché non voglio raccontartela come una pillola magica, e non lo è. La vitamina D, come integrazione, aiuta davvero soprattutto quando si parte da una carenza, cioè quando l'interruttore è effettivamente abbassato e tu glielo riporti su. È lì che fa la differenza vera.

Se invece i tuoi livelli sono già adeguati, prendere dosi alte non aggiunge benefici extra: il muscolo ha già ricevuto il suo segnale, e darne di più non lo rende super, semplicemente non serve. E va detto con altrettanta onestà che le "megadosi una tantum", la fiala gigante presa ogni tanto per mettersi in pari di colpo, non sono una buona idea: il corpo lavora meglio con un rifornimento sensato e costante che con uno strappo isolato. La logica giusta, insomma, è semplice e per niente eroica: controllare se c'è una carenza e correggerla, senza inseguire il "di più è meglio" che con la vitamina D non vale.

🥗 IN PRATICA: IL SOLE, IL POCO CHE C'È NEL PIATTO E I DUE COMPAGNI GIUSTI

Mettiamola sul concreto, perché è qui che la teoria incontra la vita reale. La fonte numero uno resta il sole sulla pelle, e quando puoi è giusto sfruttarlo. Ma siccome per gran parte dell'anno e della giornata il sole utile è poco, vale la pena sapere quel poco che troviamo nel cibo:

➡ il pesce grasso, come salmone, sgombro, aringhe e sardine, che è di gran lunga la fonte alimentare migliore

➡ il tuorlo d'uovo, che ne contiene una quota piccola ma reale

➡ alcuni alimenti fortificati, a cui la vitamina D viene aggiunta apposta

Il punto pratico è che, anche mettendo insieme tutte queste fonti, con il solo cibo è davvero difficile arrivare ai livelli che servono, perché gli alimenti che la contengono sono pochi e la quota è modesta. Ed è proprio per questo che in inverno, o quando l'esposizione al sole è scarsa, l'integrazione è spesso una scelta sensata e concreta, soprattutto se da un controllo emerge che parti da un livello basso.

Due dettagli pratici che fanno la differenza e che quasi nessuno ti dice. Il primo: la vitamina D è liposolubile, cioè si scioglie nei grassi, quindi viene assorbita molto meglio se la prendi insieme a un pasto che contiene un po' di grassi, e non a stomaco vuoto. Il secondo riguarda un compagno indispensabile, il magnesio: per attivare la vitamina D e trasformarla nella forma che il corpo usa davvero serve il magnesio come cofattore, cioè come l'attrezzo senza il quale il lavoro non parte. Puoi anche avere la vitamina D, ma se manca l'attrezzo giusto la trasformazione procede a rilento, ed è uno dei motivi per cui questi due vanno pensati insieme e non a compartimenti stagni.

Quando metti insieme tutte queste cose, cioè un livello adeguato, il momento giusto per assumerla e i suoi compagni al posto loro, la vitamina D smette di essere "quella delle ossa" e diventa una leva concreta anche per i muscoli. L'interruttore torna su, la forza ha di nuovo il suo segnale, e quel corpo che ti sembrava un po' spento ritrova la prontezza che pensavi di aver perso solo per via degli anni. 

martedì 11 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 10,30. Ripetute 4 X 800 mt media 2'54" (recupero 2'30") + 4 X 200 mt media 37"5 (rec. 2'00").


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Carpaccio, Giotto e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e scarso vento di scirocco. 

Questi i parziali delle 4 ripetute da 800 mt: 1° 800 mt in 2'53"2 (3'35" a km); 2° 810 mt in 2'49"2 (3'30" a km); 3° 810 mt in 2'57"3 (3'40"); 4° 800 in 2'53"7 (3'37"). Recupero 2'30". Media 2'54".

Queste i parziali delle 4 ripetute di 200 mt: 1° 200 mt in 40"45; 2° in 36"2; 3° in 37"8; 4° in 36"0. Recupero 2'00". Media 37"5.  

domenica 9 agosto 2026

Reattivi ed elastici, senza cronometro. Scritto da Orlando Pizzolato (Febbraio 2012).

Solo una cosa è per sempre, insinua un noto slogan quando c’induce ad associare la profondità dell’amore verso una persona con l’oggetto della ben nota pubblicità. La durezza del diamante evidenzia la sua inossidabile resistenza al passare del tempo.
Tutto il resto in natura è invece destinato a deperire, specialmente nel nostro corpo, sul quale i segni del tempo sono più o meno evidenti. Li possiamo rilevare dal deterioramento dei tessuti che alterano l’aspetto esteriore di una persona, un processo che fa impazzire i fanatici dell’estetismo. Noi podisti invece ci “disperiamo” per lo scadimento delle prestazioni atletiche. Da una parte quindi ci sono individui che vorrebbero essere come una statua di cera, perfetta ed immortale, ma immobile. Dall’altra invece ci sono i menefreghisti dell’estetica ma gli esaltati dall’efficienza fisica. Insomma, per alcuni meglio brutti ma veloci. Un’utopia per entrambi ovviamente, anche per chi sarebbe tentato d’invidiare Benjamin Button, pur di esprimere il massimo rendimento fisico all’approssimarsi della pensione. 

venerdì 7 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 11:00. Allenamento a piramide: 300+400+500+400+300. Recupero 3'.


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e vento di maestrale (22 km/h). Lavoro piramidale con distanze approssimative dove ho considerato la distanza rilevata dal Garmin. Questi i parziali: 300 mt in 58"4 (3'13 a km); 400 mt in 1'19"2 (3'20"); 510 mt in 1'39"2 (3'15"); 400 mt in 1'16"9 (3'14"); 320 mt in 57"6 (2'59"). Recupero tra le ripetute 3'.

mercoledì 5 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 04/08/26. Ripetute 4 X 400 mt a una media di 1'19". Recupero 2'30".


Allenamento serale (ore 19:00) nel campo di atletica Santoru consistente in 4 ripetute da 400 mt con recupero di 2'30". Temperatura intorno ai 30°, assenza di sole ma con una umidità altissima e leggero vento di ostro. Questi i parziali: 1° 400 in 1'19"1; 2° in 1'20"8; 3° in 1'18"9; 4° in 1'17"5. 

domenica 2 agosto 2026

Riepilogo partecipazione a gare di atletica ufficiali di Antonello Vargiu (sino al 31-07-2026).


Partecipazione a gare di atletica Fidal e UISP di Antonello Vargiu.

Oltre al numero di gare e le località dove ho gareggiato, per ciascun anno, ho riportato anche le posizioni di classifica in base alla propria categoria e le volte che sono salito sul podio per i primi tre posti. Per ogni gara è stata indicata la tipologia: strada (str.), cross (cro.) e pista (pis.).