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| Ignazio Antonacci. |
lunedì 2 novembre 2026
La Forza di Volontà (per raggiungere i vostri obiettivi). Di Ignazio Antonacci.
sabato 31 ottobre 2026
LA LONGEVITÀ ATLETICA: Come Costruire un Organismo Capace di Durare Fino all'Età Avanzata e Continuare ad Allenarsi. Scritto da Santi Mattia (pubblicato da Met Mazzini su Correre rende liberi).
1. IL VO2 MAX COME PREDITTORE ASSOLUTO DI SOPRAVVIVENZA
Molti runner considerano il VO2 Max, ovvero la massima capacità di consumo di ossigeno, esclusivamente come un parametro per calcolare la velocità in gara. La scienza medica ha invece dimostrato che questo dato rappresenta il più potente indicatore epidemiologico della longevità umana.
Una monumentale ricerca epidemiologica condotta dalla Cleveland Clinic e pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica JAMA Network Open ha analizzato un campione di oltre 122.000 pazienti per un periodo di 20 anni. I risultati hanno letteralmente rivoluzionato la medicina moderna: i soggetti con un livello di idoneità cardiorespiratoria d'élite, ossia con un VO2 Max estremamente elevato, hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause dell'80% rispetto ai soggetti sedentari. Gli autori dello studio hanno evidenziato che una bassa capacità aerobica rappresenta un fattore di rischio per la salute persino superiore al fumo, al diabete e alle malattie cardiovascolari conclamate. Ottimizzare il VO2 Max non serve solo ad andare più forte, ma significa allungare l'orizzonte della propria vita biologica.
2. L'ARMATURA D'ACCIAIO: LA FORZA CONTRO L'INVECCHIAMENTO STRUTTURALE
L'avanzare dell'età porta con sé il declino della massa muscolare e della densità minerale ossea, un processo noto come sarcopenia che compromette l'efficienza della corsa e aumenta esponenzialmente il tasso di infortunio. La soluzione non risiede nell'accumulare passivamente chilometri, ma nel costruire un'armatura strutturale attraverso l'allenamento della forza.
Un celebre studio a lungo termine pubblicato sul British Medical Journal e guidato dal dottor Jonatan Ruiz ha dimostrato che i livelli di forza muscolare sono inversamente e indipendentemente associati alla mortalità per tutte le cause, a prescindere dal livello di efficienza cardiorespiratoria. L'allenamento con sovraccarichi pesanti e l'inserimento di esercitazioni pliometriche stimolano il sistema nervoso a reclutare le unità motorie a contrazione rapida, le prime a essere degenerate dall'invecchiamento. Inoltre, le ricerche pubblicate sul Journal of Applied Physiology confermano che il carico meccanico imposto dalla forza ad alta intensità stimola gli osteoblasti a ridepositare i minerali nella matrice ossea, mantenendo tendini e scheletro giovani, rigidi e immuni all'usura del tempo.
3. LA BASE AEROBICA E LA SALUTE MITOCONDRIALE: CONTRASTARE L'INFLAMMAGING
A livello cellulare, la longevità è interamente governata dallo stato di salute e dalla densità dei nostri mitocondri. Con l'invecchiamento si assiste al fenomeno dell'inflammaging, uno stato di infiammazione cronica di basso livello causato dal catabolismo tessutale e dal sovrallenamento sistemico, che danneggia la funzionalità di queste centrali energetiche.
Le ricerche condotte dal dottor Iñigo San Millán e pubblicate sulla rivista Sports Medicine evidenziano che l'allenamento di volume in Zona 2 rappresenta lo stimolo biologico più efficace per promuovere la biogenesi mitocondriale e migliorare la clearance del lattato. Mantenere una base aerobica immensa permette alle cellule di utilizzare i grassi come substrato energetico principale, riducendo la produzione di specie reattive dell'ossigeno e preservando l'integrità cellulare.
L'atleta che dura nel tempo è colui che sa curare la base della piramide energetica, mantenendo basso lo stress infiammatorio e accelerando i processi di riparazione cellulare.
4. LA BIOCHIMICA DEL RECUPERO: GESTIONE DEL SONNO E DELLO STRESS
Il sistema nervoso centrale è il grande direttore d'orchestra della nostra biologia. Un organismo non può rigenerarsi se si trova in uno stato di costante dominanza del sistema nervoso simpatico, legato allo stress lavorativo, emotivo e all'abuso di stimoli allenanti senza un adeguato riposo.
Gli studi sulla medicina del sonno pubblicati su Lancet Neurology dimostrano che durante le fasi di sonno profondo il cervello attiva il sistema glinfatico, una vera e propria pulizia biochimica che elimina le tossine e i metaboliti accumulati durante il giorno. Parallelamente, la secrezione di ormone della crescita tocca il suo picco massimo, avviando la risintesi proteica e la riparazione dei tessuti connettivi. Monitorare la variabilità della frequenza cardiaca rappresenta il modo più accurato per misurare questa flessibilità neurologica. Saper staccare la spina e gestire lo stress mentale è un prerequisito fondamentale per evitare il declino ormonale e mantenere la reattività strutturale inossidabile negli anni.
5. ALIMENTAZIONE E INTEGRAZIONE MIRATA: IL MITO DEL MULTIVITAMINICO
Nel tentativo di inseguire la salute, molti sportivi cadono nella trappola del marketing commerciale assumendo integratori multivitaminici generici. La scienza ha ampiamente smontato questa abitudine superficiale.
Una vastissima metanalisi condotta dalla Johns Hopkins University ha confermato che l'assunzione di multivitaminici comuni non apporta alcun beneficio reale nella prevenzione delle patologie croniche né nell'allungamento della vita. Al contrario, l'approccio scientifico esige un'integrazione personalizzata e mirata in base alle reali richieste causate dal volume di attività.
L'utilizzo strategico e costante di molecole come la creatina monoidrato, ampiamente validata dalle ricerche della International Society of Sports Nutrition, non supporta solo la rigenerazione dell'adenosina trifosfato a livello muscolare, ma svolge una potente funzione neuroprotettiva e cellulare. Accanto a essa, il dosaggio preciso di magnesio e vitamina C sostiene l'efficienza contrattile, combatte lo stress ossidativo e supporta la sintesi del collagene per i tessuti connettivi, agendo esclusivamente dove l'organismo esprime una necessità biologica reale.
IL PARERE DEL COACH
Tutto quello che insegno e che metto nero su bianco nelle mie programmazioni non è semplice speculazione accademica. Per me la fisiologia è un campo di battaglia quotidiano. Io stesso ho scelto di mettere sotto esame il mio organismo, testando su me stesso le leggi della longevità biologica attraverso volumi di allenamento estremi che mi portano a coprire ben 300.000 metri di dislivello in un solo anno. Sono spinto da una profonda curiosità scientifica: non si tratta di una mania di controllo maniacale, ma del desiderio viscerale di capire come risponde il motore umano quando viene spinto al limite ma gestito con intelligenza cartesiana.
Osservo costantemente ogni singola risposta della mia biologia. Analizzo con attenzione estrema il fatto di non contrarre l'influenza o malanni stagionali da anni. Se questo dovesse accadere, mi fermerei immediatamente a sezionare ogni singolo dato per capire esattamente dove ho sbagliato e in quale punto si è creata quella falla nel recupero che ha permesso al sistema immunitario di abbassare la guardia. Questa costante combinazione tra lo studio profondo della fisiologia e l'esperimento pratico sul campo è ciò che mi ha permesso di diventare il coach che sono oggi. Ho capito che non ci si può limitare a teorizzare, bisogna validare la scienza sulla propria pelle.
La mia chiave personale per la longevità atletica, confermata dalle evidenze scientifiche e testata con risultati tangibili sul mio corpo, si basa su un protocollo rigido composto da precisi elementi:
Gestione chirurgica del sonno e dello stress: Il riposo è considerato un allenamento a tutti gli effetti, programmato per disattivare il sistema simpatico e ottimizzare il restauro cellulare.
Alimentazione e integrazione iper-personalizzate: Rifiuto totale dei beveroni commerciali e dei multivitaminici inutili. Integro solo ciò che serve e quando serve, in relazione esatta a quello che sono e ai carichi che sostengo.
Costruzione di una base aerobica immensa: Ore e ore di lavoro in Zona 2 per proteggere e moltiplicare i mitocondri.
Allenamento della forza pesante: Lavori a secco 3 volte a settimana per blindare i tendini e mantenere alto il reclutamento nervoso.
Fiammate ad altissima intensità per il VO2 Max: Richiami mirati e violentissimi per costringere il cuore e i vasi a mantenere una plasticità e una gittata sistolica d'élite.
I risultati di questo approccio sono misurabili, reali e visibili. Se smettete di allenarvi pensando solo alla forma fisica della prossima settimana e iniziate a programmare la vostra biologia in funzione dei prossimi 30 anni, il tempo smetterà di essere un vostro nemico. Diventerete semplicemente atleti più forti, più resilienti e incredibilmente più longevi. Il corpo risponde sempre alla precisione della scienza. Avanti tutta.
Instagram: @metmazzini78
Strava: Met Mazzini-bunnyhop Team
Santi Mattia
Preparatore Atletico | Endurance Coach
Istruttore Funzionale | Personal Trainer EQF4
Specialista di Dati Biofisiologici | Educatore Alimentazione e Integrazione Sportiva
Coaching Online
venerdì 30 ottobre 2026
Come riprendere dopo un infortunio? Scritto da Roberto Albanesi.
domenica 25 ottobre 2026
Guasila, 25/10/26. Gara MaraFraus di 7,5 km in 31'18" a 4'11" a km.
Gara di 7,5 km a Guasila con un primo giro di pista e 3 giri da circa 2,4 km. Temperatura piacevole (20°) con un leggero vento di maestrale che si è intensificato durante la gara. Questi i parziali: 1° km in 4'07"; 2° in 4'11"; 3° in 4'08"; 4° in 4'22"; 5° in 4'14"; 6° in 4'22"; 7° in 4'03"; 500 mt in 1'50". Totale 7,5 km in 31'18" a una media di 4'11". Dislivello 45 mt, calorie 464. F C Media 150 (max 162). Cadenza di corsa media 186 (max 214), lunghezza media passo 1,27 mt. 11° posto assoluto su 33 atleti uomini e primo di categoria (secondo Sergio Fulgheri e terzo Felice Ardu).
sabato 17 ottobre 2026
Un bellissimo ricordo di 13 anni fa della mia esperienza in Amsicora: Montecassiano (MC), 21/22-09-13. Campionati Italiani di Società Master su Pista.
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| Da sin.: A. Usai, I. Spini, A. Vadilonga, E. Sedda. |
giovedì 15 ottobre 2026
Mulinu Becciu, 15/10/26. 4 X 800 mt.
Allenamento nell'isolato tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi a Mulinu Becciu. Lavoro su ripetute da 800 mt fatte 4 volte con recupero di 2'30". Temperatura ideale di 18° con bel sole e debole vento da nord. Questi i parziali: 1° 800 in 3'25"; 2° in 3'22"; 3° in 3'24"; 4° in 3'25".
martedì 13 ottobre 2026
13/10/2026. Il metodo norvegese della soglia per chi corre tre volte a settimana. Tratto da Runlovers.
Dal metodo norvegese, chi corre tre volte a settimana può prendere in prestito un’idea sola: lavorare appena sotto la soglia, a frazioni, senza mai andare oltre.
- Da dove viene il metodo norvegese e perché i doppi allenamenti di soglia restano un affare da professionisti.
- Il principio che regge anche con tre uscite a settimana, e come si incastra con l’uscita facile e il lungo.
- Un programma di quattro settimane in tabella, con la struttura completa della seduta a frazioni.
- Come trovare l’intensità giusta a sensazione, senza cardiofrequenzimetro né misurazioni.
- I segnali che indicano frazioni corse troppo forte e come correggere la seduta mentre la stai facendo.
Due sedute di soglia nello stesso giorno, una al mattino e una nel pomeriggio, ripetute più volte a settimana. È l’immagine che accompagna il metodo norvegese da quando i fratelli Ingebrigtsen lo hanno portato sui podi del mezzofondo mondiale, ed è anche la parte che serve meno a chi corre tre volte a settimana con un lavoro e una vita tra un allenamento e l’altro. Dentro quel sistema c’è però un’idea che entra senza sforzo in una settimana normale, e funziona anche lontano dalla pista.
Cosa c’è dietro il metodo norvegese
Il nome rimanda agli Ingebrigtsen, ma l’impianto è più vecchio di loro. Lo si fa risalire a Marius Bakken, mezzofondista norvegese che dalla fine degli anni Novanta usò sé stesso come cavia: migliaia di misurazioni del lattato, una goccia di sangue presa dal lobo tra una ripetuta e l’altra, per capire fin dove poteva spingere senza trascinarsi la fatica nei giorni successivi.
Bakken lavorava di proposito nella fascia subito al di sotto del limite della soglia e, per accumularne di più, divideva il lavoro in due sedute nella stessa giornata invece di farne una sola, lunga e dura.
Il doppio quotidiano ha senso dentro settimane da professionista, con allenamenti due volte al giorno e il recupero gestito come parte del mestiere. È un sistema nato dall’esperienza degli atleti più che dagli studi, e la letteratura scientifica che lo riguarda è ancora scarsa.
Il principio che si può portare a tre uscite a settimana
Quello che puoi prendere in prestito è il modo di stare sotto la soglia: un’intensità controllata, spezzata in frazioni di pochi minuti con un recupero breve in mezzo. Ogni frazione finisce prima che la fatica cominci ad accumularsi, il minuto di pausa riporta giù il respiro quanto basta, e a fine seduta hai messo insieme venti o trenta minuti di lavoro di qualità senza uscirne svuotato. È la stessa logica dei doppi ma in piccolo: a parità di lavoro, due blocchi più corti fanno salire meno il battito e la fatica percepita di un blocco unico, e lasciano meno stanchezza il mattino dopo.
Pensa a un viaggio in autostrada. Tieni una velocità costante, appena sotto il limite: arrivi presto, consumi il giusto e nessuno ti ferma. Chi supera il limite guadagna qualche minuto e lo restituisce con gli interessi alla prima pattuglia, o al rifornimento successivo. Le frazioni sotto soglia sono quel viaggio, abbastanza veloci da portare a casa un allenamento vero e mai tanto da far scattare la “multa”. Tra gli amatori la stessa idea circola con il nome di norwegian singles, una seduta di soglia al giorno anziché due; qui ne basta una a settimana, perché con tre uscite le altre due servono a qualcos’altro.
Ed è su questo che il metodo norvegese ha più da insegnare a chi corre per passione. Il suo punto forte non è il doppio allenamento, è il freno: la disciplina di non andare oltre anche quando le gambe lo permetterebbero, frazione dopo frazione e settimana dopo settimana. È la parte meno spettacolare del sistema, e anche la più facile da trasferire in una settimana come la tua.
Il programma di quattro settimane
Ogni seduta a frazioni ha la stessa cornice. Riscaldati con quindici minuti di corsa facile, aumentando appena il passo negli ultimi tre. Poi le frazioni, all’intensità descritta nella tabella, separate da un minuto di recupero camminando o corricchiando: l’importante è non fermarti del tutto, così l’ingresso nella frazione dopo resta morbido. Chiudi con dieci minuti di corsa lentissima.
| Settimana | Seduta a frazioni | Lavoro totale | Uscita facile | Lungo facile |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 5 frazioni da 4 minuti, recupero 1 minuto | 20 minuti | 35-45 minuti | 60-75 minuti |
| 2 | 6 frazioni da 4 minuti, recupero 1 minuto | 24 minuti | 35-45 minuti | 60-75 minuti |
| 3 | 5 frazioni da 6 minuti, recupero 1 minuto | 30 minuti | 35-45 minuti | 60-75 minuti |
| 4 (scarico) | 4 frazioni da 5 minuti, recupero 1 minuto | 20 minuti | 30 minuti | 45-50 minuti |
Fino alla seconda settimana cresce solo il numero delle frazioni. Nella terza cambia la natura dello sforzo: sei minuti chiedono di gestire il passo più a lungo, e lì partire forte si paga di più. La quarta alleggerisce tutto, con meno lavoro alla stessa intensità e uscite più corte, e serve ad assorbire le tre precedenti.
Se una settimana non è andata come doveva, ripetila prima di passare alla successiva: non c’è nessuna fretta di avanzare. Finito lo scarico, puoi ripartire dalla seconda settimana.
Come riconoscere l’intensità senza strumenti
L’intensità giusta è comodamente dura. Stai lavorando e lo senti, ma hai la sensazione di poter continuare: se a metà frazione qualcuno ti chiedesse un’indicazione, riusciresti a rispondere con una frase breve senza fermarti a prendere fiato. Il respiro è profondo e regolare, più ampio del solito ma ancora sotto controllo, e segue il ritmo dei passi invece di inseguirlo.
Nel primo minuto di ogni frazione è facile sbagliare valutazione. Respiro e battito impiegano un po’ a salire, e un passo che all’inizio sembra tranquillo può rivelarsi troppo alto al terzo minuto. Giudica lo sforzo nella seconda metà della frazione, e nella prima della seduta scegli un passo che ti sembri quasi troppo facile.
Il riferimento che conta di più arriva alla fine. L’ultima frazione deve somigliare alla prima: stesso respiro, stessa sensazione nelle gambe e, se hai l’orologio, più o meno lo stesso passo. Quando succede, l’intensità era quella giusta. E se chiudendo l’ultima pensi che avresti potuto correrla più forte, va bene così: è proprio il margine che stai cercando.
Quando le frazioni diventano troppo veloci
Il segnale più chiaro è il confronto tra la prima frazione e l’ultima. Se per tenere lo stesso passo devi spingere molto di più, o se a parità di sensazione l’orologio mostra un passo più lento, sei partito troppo forte. Lo stesso vale per il respiro: quando diventa affanno, corto e a strappi, e la frase breve non esce più intera, hai passato il confine. Chi usa una fascia cardio ha un terzo indizio, il battito che a ogni frazione arriva più in alto della precedente, gradino dopo gradino, invece di assestarsi.
Correggere funziona se lo fai subito. Rallenta la frazione successiva fino a ritrovare un respiro controllato e tieni quel passo fino alla fine, anche se ti sembra di aver perso la seduta. Se l’affanno non passa nemmeno così, togli l’ultima frazione: quattro frazioni corse bene valgono più di cinque portate a termine a denti stretti. La settimana dopo ripeti lo stesso lavoro invece di passare al successivo, e parti nella prima frazione più piano di quanto ti venga naturale.
domenica 11 ottobre 2026
Mulinu Becciu, 11/10/26. Progressivo aerobico (6 km) + allunghi (4x80 mt).
Allenamento a Mulinu Becciu tra le vie Carpaccio, Deliperi e Giotto con un progressivo aerobico di 6 km in 28'11".
Giornata calda (27°) con un bellissimo sole e discreto vento di maestrale (22 km/h).
Questi i parziali: 1° km in 5'05"; 2° in 4'55"; 3° in 4'44"; 4° in 4'40"; 5° 4'28"; 6° in 4'19". Media 4'42". Dislivello 32 mt, calorie 371. F C Media 133 (max 149), potenza media watt 336 (max 467), cadenza di corsa media 181 (max 191), lunghezza media passo 1,17 mt, tempo medio di contatto 236 ms. Impatto netto su body battery - 7.
Ho chiuso l'allenamento con 4 allunghi da 80 mt con 1' di recupero. Media 17".
giovedì 8 ottobre 2026
Mulinu Becciu, 08/10/26. 5 X 600 mt + 5 x 100 mt.
Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1060 mt.
Temperatura di 24° con debole sole e discreto vento di maestrale (17 km/h).
Il lavoro di oggi consiste nel fare 5 ripetute da 600 mt e 5 da 100 mt.
Questi i parziali dei 600 mt:: 1° mt in 2'21"; 2° in 2'27"; 3° in 2'26"; 4° in 2'26"; 5° in 2'24". Recupero 2'30".
Parziali dei 100 mt: 1° in 21"; 2° in 20"; 3° 19"; 4° in 19"; 5° in 19". Recupero 1'30".
lunedì 5 ottobre 2026
Camminare a piedi nudi. La cura più antica. Tratto da "Psicoalimentarsi e curarsi naturalmente".
Secondo Martin Zucker, autore del libro "Earthing" (messa a terra), la camminata a piedi nudi favorisce il collegamento tra il flusso di energia elettrica della Terra e il nostro corpo.
Nel corso dell'evoluzione l'uomo ha camminato a piedi nudi e dormito per terra, ricevendo così tutti i benefici della dolce energia elettrica del suolo.
Lo stile di vita moderno ha separato l'uomo da questo onnipresente flusso di energia sottile.
Portiamo scarpe con gomma isolante che bloccano il flusso e, ovviamente, non dormiamo più in terra come si faceva un tempo.
domenica 4 ottobre 2026
Mulinu Becciu, 04/10/26. 6 X 400 mt.
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| Via Giotto Cagliari. |
Allenamento nell'isolato tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi a Mulinu Becciu su ripetute da 400 mt fatte 6 volte con recupero di corsa lentissima di 2'. Temperatura di 27° con sole intenso e forte vento di scirocco (33 km/h). Questi i parziali: 1° 400 in 1'34"; 2° in 1'33"; 3° in 1'33"; 4° in 1'35"; 5° in 1'30"; 6° in 1'28".
mercoledì 30 settembre 2026
Su Planu - Cagliari, 30/09/26. Giro dei 5 parchi.
Ore 17:15, si parte per una corsa lenta nel cuore della città. L'obiettivo è semplice: poco più di 11 chilometri in modo spensierato, senza grande sforzo fisico, approfittando di una splendida giornata di sole. Ma c'è anche un secondo piano, più creativo: attraversare 5 zone verdi disegnando, metro dopo metro, la sagoma di un cavalluccio marino.
Un percorso unico nel suo genere, che parte dal quartiere di Su Planu (Selargius) per attraversare Mulinu Becciu e Is Mirrionis, toccare il punto più a sud in Piazza D'Armi, e risalire poi attraverso i grandi parchi di Monte Claro e del Colle di San Michele, fino a chiudere il cerchio — o meglio, la testa del cavalluccio — nel bel parco dei bambini di Su Planu.
La testa
Si comincia dalla parte più a nord: la testa dell'animale. Sarà il piccolo “parco vecchio” di Su Planu, nel comune di Selargius, ad aprire l'avventura.
Mi trovo a due passi da casa e decido di partire senza neanche riscaldarmi. Dopo appena cento metri, si attraversa via Piero della Francesca per sconfinare nel comune di Cagliari.![]() |
| Parco Vecchio |
Il muso
Il prossimo elemento da costruire è il muso allungato. Lo si forma percorrendo per intero il circuito abituale degli allenamenti: l'isolato che comprende via Carpaccio e via Giotto. E' il mio campo di battaglia, dove organizzo la maggior parte degli allenamenti; non c'è settimana dove non abbia fatto almeno un allenamento specifico, è qui che maturano i miei sogni che molto spesso si manifestano nelle gare. Un blocco urbano che, visto dall'alto, diventa la prua di questo strano animale cittadino.
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| Tuvumannu |
La pancia
Da via Cornalias ci si dirige verso il quartiere di Is Mirrionis. Già dall'inizio della via si intravede in lontananza la zona di Tuvumannu, che domina dall'alto i palazzi circostanti e che si raggiungerà dopo circa 2 km.
Il tragitto attraverso Is Mirrionis è il meno scenografico del percorso — traffico, poco verde, cemento — ma riserva una piccola sorpresa: Piazza Paese di Desulo, una graziosa piazzetta sconosciuta ai più, a pochi passi dal mercato di via Quirra.
La salita verso il parco di Tuvumannu richiede un po' di fatica, ma il panorama che si apre sul Colle di San Michele e sulla zona nord della città ripaga ogni passo. Ciò che sorprende, attraversando questo parco, è il silenzio assoluto, una pace inaspettata nel mezzo della città. Peccato, però, per l'incuria e l'abbandono in cui versa il sito: con un po' di cura, potrebbe essere un polmone verde straordinario nel cuore di Cagliari.
La coda
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| Monte Claro |
Si entra nel passaggio pedonale della facoltà di Magistero e poi... si vola in discesa. Una rampa di circa 100 gradini restituisce in pochi secondi quasi tutto il dislivello faticosamente guadagnato. Un modo decisamente scenografico di cambiare quota.
Il dorso
Ora si punta a nord. C'è da costruire il dorso dell'animale.
Si taglia il parco di Monte Claro, con i suoi prati perfettamente curati e quella sensazione rara di verde ordinato in mezzo al caos urbano — uno dei momenti più belli dell'intera uscita. Si prosegue poi in salita verso il Colle di San Michele, dove un giro completo sull'asfalto del colle (1.650 metri) traccia le pinne dorsali del cavalluccio.
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| Colle San Michele |
Il ritorno alla testa
Si esce dal Colle sul lato nord, a due passi dall'ospedale Brotzu, e si rientra nel quartiere di Su Planu. Gli ultimi 500 metri scorrono nel bellissimo Parco dei Bambini, collegato direttamente al Parco Vecchio da cui tutto è cominciato.
Il cavalluccio marino è completo.
Dati.
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| Parco dei Bimbi Su Planu |
Distanza: 11,4 km — Tempo: 1:00'00" — Passo medio: 5'16"/km. Temperatura: 27°C, scirocco a 22 km/h, sole pieno. Calorie: 761 — FC media: 133 bpm (max 149). Dislivello positivo: 156 mt. Cadenza media: 175 passi/min (max 196) — Lunghezza passo: 1,07 mt. Tempo di contatto col suolo: 249 ms.
lunedì 28 settembre 2026
Mulinu Becciu (CA), 28/09/26. 6 km progressivo su strada in 26'31" a 4'25" a km.
A una settimana dai campionati italiani su pista (1500 e 800 mt) eccomi nuovamente sulle strade di Mukinu Becciu per un 6 km in leggera progressione finale.
Temperatura piacevole di 27° con vento di scirocco intenso e piacevole sole.
Questi i parziali: 1° km in 4'45"; 2° in 4'33"; 3° in 4'30"; 4° in 4'26"; 5° in 4'18"; 6° in 3'59". Media a km 4'25".
Ascesa totale 25 mt, calorie 362. F C Media 139 (max 156), potenza media watt 353 (max 499), cadenza di corsa media 183 (max 191), lunghezza media passo 1,23 mt, tempo medio di oscillazione 229 ms.
sabato 26 settembre 2026
Quando posso ricominciare a correre? Scritto da Samuele Graffiedi.
mercoledì 23 settembre 2026
Su Planu (Selargius), 23/09/26. 10 km rigeneranti in 57'17".
Allenamento rigenerante di 10 km in 57'17" tra le vie di Su Planu e Mulinu Becciu. Partenza al 1° km a 7'08" e arrivo al 10° a 4'59". Media dei 10 km in 5'44".
Temperatura media 28° con vento debole da sud. Ascesa totale di 148 mt, calorie 664. F C Media di 125 (max 145), potenza media watt 219 (max 416), cadenza di corsa media 175 pam, lunghezza media passo 0,99 mt.
martedì 22 settembre 2026
Campi Bisenzio, 19-20 settembre 2026. Le mie due gare.
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| Stadio di atletica di Campi Bisenzio (FI). |
Campionati Italiani Individuali su Pista Master 2026
Le mie gare: 1500 e 800 metri
Erano tredici anni che non partecipavo a un Campionato Italiano Individuale su pista e, per questo motivo, ci tenevo particolarmente a raggiungere un buon risultato, nonostante sia ormai al quarto anno della categoria SM65.
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| In foto: Diego, Antonello e Mauro. |
Affronto questa nuova avventura in compagnia di due carissimi amici, Mauro Muscas e Diego Matta.
Partiamo da Cagliari venerdì 18 settembre. Questo ci permette anche di assistere alle gare dei 5000 metri, la distanza nella quale avrei dovuto gareggiare. Ma questa volta ho deciso di stravolgere le carte e puntare su qualcosa di più veloce: 1500 e 800 metri.
Non è stato facile, dopo il caldo dei mesi di luglio e agosto, cimentarmi su distanze più brevi e spingermi a velocità per me inusuali. Ma, dopo la bellissima esperienza di Misano Adriatico del 26 maggio, dove ai Campionati Italiani su Strada Master ho conquistato un ottimo quarto posto nei 5000 metri con 19’11” sui 5050 metri, sentivo il bisogno di nuovi stimoli. Tra l'altro proprio a Misano conobbi tanti campioni tra cui Marco Moracas che in quella circostanza arrivò 6° con un buon 19'32" e che poi me lo ritrovo vincente nelle mie due gare di Campi Bisenzio.
Sabato 19 settembre – Gara sui 1500 metri
La prima delle due gare è quella nella quale, sinceramente, ripongo tutte le mie speranze.
È una distanza decisamente più veloce rispetto al 5000, ma penso di poter dire la mia.
In base agli accrediti risulto al sesto posto tra i dieci atleti iscritti.
Va detto che, generalmente, ai Campionati Italiani partecipano atleti che hanno qualche possibilità di podio e, a giudicare dai tempi, sembrano avere i favori del pronostico Moracas, classe 1961, con un accredito di 4’43”13, e Centofante, classe 1959, con 4’55”29.
Gli altri tre atleti che mi precedono sono Rivoli (1958), con 5’02”32; Barletta (1961), con 5’05”75; e Grande (1957), con 5’10”08.
Io, classe 1958, arrivo con un accredito di 5’13”71, ottenuto il 6 giugno 2026 a Macomer e che, per un breve periodo, è valso anche come record sardo di categoria.
La preparazione
La gara è prevista per le 15:20.
Poco meno di un’ora prima inizio il riscaldamento insieme a Mauro. È un momento importante, perché mi permette di prepararmi nel migliore dei modi, sia fisicamente sia psicologicamente.
Con Mauro discutiamo a lungo sulle diverse strategie da adottare e sulla forza degli avversari.
La temperatura è intorno ai 29°, con una percepita di 31°. Il sole va e viene, mentre vento e umidità sembrano abbastanza moderati.
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| Partenza gara 1500 mt. |
La gara
Alle 15:30, finalmente, lo sparo della partenza.
I primi 200 metri mi danno già alcune indicazioni importanti. Moracas e Centofante hanno subito qualche metro di vantaggio sul resto del gruppo, mentre io mi trovo al settimo posto, in fila indiana, insieme ad altri quattro atleti.
Al passaggio dei 300 metri riesco a vedere il crono posizionato proprio dopo la linea d’arrivo e mi rendo conto che l’andatura è piuttosto lenta: 65”.
Dietro di me gli altri due atleti sono già staccati. Si prospetta una gara tattica.
Nella curva tra i 300 e i 400 metri si avverte una leggera brezza, ma niente di particolare.
In certi momenti faccio quasi fatica a restare a pochi centimetri da chi mi precede, per paura di toccarlo. Siamo in cinque, talmente vicini che, per il momento, non mi pongo particolari problemi.
I primi due hanno già un discreto vantaggio e fanno gara a sé. Tra noi cinque, invece, dovrà uscire il nome del terzo classificato.
Altro giro praticamente identico al precedente, a parte una manciata di secondi in meno.
Ormai non è più un problema di tempo: bisogna leggere la gara e affrontarla nel modo più intelligente possibile.
Lo speaker, per l’ennesima volta, ripete che la gara si deciderà tra i primi due, mentre dal gruppetto dei cinque dovrà saltare fuori il nome di chi li accompagnerà sul podio.
Ai 900 metri, finalmente, qualcosa si sblocca.
Io prendo coraggio e, quasi all’improvviso, cambio ritmo.
Nello stesso istante, manco ci fosse stata telepatia, sento Mauro che dal bordo pista mi grida di partire all’attacco.
È il momento.
Uno dopo l’altro, nel giro di poche decine di metri, supero i quattro atleti che mi precedono e cerco immediatamente di spingere forte, per creare un distacco dal gruppetto.
Un po’ di energia l’avevo tenuta da parte, pronta da utilizzare nella fase finale, ma devo dire che mi sorprendo anch’io della facilità con cui le gambe rispondono a quell’intenso cambio di ritmo.
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| Inizio ultimi 400 mt nel 1500. |
Passo davanti allo speaker per affrontare gli ultimi 400 metri e sento la sua voce che, quasi con tono liberatorio, commenta che finalmente qualcosa si è sbloccato nelle retrovie.
Gli ultimi 400 metri non so neanche io come sono riuscito a mantenere intatto il distacco conquistato con il sorpasso.
Ricordo soltanto che negli ultimi 300 metri ho cercato di recuperare un po’ di fiato, per poi ripartire ai 200 metri finali, chiudendoli al massimo delle mie possibilità.
Classifica
Moracas – Campione Italiano – 5’04”95
Centofante – 5’09”68
Vargiu – 5’16”24
Barletta – 5’23”38
Picca – 5’26”71
Grande – 5’26”71
Rivoli – 5’32”21
Terzo posto italiano!
Un risultato che, alla vigilia, non era certamente scontato e che rende ancora più bella questa esperienza.
Domenica 20 settembre – Gara sugli 800 metri
La seconda sfida è quella degli 800 metri, prevista inizialmente per le 10:40.
Gli accrediti dei nove atleti iscritti sono:
Moracas – 2’21”41
Rivoli – 2’25”77
Centofante – 2’31”05
Dottori (1960) – 2’31”50
Zanetta (1958) – 2’33”81
Ferraris (1961) – 2’34”46
Vargiu – 2’37”22
Balleello (1960) – 2’37”33
Valsecchi (1959) – 2’46”71
Per gli 800 metri i giochi sono completamente diversi.
Qui la velocità è d’obbligo fin dalla partenza. Viaggiare a un ritmo vicino ai 3’10” al chilometro non è semplice, soprattutto per chi, come me, da decenni è abituato a correre a ritmi decisamente più lenti su distanze molto più lunghe.
Più che un discorso di età, è una questione di abitudine e di capacità del corpo di esprimersi a determinate velocità.
Nonostante tutto, voglio mettermi in gioco. E voglio farlo confrontandomi con alcuni tra i rappresentanti più forti della categoria.
Intorno alle 11, finalmente, si parte.
Sono in seconda corsia e per circa 120 metri dovrò rimanere all’interno di quella corsia.
L’avvio non è dei migliori.
Dopo circa 150 metri sono quasi ultimo. Mauro mi incita a restare attaccato agli altri, ma purtroppo sono gli altri ad allontanarsi da me.
Cerco allora di forzare al massimo per recuperare posizioni. Riesco a superare un concorrente e, soprattutto, a dimezzare il distacco dal gruppo.
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| Passaggio ai 400 mt nella gara di 800 mt. |
Mancano gli ultimi 400 metri e sento dallo speaker che il solito Moracas conduce la gara.
Mi trovo in una situazione completamente diversa rispetto al giorno precedente, ma voglio comunque cercare di recuperare tutto il possibile.
A 200 metri dall’arrivo raggiungo un gruppo di almeno quattro atleti e mi preparo per la volata finale.
Nei 100 metri conclusivi provo ancora a rilanciare, ma le gambe non hanno la stessa brillantezza che avevo sentito il giorno precedente.
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| Fase finale negli 800 mt (in maglia verde Rivoli). |
La testa c’è.
Ma questa volta non basta.
Finalmente il traguardo.
Arrivo a 1”5 da Rivoli, che è secondo, ma tra me e lui ci sono altri due atleti.
Quinto posto italiano.
Un risultato che lascia un po’ di amarezza, soprattutto perché so di aver pagato una partenza non brillante.
Ma, guardando la gara nel suo insieme, non posso rimproverarmi nulla. Ho fatto tutto il possibile per recuperare una situazione che, dopo il primo giro, non era certamente favorevole.
Anzi, nel secondo giro ho fatto registrare il miglior tempo rispetto a tutti gli altri concorrenti.
Purtroppo, però, negli 800 metri non basta correre forte nel finale: quello che perdi all’inizio può diventare impossibile da recuperare.
Voglio comunque segnalare che, con questa prestazione, mi sono avvicinato tantissimo al nuovo record sardo di categoria detenuto da Farru con 2'32"78 (-0"47); ancora pochi cm e ci siamo.
Classifica
Moracas – Campione Italiano – 2’27”17
Rivoli – 2’31”74
Dottori – 2’32”67
Centofante – 2’33”02
Vargiu – 2’33”25
Balleello – 2’34”10
Ferraris – 2’34”95
Considerazioni finali
Cosa dire?
Un’esperienza bellissima, con due risultati sportivi che sono andati ben oltre le aspettative della vigilia.
Un terzo posto nei 1500 metri e un quinto posto negli 800 rappresentano per me molto più di due semplici piazzamenti.
Sono la conferma che, anche dopo tanti anni, si può ancora cambiare, provare qualcosa di nuovo, mettersi alla prova e trovare nuovi stimoli.
Posso dire di essere veramente soddisfatto e, soprattutto, di essermi divertito tantissimo.
Un grazie di cuore agli amici di Campi Bisenzio per il lavoro che hanno fatto nell’organizzazione di questi Campionati Italiani. È stato tutto veramente eccellente.
E un grazie speciale a Mauro e Diego, compagni di questa bella avventura.
Alla fine, forse, è proprio questo il bello dello sport: arrivare a una gara con qualche dubbio, mettersi in gioco e tornare a casa con qualcosa in più di quando si è partiti.
mercoledì 16 settembre 2026
La corsa dal punto di vista di un atleta psicologo. Scritto da Matteo Simone (Corridori.net, 03-09-2008).
Si inizia a correre per esempio perché invogliati da un amico, o su indicazione di un medico, o per partecipare a una corsa non competitiva.
Che succede dopo aver provato a correre?
In genere non si torna subito a correre perché la fatica ha lasciato il segno, ma, per pochi diventa un’occasione per fare qualcosa insieme, per stare con altri, per frequentare un gruppo, per stare all’aria, per tenersi in forma. Ci si incontra, si ha uno spazio e un tempo riservato, ci si interessa ai mondi altrui che piano piano si schiudono all’altro, si organizzano cene, viaggi.
domenica 13 settembre 2026
Mulinu Becciu, 13/09/26. Ore 15:40, 1000 + 600 + 400 mt. Recupero 4'.
Allenamento pomeridiano nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1060 mt.
Temperatura di 29° con sole intenso e umidità del 50%, vento di scirocco a 24 km/h.
Lavoro su 1000 + 600 + 400 con recupero di 4'. RPE 8.
Tempo impiegato: 1000 in 3'35"5; 600 in 2'03"0; 400 in 1'19"6.
venerdì 11 settembre 2026
I miei ricordi di oltre 13 anni fa. Orvieto, 28-30 giugno 2013. Campionati Italiani Individuali su Pista Master.
Discreta partecipazione per gli atleti master sardi ai Campionati Italiani su pista disputati a Orvieto dal 28 al 30 giugno 2013. La rassegna nazionale dedicata agli “over 35”, organizzata dalla società Libertas Orvieto, ha fatto registrare numeri importanti: 1.440 atleti presenti, per un totale di 2.850 atleti-gara in rappresentanza di 372 società provenienti da tutta Italia.
Dopo una prima giornata caratterizzata da condizioni climatiche quasi autunnali, con pioggia leggera nelle ore serali, il meteo è migliorato nel corso del weekend, riportando temperature pienamente estive e toccando i 30 gradi nella mattinata di domenica 30 giugno.
Le tredici società sarde presenti si sono presentate con quasi cento atleti, conquistando complessivamente 34 medaglie: 7 ori, 12 argenti e 15 bronzi. A distinguersi maggiormente è stata l’Atletica San Giovanni di Sassari, capace di conquistare ben 12 medaglie, tra cui 2 ori e 2 argenti, tutte ottenute nel settore femminile.
A contrastare il predominio delle atlete sassaresi hanno contribuito gli uomini della Sulcis Carbonia, autori di due titoli italiani, dell’Atletica Selargius, che ha raccolto quattro argenti su cinque medaglie complessive, e della GS Atletica Olbia, con un argento e due bronzi. Importanti risultati anche per l’Ichnos Sassari, che ha conquistato quattro medaglie, tra cui un oro e un argento.
L’atleta isolana più titolata della manifestazione è stata la cagliaritana Nicoletta Dessì (F35, Amsicora Cagliari), protagonista con due medaglie d’oro nel salto in lungo e nel salto triplo, oltre a un argento nel giavellotto.
Tra i sette titoli italiani conquistati dagli atleti sardi spiccano anche le prestazioni di Giovanni Pau (M35, Sulcis Carbonia), dominatore della velocità con la vittoria nei 100 metri in 11”05 e nei 200 metri in 23”27.
Per l’Atletica San Giovanni sono arrivati gli ori di Mariangela Piga (F50), vincitrice del salto in lungo con 4,56 metri, e di Roberta Giordo (F40), prima classificata nel salto triplo con 10,18 metri. Il settimo oro porta invece la firma della sassarese Monica Zanda (F35, Ichnos Sassari), impostasi nei 5 km di marcia con il tempo di 31’35”98.
Tra gli argenti meritano una citazione particolare gli atleti capaci di salire più volte sul podio. In evidenza Mario Soru (M60, Atletica Selargius), autore di due medaglie d’argento individuali nei 200 e nei 400 metri, alle quali ha aggiunto un terzo argento nella staffetta 4x100 M60 insieme a Diana, Serra e Congia, chiusa in 53”50.
Tre medaglie anche per Piero Congia (M70, Atletica Selargius): argento nei 100 metri in 14”54, bronzo nei 200 metri in 31”16 e un ulteriore argento nella staffetta 4x100.
Doppietta d’argento inoltre per Simonetta Latte (F35, Atletica San Giovanni Sassari), seconda classificata nei 200 metri in 28”40 e nei 400 metri in 1’04”47, e per Nicola Piga (M45, Studium et Stadium Sassari), secondo nel getto del peso con 11,62 metri e nel lancio del disco da 2 kg con 34,59 metri.
Grande attenzione sugli spalti anche per la prova di Walter Molino (M35, GS Atletica Olbia), protagonista di una straordinaria gara negli 800 metri. Privo di accrediti significativi, Molino è stato inserito nella prima delle tre serie previste. Fin dai primi metri l’atleta olbiese ha imposto un ritmo elevato, transitando ai 300 metri intorno ai 42 secondi e passando ai 400 sotto il minuto e due secondi.
Nel secondo giro la sua azione si è fatta ancora più incisiva, attirando l’attenzione del pubblico e dello speaker, colpiti dalla determinazione e dalla qualità tecnica dell’atleta sardo. Walter Molino ha chiuso la prova in 2’01”89, tempo che gli è valso una prestigiosa medaglia d’argento. Il titolo italiano è andato a Enea Zampini con 2’00”50, mentre il bronzo è stato conquistato dal compagno di squadra Gianluca Derosas in 2’03”61. Da sottolineare inoltre che il giorno precedente Molino aveva già conquistato il bronzo nei 1500 metri con il tempo di 4’09”98.
Per quanto riguarda le mie prove personali (Antonello Vargiu M55, Amsicora Cagliari), il bilancio è stato positivo solo in parte. Nei 5000 metri del 28 giugno, dopo un avvio brillante e un buon ritmo mantenuto per circa due chilometri, ho perso terreno nella fase centrale della gara, riuscendo comunque a difendere il quinto posto finale in 18’10”, su 20 atleti partenti.
Il giorno successivo, nei 1500 metri, la fatica accumulata si è fatta sentire: sono riuscito a chiudere la gara in 4’55”70, classificandomi ottavo su 14 concorrenti.



















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