sabato 29 agosto 2026

Elmas (CA), 29/08/26. Ore 18:00, raduno tecnico rappresentativa sarda per Torneo delle Regioni.


Al campo di atletica di Elmas alle ore 18:00 è previsto il raduno della rappresentativa sarda per la partecipazione al Torneo delle Regioni che avrà luogo a Bolzano il 05/09/26. I quella circostanza io mi dovrò confrontare con gli atleti master delle altre regioni italiane nella distanza di 3000 mt in pista. Durante il raduno ho fatto un allenamento consistente in 3 ripetute da 800 mt con recupero di 3'00". Per lo svolgimento dell'allenamento ho avuto il contributo molto importante del responsabile sardo del settore tecnico del mezzofondo Ferdinando Vicari. Questi i parziali: 1° 800 in 2'57"; 2° in 2'55"; 3° in 2'53".  

mercoledì 26 agosto 2026

Su Planu (Selargius), 26/08/26. Ore 11:30. 7 km lenti in 38'31" a 5'30" a km.


Allenamento lento di 7 km a due passi da casa sotto un sole molto intenso. 

Temperatura 34°5 (percepita 39°) con umidità del 65% e leggera brezza di scirocco. 

Dislivello positivo di 110 mt.

Partenza 1° km 6'10", ultimo a 4'48". Media dei 7 km 5'30" a km.

FC Media 137 (max 162), potenza media 291 (max 414), cadenza di corsa media 175 pam (max 191), lunghezza media passo 1,03 mt, tempo medio di contatto con il suolo 255 ms.

martedì 25 agosto 2026

I post su "Ethic Sport Blog".

08-04-13. L'integrazione per l'Ironman, a cura della dr.sa Sara Canu;
01-04-13. Carboidrati a basso indice glicemico e lucidità mentale;
25-03-13. Le articolazioni e lo sport. Come prendersi cura delle proprie articolazioni;
11-03-13. Gestire l'integrazione alimentare in gara;
04-03-13. Le verdure;
24-02-13. L'influenza degli alimenti sugli ormoni;
04-02-13. La frutta;
28-01-13. Integrare con la glutammina. Perché?
26-11-12. Le regole basilari per un recupero efficace e per una resa ottimale;
12-11-12. Come avere sempre energia per il fondo;
15-10-12. Le fonti proteiche di origine vegetale;
08-10-12. Come aumentare la forza e la massa muscolare?
01-10-12. Il sovrallenamento: come evitarlo, come gestirlo;
02-09-12. Quando l'estate finisce è tempo di maratone;
28-08-12. Zeoliti, acido lattico e performance;
28-06-12. Maratona e alimentazione: una strategia da pianificare con cura;
22-02-12. Migliorare l'esplosività con l'uso della creatina;
15-12-11. Respirare bene per correre meglio;
02-11-11. L'idratazione nei lunghi del podista;
26-08-11. Le strategie per un buon recupero nel running;
08-07-11. La gestione dello sforzo, pensare bene e contare fino a dieci;
24-06-11. Correre in primavera:affrontare i primi caldi;
10-06-11. Il massaggio: ottima strategia di recupero post esercizio;
27-09-10. La stagione delle maratone;

lunedì 24 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), ore 09:30. 1200 mt + 1000 mt + 800 mt. Recupero 3'.


Allenamento mattutino (09:30) nella pista di atletica Santoru a Cagliari in compagnia di Diego. 

Temperatura di 28° (percepita 31) umidità 65% sole intenso e vento quasi assente. 

Ripetute sui 1200 + 1000 + 800 mt con recupero di 3'00".

Questi i tempi raggiunti:

1200 mt in 4'23" (3'39" a km);

1000 mt in 3'28"7:

800 mt in 2'50"5 (3'33").

 

venerdì 21 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 21/08/26. 2000 mt + 600 mt.

Allenamento poco dopo le ore 09:00 nella pista del Campo Santoru a Cagliari in compagnia di Diego.

Temperatura di poco sopra i 30° con debole sole con una umidità intorno al 50%. 

Oggi un lavoro sui 2000 mt seguito da un 600 mt. 

Nel 2000 ho cercato di mantenere una velocità costante su 1'30" a giro con i seguenti parziali: 1° giro: 1'29"; 2°: 1'33"; 3°: 1'30"; 4°: 1'29"; 5°: 1'27" con un totale di 7'28" a una media di circa 3'44". 

Nel 600 sono andato tranquillo nei primi 400 mt per poi aumentare il passo negli ultimi 200 mt. Tempo impiegato 2'03" a una media a km di 3'25". 

lunedì 17 agosto 2026

Correre con Armando Xaxa. Atleta non vedente.

 


Nel lungo percorso della mia esperienza nella corsa, durato circa trent’anni, c’è stato un periodo particolare che ricordo ancora oggi con grande piacere e, soprattutto, con una certa emozione. È stato il periodo in cui ho avuto il privilegio di accompagnare in allenamento e in gara un carissimo amico non vedente, Armando Xaxa.

La nostra esperienza insieme è durata circa cinque anni, dal 2011 al 2016, e mi ha permesso di vivere un periodo fatto di passione, dedizione e sacrificio, mettendomi a disposizione di un amico che, senza un accompagnatore, non avrebbe avuto la possibilità di partecipare alle gare ufficiali di atletica.

A distanza di dieci anni, quei momenti sono ancora vivi nella mia memoria e oggi voglio condividere con voi alcuni ricordi di quella splendida esperienza.


Io e Armando abbiamo disputato insieme ben 18 gare ufficiali FIDAL, legati l’uno all’altro da un semplice cordino, ma soprattutto da tanta fiducia e da tanto coraggio. Di alcune di queste gare ho scritto anche un resoconto, raccontando le sensazioni e le impressioni vissute durante la competizione. Alcuni episodi, a distanza di anni, sono diventati dei ricordi davvero curiosi e piacevoli da ripercorrere.

Con Armando c’è sempre stato un ottimo rapporto di amicizia. Io avevo circa sette anni più di lui e, soprattutto, alle spalle già quindici anni di esperienza agonistica nell’atletica. Sentivo una grande passione per quello che facevo e trovavo il tempo non solo per allenare me stesso, ma anche per allenare Armando.

In quel periodo, tra l’altro, ero spesso protagonista nelle gare della mia categoria e riuscivo frequentemente a ottenere buoni risultati. Nonostante ciò, non sentivo il bisogno di partecipare a tante gare esclusivamente per cercare la soddisfazione della vittoria. Preferivo correre insieme ad Armando. In qualche modo, la sua gara era diventata anche la mia.

Il nostro punto di riferimento per gli allenamenti era il parco di Molentargius. Spesso, il sabato mattina, passavo a prendere Armando davanti a casa sua, a Quartu Sant’Elena, e da lì ci trasferivamo al parco. In quegli ampi spazi riuscivamo ad allenarci anche senza utilizzare il cordino, muovendoci con maggiore libertà.


Delle 18 gare disputate insieme, nove sono state mezze maratone, mentre le altre nove erano gare su strada.

Una delle prime competizioni che affrontai con Armando fu il Campionato Italiano di Mezza Maratona per atleti diversamente abili, disputato a Cagliari il 2 ottobre 2011, in contemporanea con la Maratona di Cagliari.

In quella circostanza Armando si classificò terzo assoluto nella categoria T11 (totalmente ciechi), con il tempo di 1h41’45”, su un percorso che risultò più lungo di circa 600 metri rispetto ai canonici 21,097 km.

Nel corso delle nostre gare si sono verificate numerose situazioni particolari, alcune delle quali sono rimaste impresse nella mia memoria più di altre.

Una delle caratteristiche di Armando che apprezzavo maggiormente era la grinta che riusciva a tirare fuori soprattutto nella parte finale della gara. In diverse occasioni individuava già a metà percorso alcuni atleti come punto di riferimento. Da quel momento iniziava una sorta di sfida personale: gestire le energie, avvicinarsi progressivamente e poi cercare di superarli nel finale.

Il mio compito non era semplicemente quello di guidarlo attraverso il cordino. Dovevo avvisarlo in anticipo delle curve, delle eventuali difficoltà del terreno e di qualsiasi ostacolo potesse interferire con la sua corsa. Molto spesso gli comunicavo anche la posizione di atleti che conosceva perfettamente.

In base ai chilometri ancora da percorrere, alla distanza dall’arrivo e al distacco dagli atleti che ci precedevano, Armando decideva quando iniziare il recupero e quando tentare il sorpasso.

Quella era, per lui, la vera sfida nella sfida.


E devo ammettere che qualche volta, nonostante avessi una superiorità indiscussa nella corsa, Armando riusciva a costringermi a stringere i denti fino agli ultimi metri.

Una delle cose che soffriva maggiormente durante le gare era incontrare atleti che correvano davanti a noi senza fare nulla per favorire il nostro passaggio. Per quanto io potessi cercare di indirizzarlo da una parte o dall’altra del percorso, potevano capitare delle strettoie o altre situazioni che limitavano la sua libertà di movimento. In quei momenti Armando si innervosiva e rischiava di perdere l’orientamento.

Armando ha sempre avuto una discreta tecnica di corsa e, in tantissime gare, siamo riusciti a mantenere velocità decisamente interessanti. La maggior parte delle mezze maratone le abbiamo concluse tra 1h37’ e 1h41’. In alcune gare intorno ai 10 km riuscivamo a viaggiare senza problemi sotto i 4’30” al chilometro.

Posso garantirvi che accompagnare un atleta che dipende totalmente dal proprio guidatore richiede una concentrazione costante per tutta la durata della gara. Non ci si può distrarre neppure per un istante. Ogni curva, ogni ostacolo, ogni cambio di direzione e ogni atleta da superare possono diventare importanti.

Nel corso degli anni ci sono state anche alcune situazioni piuttosto critiche, che per fortuna si sono sempre risolte senza conseguenze.


Un episodio curioso è avvenuto durante la Mezza Maratona di Pula, il 20 gennaio 2013. In una curva a 90 gradi mi sono dimenticato di avvisare Armando e, inevitabilmente, ci siamo scontrati tra di noi. Per fortuna non abbiamo riportato conseguenze importanti, ma ancora oggi, ripensandoci, mi viene da sorridere.

Un altro episodio che ricordo benissimo è quello vissuto a Villacidro, durante la gara “Lago di Corsa” del 2 giugno 2013.

Era una gara corsa a un ritmo discreto e Armando riuscì a classificarsi decimo di categoria. Mancavano pochi chilometri all’arrivo e lui era in buone condizioni fisiche. Davanti a noi si prospettava un bel gruppetto di atleti che, in quella fase della gara, procedeva a un ritmo più lento del nostro.

Armando capì immediatamente che superarli non sarebbe stato semplice e cominciò a innervosirsi.

Io cercavo di avvertire gli atleti davanti a noi, invitandoli a lasciarci spazio. Qualcuno si spostava, qualcun altro invece sembrava non sentire.

A quel punto cercai anche di far rallentare Armando.

Niente da fare.

Lui continuava alla sua velocità, deciso a passare.

Il risultato fu che l’atleta davanti a noi rischiò di prendersi un bel calcio da dietro e riuscì a evitarlo soltanto all’ultimo momento.

Un episodio che, fortunatamente, si concluse senza conseguenze, ma che ancora oggi ricordo con un sorriso.

Ad Aritzo, il 22 luglio 2012, credo invece che abbiamo disputato la gara più spericolata in assoluto.

Si trattava di una mezza maratona con partenza e arrivo nel centro del paese, ma con una parte del percorso particolarmente difficile e impegnativa. Verso metà gara si transitava su un tratto sterrato fortemente impervio, con ai lati dei dirupi pericolosi e discese molto dure.

In quella circostanza avevo provato in tutti i modi a frenare la grinta di Armando, ma ben poco potevo fare.

Incurante dei miei consigli, era lui a dettare l’andatura. Si lanciava a tutta velocità nelle discese, nonostante il terreno fosse tutt’altro che agevole.

Io cercavo di controllare la situazione e, allo stesso tempo, di evitare che accadesse qualcosa.

Ancora oggi mi chiedo come sia stato possibile terminare quella gara senza che succedesse nulla.


Le gare nelle quali ho avuto maggiori difficoltà, soprattutto nella parte finale, sono state quelle di Quartu Sant’Elena del 16 settembre 2016 e di Carbonia del 7 aprile 2013.

In entrambe devo ammettere che Armando mi ha messo davvero a dura prova.

Per una lettura più dettagliata di queste due gare potete consultare i relativi resoconti: Quartu S.Elena e Carbonia.

Vi invito inoltre a leggere anche i resoconti di Aritzo e Villacidro, dove sono raccontati gli episodi che ho ricordato in precedenza.

Per chi fosse interessato, è disponibile anche il resoconto della Maratona di Cagliari del 2 ottobre 2011.

Che dire?

Le gare di Armando erano anche le mie.

Prima di ogni partenza dovevo concentrarmi e prepararmi mentalmente per essere il miglior accompagnatore possibile. Dovevo pensare a lui, al percorso, agli ostacoli, agli altri atleti, alle curve, al ritmo e a tutto ciò che poteva accadere durante la gara.

Solo dopo, se rimaneva spazio, pensavo anche alla mia corsa.

E forse è proprio questo l’aspetto più bello che mi ha lasciato quella esperienza.

Per alcuni anni ho corso non soltanto per me, ma anche per qualcun altro. Ho imparato che una gara non è fatta soltanto di tempi, classifiche e vittorie. A volte il risultato più importante è arrivare insieme, condividendo la fatica, la paura, la tensione, la gioia e quella straordinaria sensazione che si prova quando, finalmente, si taglia il traguardo.

Io e Armando correvamo legati da un semplice cordino.

Ma ciò che ci teneva veramente uniti era molto più forte.

domenica 16 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), 16/08/26. Ripetute (3 X 1000 mt) + (4 X 200 mt).


Allenamento a fine mattina (10,45) nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo circa 1050 mt.

Giornata molto calda con 34° all'ombra (percepita 37°) sole forte e leggera brezza da nord. 

Oggi 3 ripetute da 1000 mt con recupero di 3'00" seguite da 4 ripetute da 200 mt con recupero di 2'00".

Questi i parziali dei 1000 mt: 3'33"4; 3'33"2; 3'34"2 (media 3'34").



Questi i parziali dei 200 mt: 36"9; 37"8; 38"4; 36"4 (media 37"5). 

giovedì 13 agosto 2026

Marcello Chiapponi. Fisioterapista. La vitamina D.

Vitamina D: perché conta davvero per i muscoli (e cosa succede quando manca).

Muscoli che sembrano sempre un po' fiacchi anche quando non hai fatto niente di pesante, una forza nelle gambe che negli ultimi tempi non è più quella di una volta, le scale che ti pesano più di prima, una stanchezza di fondo che non riesci a spiegare e che attribuisci all'età o al lavoro.

Sono fastidi diversi tra loro, in apparenza scollegati, che tantissime persone si portano dietro per mesi pensando "sarà che invecchio", e che hanno spesso un punto in comune di cui si parla pochissimo: la vitamina D, e soprattutto quanta ne arriva davvero ai tuoi muscoli.

Sulla vitamina D gira parecchia confusione, perché quasi tutti la conoscono come "quella delle ossa", la associano al calcio e si fermano lì. Eppure è solo metà della storia, e per i muscoli è una metà che vale la pena conoscere. Oggi ti spiego in modo concreto cosa fa davvero la vitamina D per i muscoli, perché la carenza è molto più comune di quanto pensi, e quando ha senso correrla ai ripari.

☀️ NON È SOLO UNA VITAMINA: SI COMPORTA COME UN ORMONE (E PARLA DIRETTAMENTE AL MUSCOLO)

Qui c'è il punto che quasi nessuno racconta, e che ribalta l'idea comune. La vitamina D, nonostante il nome, non si comporta come una semplice vitamina: una volta attivata, gira nel corpo come un vero e proprio ormone, cioè come un messaggero che porta ordini precisi alle cellule. E tra le cellule che ricevono i suoi ordini ci sono proprio quelle dei muscoli.

Facciamo il viaggio, perché il meccanismo è davvero affascinante. Le fibre muscolari hanno sulla loro superficie dei recettori per la vitamina D, che sono come delle serrature: quando la vitamina D arriva, entra in quelle serrature e gira la chiave, e quella chiave accende dentro il muscolo i processi che lo tengono efficiente, reattivo e capace di esprimere forza. Senza quella chiave, il muscolo c'è, è lì, ma è come se gli mancasse il segnale per funzionare al meglio: hai i mattoni, ma manca chi dà l'ordine di metterli in moto.

Pensa a un grande impianto con tutte le luci montate e i cavi in ordine, ma con l'interruttore generale abbassato. Le lampadine sono perfette, non è rotto niente, eppure la stanza resta in penombra perché manca il segnale che accende tutto. Nel muscolo è la stessa identica cosa: quando la vitamina D scarseggia, l'interruttore resta abbassato, e per quanto tu abbia muscoli sani la forza che riesci a esprimere resta sotto le tue reali possibilità. Non è che il muscolo sia danneggiato, è che non sta ricevendo il comando per dare il meglio.

Ecco perché la vitamina D non riguarda soltanto le ossa: riguarda la forza, la funzione e la prontezza dei tuoi muscoli, ed è un aspetto che per anni è rimasto in secondo piano rispetto al solito discorso sul calcio.

🦴 PERCHÉ LA CARENZA È MOLTO PIÙ COMUNE DI QUANTO IMMAGINI

E qui arriva una cosa importante da capire, perché spiega perché tante persone vivono "a interruttore abbassato" senza saperlo. La vitamina D è particolare anche per come la otteniamo: a differenza delle altre, non la prendiamo quasi mai dal cibo, la fabbrichiamo soprattutto noi, con la pelle, quando prende il sole. È un piccolo laboratorio chimico che si attiva con la luce, e il problema è che quel laboratorio oggi lavora pochissimo.

Pensa a come passiamo le giornate: chiusi in casa o in ufficio, dietro a una finestra che blocca i raggi giusti, coperti dai vestiti per buona parte dell'anno, e per molti mesi sotto un cielo che il sole utile lo regala col contagocce. A questo si aggiunge un dettaglio fisiologico che pesa con gli anni, perché la pelle più matura produce vitamina D in modo meno efficiente di quella giovane, a parità di sole. Il risultato è che la carenza, o quantomeno un livello più basso del dovuto, è una condizione diffusissima, molto più di quanto la maggior parte delle persone sospetti.

E quando l'interruttore resta abbassato a lungo, le conseguenze sui muscoli ci sono e sono documentate. La carenza di vitamina D si associa a debolezza muscolare, e con il passare degli anni questo diventa un fattore che pesa parecchio: le rassegne scientifiche la collegano a un maggior rischio di sarcopenia, cioè la perdita di massa e di forza muscolare, e di conseguenza a una maggiore tendenza alle cadute e alla fragilità, soprattutto nelle persone più avanti con l'età. Non è un dettaglio estetico, è la differenza tra un corpo che resta saldo e autonomo e un corpo che diventa più incerto sulle gambe.

💊 LA PREMESSA ONESTA: SERVE SE PARTI DA UNA CARENZA, NON SE STRAFAI

Va detta una cosa con grande chiarezza, perché non voglio raccontartela come una pillola magica, e non lo è. La vitamina D, come integrazione, aiuta davvero soprattutto quando si parte da una carenza, cioè quando l'interruttore è effettivamente abbassato e tu glielo riporti su. È lì che fa la differenza vera.

Se invece i tuoi livelli sono già adeguati, prendere dosi alte non aggiunge benefici extra: il muscolo ha già ricevuto il suo segnale, e darne di più non lo rende super, semplicemente non serve. E va detto con altrettanta onestà che le "megadosi una tantum", la fiala gigante presa ogni tanto per mettersi in pari di colpo, non sono una buona idea: il corpo lavora meglio con un rifornimento sensato e costante che con uno strappo isolato. La logica giusta, insomma, è semplice e per niente eroica: controllare se c'è una carenza e correggerla, senza inseguire il "di più è meglio" che con la vitamina D non vale.

🥗 IN PRATICA: IL SOLE, IL POCO CHE C'È NEL PIATTO E I DUE COMPAGNI GIUSTI

Mettiamola sul concreto, perché è qui che la teoria incontra la vita reale. La fonte numero uno resta il sole sulla pelle, e quando puoi è giusto sfruttarlo. Ma siccome per gran parte dell'anno e della giornata il sole utile è poco, vale la pena sapere quel poco che troviamo nel cibo:

➡ il pesce grasso, come salmone, sgombro, aringhe e sardine, che è di gran lunga la fonte alimentare migliore

➡ il tuorlo d'uovo, che ne contiene una quota piccola ma reale

➡ alcuni alimenti fortificati, a cui la vitamina D viene aggiunta apposta

Il punto pratico è che, anche mettendo insieme tutte queste fonti, con il solo cibo è davvero difficile arrivare ai livelli che servono, perché gli alimenti che la contengono sono pochi e la quota è modesta. Ed è proprio per questo che in inverno, o quando l'esposizione al sole è scarsa, l'integrazione è spesso una scelta sensata e concreta, soprattutto se da un controllo emerge che parti da un livello basso.

Due dettagli pratici che fanno la differenza e che quasi nessuno ti dice. Il primo: la vitamina D è liposolubile, cioè si scioglie nei grassi, quindi viene assorbita molto meglio se la prendi insieme a un pasto che contiene un po' di grassi, e non a stomaco vuoto. Il secondo riguarda un compagno indispensabile, il magnesio: per attivare la vitamina D e trasformarla nella forma che il corpo usa davvero serve il magnesio come cofattore, cioè come l'attrezzo senza il quale il lavoro non parte. Puoi anche avere la vitamina D, ma se manca l'attrezzo giusto la trasformazione procede a rilento, ed è uno dei motivi per cui questi due vanno pensati insieme e non a compartimenti stagni.

Quando metti insieme tutte queste cose, cioè un livello adeguato, il momento giusto per assumerla e i suoi compagni al posto loro, la vitamina D smette di essere "quella delle ossa" e diventa una leva concreta anche per i muscoli. L'interruttore torna su, la forza ha di nuovo il suo segnale, e quel corpo che ti sembrava un po' spento ritrova la prontezza che pensavi di aver perso solo per via degli anni. 

martedì 11 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 10,30. Ripetute 4 X 800 mt media 2'54" (recupero 2'30") + 4 X 200 mt media 37"5 (rec. 2'00").


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Carpaccio, Giotto e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e scarso vento di scirocco. 

Questi i parziali delle 4 ripetute da 800 mt: 1° 800 mt in 2'53"2 (3'35" a km); 2° 810 mt in 2'49"2 (3'30" a km); 3° 810 mt in 2'57"3 (3'40"); 4° 800 in 2'53"7 (3'37"). Recupero 2'30". Media 2'54".

Queste i parziali delle 4 ripetute di 200 mt: 1° 200 mt in 40"45; 2° in 36"2; 3° in 37"8; 4° in 36"0. Recupero 2'00". Media 37"5.  

domenica 9 agosto 2026

Reattivi ed elastici, senza cronometro. Scritto da Orlando Pizzolato (Febbraio 2012).

Solo una cosa è per sempre, insinua un noto slogan quando c’induce ad associare la profondità dell’amore verso una persona con l’oggetto della ben nota pubblicità. La durezza del diamante evidenzia la sua inossidabile resistenza al passare del tempo.
Tutto il resto in natura è invece destinato a deperire, specialmente nel nostro corpo, sul quale i segni del tempo sono più o meno evidenti. Li possiamo rilevare dal deterioramento dei tessuti che alterano l’aspetto esteriore di una persona, un processo che fa impazzire i fanatici dell’estetismo. Noi podisti invece ci “disperiamo” per lo scadimento delle prestazioni atletiche. Da una parte quindi ci sono individui che vorrebbero essere come una statua di cera, perfetta ed immortale, ma immobile. Dall’altra invece ci sono i menefreghisti dell’estetica ma gli esaltati dall’efficienza fisica. Insomma, per alcuni meglio brutti ma veloci. Un’utopia per entrambi ovviamente, anche per chi sarebbe tentato d’invidiare Benjamin Button, pur di esprimere il massimo rendimento fisico all’approssimarsi della pensione. 

venerdì 7 agosto 2026

Mulinu Becciu (CA), ore 11:00. Allenamento a piramide: 300+400+500+400+300. Recupero 3'.


Allenamento nell'isolato di Mulinu Becciu tra le vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1050 mt. Temperatura di 33° con sole intenso e vento di maestrale (22 km/h). Lavoro piramidale con distanze approssimative dove ho considerato la distanza rilevata dal Garmin. Questi i parziali: 300 mt in 58"4 (3'13 a km); 400 mt in 1'19"2 (3'20"); 510 mt in 1'39"2 (3'15"); 400 mt in 1'16"9 (3'14"); 320 mt in 57"6 (2'59"). Recupero tra le ripetute 3'.

mercoledì 5 agosto 2026

Campo di atletica Santoru (CA), 04/08/26. Ripetute 4 X 400 mt a una media di 1'19". Recupero 2'30".


Allenamento serale (ore 19:00) nel campo di atletica Santoru consistente in 4 ripetute da 400 mt con recupero di 2'30". Temperatura intorno ai 30°, assenza di sole ma con una umidità altissima e leggero vento di ostro. Questi i parziali: 1° 400 in 1'19"1; 2° in 1'20"8; 3° in 1'18"9; 4° in 1'17"5. 

domenica 2 agosto 2026

Riepilogo partecipazione a gare di atletica ufficiali di Antonello Vargiu (sino al 31-07-2026).


Partecipazione a gare di atletica Fidal e UISP di Antonello Vargiu.

Oltre al numero di gare e le località dove ho gareggiato, per ciascun anno, ho riportato anche le posizioni di classifica in base alla propria categoria e le volte che sono salito sul podio per i primi tre posti. Per ogni gara è stata indicata la tipologia: strada (str.), cross (cro.) e pista (pis.).