sabato 1 aprile 2017

Il mito del colesterolo. Scritto da Andrea Deledda (Biologo nutrizionista).

Il colesterolo è una molecola fondamentale della vita animale, componente essenziale della membrana cellulare, in particolare dei neuroni (nel cervello risiede la maggior parte del colesterolo dell'organismo), precursore della vitamina D endogena, dei sali biliari e degli ormoni steroidei; è importantissimo per l'omeostasi energetica, tiroidea, sessuale, per la risposta immunitaria e allo stress. Non è presente negli alimenti vegetali.

Come spiega un bel libro, sul colesterolo sono diffuse molte bugie.

Iniziamo col dire che tra i fattori di rischi cardiovascolare, una rivista serissima come Nature mette il colesterolo all'ultimo posto, dopo ipertensione, fumo, diabete, inattività fisica, obesità. Cominciamo a cambiare questi, possibilmente senza farmaci, e poi potremo pensare al colesterolo.



Breve cronistoria



Negli anni 40 (credo) del secolo scorso si scoprì che il colesterolo si accumula nelle placche aterosclerotiche. Grazie a degli studi risalenti agli anni 60 invece, si trovò una correlazione tra grassi saturi, colesterolo plasmatico e malattie cardiovascolari (CVD). Purtroppo quegli studi furono fatti prendendo in considerazione i dati che facevano comodo ed escludendo quelli fastidiosi.
Si pensò quindi che, introducendo colesterolo con l'alimentazione (quindi con grassi di origine animale), si facesse salire quello plasmatico, aumentando il rischio cardiovascolare.
Si introdussero così i grassi trans, la peggiore invenzione dell'umanità insieme alla sedia elettrica, alla macchina macella-polli e all'euro, ottenuti col trattamento industriale degli oli vegetali di scarto (e quindi privi di colesterolo), per sostituire burro, strutto ecc, credendo di fare del bene ma creando solo un aumento della prevalenza delle CVD.
Ci si concentrò quindi su un altro punto: ridurre il colesterolo plasmatico coi farmaci.
Qualche settimana fa non ho fatto altro che vedere cardiologi che descrivevano le statine come il farmaco migliore al mondo, e l'uovo come responsabile di tutti i casi di aterosclerosi dell'umanità.
Ad Elisir fior di professoroni che parlano del colesterolo alimentare, in particolare di uova e crostacei, come il peggior nemico. In realtà i crostacei prevengono il diabete, un fattore di rischio cardiovascolare. Per non parlare di una diabetologa che parla della frutta secca come fonte di colesterolo (ovviamente è vero il contrario, cioè la frutta secca non ha colesterolo e oltretutto migliora il quadro lipemico).



Il colesterolo plasmatico è regolato da un'omeostasi molto complessa che rappresenta un equilibrio tra produzione endogena, assorbimento intestinale, necessità dell'organismo ed escrezione epatica. Alimenti e farmaci influenzano questo equilibrio.

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3965667/





L'organismo sano produce da 1000 a 2000 mg di colesterolo al giorno (attenzione alle unità di misura). Un uovo di gallina (circa 60 grammi) ne contiene circa 220 mg, cioè un decimo della produzione, 100 grammi di bistecca di maiale 62 mg. Questo chiarisce abbastanza intuitivamente che all'organismo non gliene frega nulla se lo introduciamo o no, la grandissima parte se lo sintetizza da sé. E in ogni caso non esiste correlazione tra colesterolo alimentare e quello del sangue, si sa da 20 anni. In alcune persone (un quarto della popolazione circa) il colesteroloalimentare provoca un aumento di LDL, ma della frazione non aterogena (quelle grandi, vedi seguito), e contemporaneamente dell'HDL (quindi il rapporto rimane uguale).

Come dice il dottor Bowden, "eliminare il colesterolo alimentare è come tagliare le calorie togliendo la latttuga dall'hamburger".

C'è invece correlazione tra uso di zucchero (fruttosio e glucosio, privi di grassi e colesterolo) e aumento di colesterolo. Questo perché la sua produzione è sotto il controllo dell'insulina, l'ormone rilasciato in seguito alll'introduzione di nutrienti, soprattutto carboidrati.

Quindi qualunque eccesso alimentare stimola la produzione, ma in particolare quella di carboidrati raffinati.
L'unico colesterolo alimentare di cui dobbiamo aver paura è quello perossidato (in pratica irrancidito), così come i grassi, che troviamo nelle carni e pesci conservati male o non freschi, o nelle uova stracotte (le istruzioni per cuocerle al meglio), e che contribuisce all'ossidazione e alla progressione delle placche, soprattutto se non abbinato agli antiossidanti di frutta, verdura e spezie come spesso capita nella tipica dieta occidentale.

Tornando alle statine, sono farmaci usati per ridurre la produzione endogena del colesterolo. Le prime lanciate negli anni 70 hanno proprio fatto una strage (fu uno scandalo), le ultime hanno ridotto di pochissimo la mortalità e hanno molti effetti collaterali: sono associate con riduzione del desiderio sessuale, malattie polmonari, cataratta, miopatia (dolori muscolari) e hanno aumentato il rischio di diabeteAffaticano fegato e reni (e muscoli ovviamente) e hanno numerose interazioni con farmaci e alimenti (succo di pompelmo ad esempio).  Mica male eh?
Inoltre prendendo farmaci le persone sono portate a pensare di potersi permettere più libertà nel cibo, e questo le porta a non controllarsi più (una delle cause dell'aumentata incidenza di diabete in chi prende statine).


http://authenticmedicine.com/why-statins-cause-diabetes-by-steven-mussey-md/


Il migliore tra i farmaci per la prevenzione cardiovascolare è la comunissima (cardio) aspirina, che previene la formazione dei coaguli (trombi) che ostruiscono le arterie.

Chi proprio a tutti i costi volesse prendere statine, le dovrebbe abbinare ad un integratore di coenzima Q10 (la cui produzione endogena viene ridotta dalle statine) per prevenire i dolori muscolari.

Ma le statine sono veramente utili in poche sottopopolazioni limitate, ovvero le donne attorno ai 40 anni che abbiano già avuto malattie cardiovascolari e chi soffre di ipercolesterolemia familiare. Nelle altre, incluso i bambini, nessuno ne ha mai dimostrato benefici.

La verità è che l'aterosclerosi, la formazione progressiva della placca di colesterolo nelle arterie che, staccandosi, origina i trombi (e quindi infarti e ictus), è una malattia a carattere sostanzialmente infiammatorio. Il colesterolo, alto o basso nel sangue, tende a depositarsi solo in caso di stato infiammatorio, come succede nell'obesità viscerale. Stiamo allora molto più attenti ai valori degli indici di infiammazione (VES e PCR ad esempio): quelli sì che indicano pericolo. E al grado di calcificazione della placca.

http://healthyprotocols.com/2_athero.htm


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1767836/


Sono quindi pericolose le situazioni che determinano un innalzamento del tono infiammatorio dal punto di vista alimentare. Classicamente una dieta con cibi raffinati, in particolare carboidrati, grassie molecole proossidanti (tra cui il colesterolo perossidato come dicevo prima), povera di antiossidanti e fibre.

Qualunque picco glicemico (dato dall'introduzione di farine o zuccheri raffinati) è visto dal nostro organismo come una reazione infiammatoria, come se stessimo mettendo benzina sul fuoco. Questo non succede con la frutta, nonostante sia ricca di zuccheri. Con buona pace di quelli chedicono che tra un cucchiaino di zucchero nel caffè e una mela non c'è differenza perché le calorie son simili. A mediare la risposta infiammatoria partecipano anche le caveoline, molecole rilasciate in caso di alimentazione "occidentale".


http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3139026/


Per quanto riguarda gli esami ematochimici, è importante saper interpretare i numeri. Il quadro di pericolo è dato da basso HDLelevati trigliceridi, alto rapporto LDL/HDL. L'LDL in sè (il colesterolo cattivo) da solo è poco indicativo, il suo valore troppo basso è stato addirittura messo in relazione con scarsa sopravvivenza dell'anziano con insufficienza cardiaca.

Il colesterolo HDL riesce addirittura a invertire la progressione della placca aterosclerotica, per questo più alto è meglio è. Inoltre sembra essere protettivo anche nei confronti del diabete e delle malattie infettive.

Il colesterolo totale troppo basso è associato con depressione, morbo di Parkinson, emorragia cerebrale e tumori.
Il colesterolo LDL di cui si dovrebbe tener veramente conto è quello fatto da particelle piccole, dense e ossidate. Sono in questo stato perché in circolazione da parecchio, cioè sono quelle grandi che mano a mano vengono svuotate. Il colesterolo che rimane è così "più vecchio" e ossidato, e quindi molto infiammante, irritante delle arterie e aterogeno.
http://eatingacademy.com/nutrition/the-straight-dope-on-cholesterol-part-v


Secondo alcuni gli esami non sono ancora pronti a distinguere questa particolare frazione delle lipoproteine, ma presto lo saranno.

Inoltre sarebbe interessante andare a verificare una particolare lipoproteina nota come Lp(a), un fattore di rischio molto importante, anch'essa innalzata dal consumo di grassi trans.



http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2794466/



grassi saturi fanno salire l'LDL, ma contemporaneamente pure l'HDL, cosicché sono stati recentemente scagionati dall'accusa di essere pericolosi (o meglio la loro posizione si è alleggerita). I tanto lodati pasta e pane (raffinati) della dieta "mediterranea" (presunta tale dai soliti geni, in realtà è ben diversa) sono decisamente più temibili.
Un approccio nutrizionale con antiossidanti (omega 3, resveratrolo, cumarina, flavonoidi), diselenio difenile e niacina, insieme alle solite raccomandazioni di ridurre il più possibile tutto ciò che è industriale e raffinato, sembra essere il miglior modo per ridurre il rischio cardiovascolare.


Il post sopra riportato è stato pubblicato nel blog di Andrea Deledda (nutrizione 996) in data 10-06-14.
Per entrare nel blog di Andrea Deledda clicca qui.
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