mercoledì 11 gennaio 2017

Correre: abitare il proprio corpo. Di Massimo Santucci e Valentina Cortesi.

Muscoli e mente. La differenza che c’è tra il praticare sport per il mantenimento di una buona condizione fisica e farlo in modo agonistico è che nel primo caso non si tende verso nessuna performance particolare, ricerca spasmodica invece di chi pratica sport a livello agonistico.
Ma cos’è che ci spinge a dare il massimo? Che cosa si sviluppa dentro la mente di un atleta che vuole vincere? Che pozione ha ingerito? Cosa spinge il corpo alla ricerca del suo limite sperando di non trovarlo mai? C’è forse una visione che ci sprona verso la perfezione? Il confronto con gli altri, la ricerca dei sogni, le aspettative che non vuoi tradire o il semplice desiderio di rendere visibili i propri fantasmi ed essere all’altezza?
Una cosa è certa, ci vuole il coraggio di tentare sempre e, nonostante questo, a volte, cause esterne ci portano a non esprimere il massimo, ed è anche in quel momento che ci dobbiamo riconoscere atleti. La frase contenuta in uno dei versi delle Satire di Giovenale, poeta romano contemporaneo di Tacito, dichiara che la felicità nella vita si fonda su valori semplici e raggiungibili da tutti. Chiunque abbia provato, anche per poco tempo, uno stile di vita regolare e sano non può non affermare la piacevolezza del sentire il corpo leggero e la mente reattiva. Questa è la sensazione che spinge un atleta a cercare sempre la prestazione perfetta. Friedrich Nietzsche, anche lui filosofo in “Così parlò Zarathustra”, scrisse: “Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, che tu chiami spirito, un piccolo strumento e giocattolo della tua ragione. Dietro i tuoi pensierie sentimenti, sta un possente sovrano, un saggio ignoto, che si chiama sé. Abita nel tuo corpo. È il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza”. Nello sport si vince con i muscoli e con la testa questa è la conclusione. La forza dello spirito. La motivazione, la forza di volontà, la tenacia, la determinazione sono ciò che spingono l’atleta ad allenarsi, a superare ogni giorno i propri limiti fisici per tendere alla prestazione ottimale. L’allenamento si dispiega su tre binari: fisico, mentale ed emozionale. L’allenamento fisico per uno sportivo è fondamentale, tanto che occupa gran parte dei suoi pensieri. L’esercitazione fisica quindi è parte significativa e necessaria per andare oltre, serve però un ingrediente magico, il lavoro tecnico. Il lavoro dello sportivo sta nel preparare la mente a non fermarsi davanti all’ostacolo ed a scegliere in quel preciso istante di accendere un interruttore per iniziare la sua impresa e da lì trasformarsi e vivere un’altra vita. Questo è quello che dovrebbe accadere, cercare di spostare, abituando il proprio corpo, la sensazione di affaticamento. Ed è il lato emozionale quello che ti porta oltre il limite fisico, che ti tende la mano facendoti sentire in acque quiete. L’allenamento insegna al cervello che anche di fronte al muro, al “The Wall”, non siamo in pericolo, ma come spesso nella vita siamo solo davanti alla possibilitàdi migliorarci. È un percorso difficile, possibile solo grazie ad una spinta emotiva, che deve essere gestita per non cadere nell’errore che si trasformi in pressione psicologica. L’atleta dovrebbe sempre porsi una domanda: qual è l’obiettivo da raggiungere? Sembra un trailer aziendale ed invece è soltanto una buona strategia per far si che ogni cosa messa nell’ordine di precedenza corretto dia il massimo in fatto di resa e successo. La riuscita di un atleta è aver creato uno spessore, scelto un colore, tracciato il corso della propria vita con i pro e i contro che questa comporta. Nel substrato di ogni atleta c’è un uomo, in ogni prestazione c’è tecnica, in ogni sforzo c’è forza. Esterne a queste qualità ci sono eventi incontrollabili che minano la possibilità di ottenere la prestazione ad esempio l’infortunio, il malessere pre-gara, le condizioni climatiche e queste sono solo alcune delle impossibilità che tirano fuori l’ultima, ma non meno importante qualità dell’atleta, l’accettazione del limite. La prestazione Corpo e mente, come detto, camminano insieme ed è nella sinergia di allenamento e recupero che si creano le più belle prestazioni. Bisogna eseguire, recuperare ed aumentare l’intensità del carico di lavoro per ottenere risultati. Lo scopo del tecnico è quello di sviluppare in modo progressivo l’adattamento del corpo verso un carico di lavoro. Fondamentale è che si crei un rapporto stretto tra l’atleta e il preparatore. Tenere informato l’allenatore delle proprie sensazioni fisiche e mentali permette di raggiungere il massimo dello sviluppo personale. In tutte le metodiche di allenamento troveremo un alternanza di “lavori” a momenti di “recupero”. Dopo carichi quotidiani e prolungati il corpo deve “recuperare”. Il recupero può essere attivo o passivo. Il primo si propone in genere ad atleti che hanno una preparazione già consolidata, consiste nel rigenerare in movimento le fibre muscolari che vengono stressate giornalmente. Il secondo è adatto per atleti di livello inferiore. Un vero e proprio riposo. L’importanza di defaticare. Con il termine defaticamento si intende l’atto con cui vogliamo far riposare i muscoli e diminuire lo stress muscolare. Spesso alla fine di una corsa, l’atleta, riduce l’andatura per diversi minuti in maniera da diminuire gradualmentelo sforzo a cui il corpo è stato sottoposto. I benefici ottenuti con l’azione defaticante sono diversi, da una parte vengono smaltiti i cataboliti (scarti prodotti dal corpo, residui della demolizione di proteine e aminoacidi) prodotti dai muscoli durante tutta la fase di sforzo, dall’altra si ha un miglioramento della circolazione del sangue. Esistono mille modi per defaticare il corpo. Prendiamo in considerazione qualche metodo strumentale: TECARTERAPIA. Per mezzo di un generatore di radio frequenza attraverso l’energia che passa dalle fasce muscolari possiamo raggiungere in profondità tendini, articolazioni, tessuti ossei. È un metodo per rilassare, togliere dolore, ridurre le infiammazioni. Con la tecarterapia si ottengono vantaggi per il recupero motorio grazie alla possibilità di usarla anche più volte il giorno. LASER E LASERTERAPIA. Per mezzo della luce e dell’energia luminosa possiamo parlare di vita ed esseri viventi. Pensiamo a quello che i fotoni (piccole particelle di materia che la compongono) fanno nel processo di crescita delle piante e dell’importanza che la luce ha nello sviluppo dei processi biologici. Questo è il motivo per cui si sono ricercate sorgenti artificiali che riproponessero il meccanismo. Il laser è l’ultimo tipo di sorgente luminosa a nostra disposizione. L.A.S.E.R., Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation, vuol dire amplificazione di luce per mezzo di un’emissione stimolata di radiazioni. La tecnologia laser ha cominciato ad essere applicata nel campo medico agli inizi degli anni 70-80 ed è sempre stata sul grafico degli interventi in continua evoluzione. La laserterapia è stata utilizzata per diversi usi medici. La combinazione tra luce, laser pulsanti e laser continui è la combinazione che ha ottenuto miglior successo. La cellula stimolata dal lasera livello di mitocondri tende a ricaricarsi di energia, quindi se danneggiata per cause infiammatorie, traumatiche, degenerative o da affaticamento tende a riportarsi alla funzione fisiologica primaria. L’attività laser è indolore e non ha controindicazioni. RADARTERAPIA. Il dispositivo è stato creato per generare onde elettromagnetiche con potenza variabile da sfruttare a scopo terapeutico. La produzione di calore è l’azione primaria della radarterapia, l’effetto si ottiene dalle oscillazioni delle particelle dei tessuti che creano calore per effetto Joule. Il riscaldamento maggiore lo abbiamo a livello dei tessuti con alto contenuto di acqua. Oltre all’effetto termico produce anche una vaso dilatazione che arriva anche nelle zone capillari: questa azione coinvolge capillari arterie e pre-capillari e dura per circa venti minuti dopo il trattamento. La vasodilatazione fa affluire ai tessuti maggior quantità di sostanze e facilita la rimozione dei cataboliti acidi. L’effetto primo delle microonde sull’organismo è il rilassamento muscolare. ELETTROSTIMOLAZIONE. L’elettrostimolatore è un apparecchio portatile e leggero destinato ad offrire un supporto all’esercizio muscolare, viene anche usato nel settore medico per riabilitare i muscoli dopo traumi o per ridurre dolori muscolari. L’elettrostimolazione consiste nell’inviare impulsi elettrici molto deboli e brevi alle fibre nervose tramite elettrodi messi sulla pelle. La stimolazione produce un lavoro muscolare secondo il programma impostato, riproduce gli sforzi muscolari comandati naturalmente dal cervello. Viene utilizzata per la preparazione, l’allenamento e il recupero dello sportivo. Avere un corpo in salute è il primo passo per realizzare i propri sogni in corsa.

Questo post è stato tratto da "Runners.it" e ivi pubblicato il 06-06-12.

Per visionare il sito di Massimo Santucci digita: www.santuccirunning.it

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