martedì 14 aprile 2026

Vivicittà Cagliari, 12/04/2026. La mia gara e raffronti con lo scorso anno.

Vivicittà Cagliari, 12/04/2026 — La mia gara

Come ormai da alcuni anni, la Vivicittà di Cagliari si svolge nel cuore pulsante della città. Il punto di ritrovo è la bellissima Piazza Garibaldi, nel quartiere di Villanova, che farà da cornice anche a buona parte della gara stessa.

Alle 08:20, insieme all'amico Diego, arriviamo a destinazione e percorriamo il tracciato a piedi per studiarne con attenzione ogni piccola insidia. Il percorso è di 3,3 km da ripetere tre volte, per un totale di 10 km.

La temperatura è ottimale — 18°C — anche se il sole resta ben nascosto dietro le nuvole. Il vento di scirocco soffia debole, e lo si avverte soprattutto lungo via Dante. Condizioni perfette per correre.

Al rientro in piazza troviamo già un numero considerevole di atleti. Tra di loro riconosco qualche volto che non vedevo da tempo: i saluti sono d'obbligo, e nell'aria si respira già quella bella energia che solo le giornate di gara sanno regalare.

Mancano una trentina di minuti alla partenza e mi dedico al riscaldamento con crescente intensità: qualche esercizio tecnico e una serie di allunghi per trovare il ritmo giusto e sciogliere i muscoli.

La partenza è fissata improrogabilmente alle 09:30, in simultanea con decine di altre città italiane. Pochi minuti prima mi posiziono tra i primi atleti, così da potermi liberare rapidamente dalla pressione del gruppo. Lo speaker annuncia che i partecipanti alla gara competitiva sono poco oltre 200.

Ore 09:30 — conto alla rovescia, via.


I primi 100 metri sono intensissimi su un rettilineo in leggera pendenza, poi si curva a destra dove ci aspetta la salita più dura dell'intero percorso: circa 80 metri con pendenza che in alcuni punti sfiora il 10%. Le gambe la sentono subito.

Da qui si entra nelle stradine strette del quartiere Villanova, dominato da case basse risalenti al XIII secolo. È come varcare una soglia nel tempo: sembra di trovarsi in un paese sospeso, con i suoi silenzi particolari e l'assenza quasi totale del traffico cittadino.

Si imbocca via San Domenico, subito a sinistra, percorrendola in leggerissima discesa per circa 250 metri. Poi una svolta a destra, con curva decisa, immette in via San Giacomo, strada parallela alla precedente: falsopiano dritto per circa 300 metri fino a una svolta a sinistra improvvisa e tutt'altro che agevole, dove si accede a via Piccioni. Una salita di appena 30 metri, ma con una pendenza davvero impegnativa.

Anche via Piccioni è parallela alle due strade precedenti, ma si sviluppa su un livello leggermente più elevato. Si distingue dalle altre per i bei vasi di fiori che adornano gli ingressi delle case e si affacciano dalle finestre, regalando un tocco di colore e intimità domestica al paesaggio urbano.

Dopo circa 300 metri di falsopiano, una leggera deviazione a destra introduce nel Vico Sulis. Da qui inizia una dolce salita che conduce al punto più alto dell'intero percorso.

È proprio qui che scatta il primo chilometro di gara. Il mio cronometro segna 3'59". A posteriori, analizzando i dati, scoprirò che questo chilometro ha comportato un guadagno altimetrico di 17 metri.

La gara prosegue con una curva a U verso sinistra, attorno a una bella vasca di fiori, e finalmente si apre una cospicua discesa su via Sulis, che ci porta direttamente sulla splendida Piazza San Domenico, dominata dalla celebre basilica in stile gotico-catalano. Poco più avanti si incrociano gli atleti che percorrono ancora via San Domenico a velocità decisamente più contenuta: un momento di prospettiva e di gara che si intreccia con sé stessa.

Una deviazione a destra nel brevissimo Portico Romero, poi ancora a destra, e ci si immette nella moderna e commerciale via Garibaldi. Il contrasto con il silenzio del quartiere storico è immediato: la strada è animata da passanti, i ritmi sono diversi, l'atmosfera cambia. Per fortuna l'ampia larghezza della carreggiata lascia libertà di scelta sulla traiettoria più conveniente.

Si percorrono circa 200 metri in discreta salita fino a un giro di boa, da dove ha inizio la tanto attesa discesa. Quella su via Garibaldi è però breve: si devia presto a destra su via Iglesias, dove la pendenza diventa davvero importante. In circa 300 metri si perde un dislivello considerevole, fino a raggiungere la piccola Piazza Gramsci.

Si attraversa la trafficata via Sonnino — con l'ausilio prezioso delle forze dell'ordine — e, in leggera discesa, ci si porta sul rettilineo di via San Lucifero.

Il secondo chilometro scatta dopo circa 200 dei 300 metri di questa strada. È un chilometro quasi interamente in discesa, a eccezione dei 200 metri di leggera salita in via Garibaldi. Il cronometro sentenzia un bellissimo 3'47", con una perdita altimetrica di 29 metri: sarà il chilometro più veloce degli interi 10. In via Iglesias, per circa 200 metri, ho mantenuto costantemente un passo inferiore ai 3'30" al chilometro, toccando il picco massimo di velocità assoluta della gara: 3'01" — anche se solo per qualche metro. Uno di quei momenti in cui ci si sente volare.

Da via San Lucifero, svoltando a sinistra, si arriva in via Dante: il tratto più monotono della gara. Strada larghissima con traffico attivo, seppur non intenso, e un rettilineo pressoché interminabile in leggero falsopiano di salita per circa 900 metri.

Non finiva più.

Finalmente si raggiunge Piazza San Benedetto. Qui arriva la notifica del terzo chilometro: 4'16" con un dislivello positivo di 13 metri. Da lì si devia a sinistra su via Paoli per gli ultimi 300 metri circa che riconducono a Piazza Garibaldi.


Questo il riassunto del percorso nel suo primo giro: certamente molto bello e impegnativo nella prima metà, dove è racchiusa tutta la magia storica di Villanova, ma decisamente meno suggestivo dal tratto di via San Lucifero in poi fino a Piazza Garibaldi.

Nei giri successivi la scansione dei chilometri non coincide più con i punti di dislivello analizzati nel primo passaggio, per via dei 330 metri aggiuntivi oltre i 3 km che spostano in avanti tutti i riferimenti altimetrici.

Vale anche la pena segnalare come la spinta decisa impressa nei primi tre chilometri abbia poi influito leggermente sul resto della gara, portandomi a gestire gli sforzi con maggiore prudenza per arrivare al traguardo in modo controllato.

Ecco i parziali dei chilometri successivi con le relative altimetrie: 4° km in 4'27" (+22 m); 5° in 4'06" (-22 m); 6° in 4'10" (-6 m); 7° in 4'22" (+18 m); 8° in 4'12" (-3 m); 9° in 4'08" (-20 m); 10° in 4'21" (+17 m). Totale: 10 km in 41'52", alla media di 4'11" al chilometro.


Ci sono molte similitudini con la stessa gara corsa un anno prima, il 06/04/2025, sullo stesso identico percorso. In quell'occasione conclusi in 41'43" alla media di 4'10" al km: praticamente lo stesso tempo, a distanza di un anno esatto. Un dato che dice molto sulla costanza del lavoro svolto.

Anche gli altri parametri fisiologici sono risultati molto simili (il primo dato si riferisce al 2026, il secondo al 2025): frequenza cardiaca media 143 vs 147; cadenza di corsa media 184 vs 185 passi/min; lunghezza media del passo 1,30 m vs 1,32 m; calorie totali 667 vs 640.


Anche quest'anno sono arrivato primo della categoria SM65. Gli atleti giunti al traguardo sono stati 197, contro i 166 dello scorso anno — una partecipazione in crescita, segno di un evento sempre più vivo. In termini assoluti, 24° nel 2026 contro l'11° posto del 2025: un piazzamento diverso, ma spiegato proprio dall'aumento del numero di concorrenti.

Come lo scorso anno, ho avuto il piacere di correre gran parte della gara in compagnia di Enrica Pintor (SF40), un'atleta con cui si è instaurata ormai una bella consuetudine agonistica. Nel 2025 aveva concluso in 41'58", arrivando prima assoluta tra le donne. Quest'anno ha migliorato ulteriormente, chiudendo in 41'40" e conquistando il secondo posto femminile, alle spalle di una straordinaria Giulia Innocenti, autrice di un ottimo 40'30". L'anno scorso ero riuscito a tenerle il passo per buona parte della gara; stavolta i ruoli si sono invertiti — è stata lei a dettare il ritmo per quasi tutta la corsa, chiudendo con 12 secondi di vantaggio su di me. Chapeau.

Rientro a casa con una prestazione di cui essere soddisfatto e con la consapevolezza, ancora una volta, di riuscire a tenere alta l'asticella. Alla prossima. 

Nessun commento:

Posta un commento