martedì 24 marzo 2026

Grasso viscerale.

Ridurre l'assunzione di zuccheri aggiunti, come lo zucchero da tavola (saccarosio) o sciroppo di fruttosio (HFCS), è di fondamentale importanza. Questi zuccheri contengono fruttosio, il carboidrato che ha mostrato di favorire l'aumento di peso perché può indurre resistenza alla leptina, l'ormone che controlla l'appetito.

Quando il fruttosio viene somministrato agli animali, essi perdono la capacità di controllare il loro appetito, mangiano di più e ingrassano. Limitando l'assunzione di fruttosio si può ottenere un recupero della sensibilità alla leptina.

Questa può essere una delle ragioni del perchè le diete a basso contenuto in carboidrati favoriscono la perdita di peso visto che, essenzialmente, sono diete a basso contenuto di fruttosio.

La maggiore preoccupazione non deve dunque essere il peso, ma gli effetti del fruttosio sulla composizione corporea, fegato grasso (steatosi epatica) e insulino-resistenza.

Il consumo di fruttosio può indurre rapidamente alla sindrome metabolica e al fegato grasso. Ciò non avviene negli animali alimentati con le medesime calorie ma sotto forma di glucosio o di amido.

Gli studi ci dicono che la riduzione di calorie può ridurre il peso, ma ciò che conta veramente è il contenuto di fruttosio.

I ricercatori hanno scoperto che i ratti di laboratorio sottoposti ad una dieta con il 40 per cento di zucchero ha determinato il diabete e il fegato grasso, anche con un apporto calorico limitato.

Dobbiamo quindi ripensare la questione: le calorie sono importanti quando si tratta di peso, ma il tipo di calorie può fare una grande differenza sul come viene influenzato il rischio di accumulo di grasso viscerale e il rischio di diabete.

In sintesi, si consiglia di ridurre l'assunzione di zuccheri aggiunti, sia da saccarosio che da sciroppo di fruttosio, in qualsiasi programma dietetico.

Non è invece necessario ridurre l'assunzione di frutta naturale perché i frutti pur contenendo fruttosio, contengono anche molte sostanze nutritive eccellenti che aiutano a combattere gli effetti negativi del fruttosio.

La comprensione di come il fruttosio influenza il metabolismo dei grassi - attivando l'interruttore del grasso - è la chiave per raggiungere il peso ottimale e la salute.

Secondo quanto afferma il dottor Johnson, sulla base delle esperienze di decenni di ricerca:

"Coloro che sono obesi mangiano di più a causa di un guasto al loro 'interruttore del grasso' e fanno meno attività fisica a causa del loro stato di bassa energia. La conoscenza dello specifico 'interruttore del grasso', che si trova nei mitocondri delle cellule, è la chiave per combattere l'obesità".

Un trattamento efficace dell'obesità deve dunque spegnere l'interruttore del grasso e migliorare la funzione dei mitocondri delle cellule.
Come i meccanismi di sopravvivenza biologica influenzano il nostro peso

Il dottor Johnson esperto nefrologo, spiega come i meccanismi biologici di sopravvivenza influenzano il peso corporeo in modi insospettabili.

Nella prima parte del suo libro, pubblicato presso l'Università del Colorado Hospital Magazine, The Insider, Todd Neff scrive: "L'acido urico è conosciuto per causare la gotta, un tipo di artrite dovuta all'accumulo di cristalli di acido urico nelle articolazioni ma, nella pubblicazione di ricerca in corso, Miguel Lanaspa e Johnson hanno anche indicato l'acido urico come la maggior causa dell'obesità.
Johnson e colleghi hanno scoperto che l'acido urico stressa i mitocondri, e li porta ad aumentare la sintesi di grassi e, contemporaneamente, a bruciare meno energia.

Troppa assunzione di cibo e poco esercizio fisico, si sa, fanno aumentare l'accumulo di grasso. Tuttavia - prosegue il dott. Jonhson - il nostro lavoro suggerisce una interpretazione diversa.

L'obesità non viene dalla gola e dalla pigrizia, ma dal fatto che abbiamo attivato lo stesso programma che tutti gli animali utilizzano per aumentare le riserve di grasso.

Il fruttosio, indipendentemente dalla sua origine (nella dieta moderna, la maggior parte di esso proviene da prodotti alimentari trasformati e dalle bevande), viene azionato mediante l'enzima fruttochinasi delle nostre cellule.

Questo enzima è necessario al corpo per estrarre energia dal fruttosio, ma prima di arrivare a questa energia, la fruttochinasi consuma l'ATP - il combustibile per le cellule - e attiva il grasso ad accumulare l'acido urico per via metabolica.

Così, mentre la dieta e l'esercizio fisico sono fattori notevolmente importanti, il consumo di fruttosio sembra avere un impatto che conduce a mantenere in modo prevalente la formazione delle riserve di grasso, nonostante gli sforzi per mangiare meno e praticare attività fisica. 
Infiammazione sistemica e grasso viscerale

Spiega Enrico Garaci, annunciando l’ultima pubblicazione del Dipartimento Sanità Alimentare e Animale dell’Istituto Superiore di Sanità “Il filone dei nostri studi su nutrizione e longevità” che conduciamo insieme ai colleghi americani, ha dimostrato per la prima volta che c'è una relazione causa effetto tra grasso viscerale ed infiammazione sistemica.

Nello specifico, è l’interleuchina 6 prodotta ad elevate concentrazioni, in presenza di grasso viscerale, ad aumentare il rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2 ed infarto del miocardio. 

Questo avviene perché nelle persone con obesità viscerale in cui predomina il grasso che si forma all’interno della pancia, le cellule adipose, che immagazzinano le calorie in eccesso sotto forma di grasso, stimolano una condizione di infiammazione sistemica attraverso la secrezione ad alte concentrazioni di questa importante molecola infiammatoria, l’interleuchina 6 (IL-6).

E' stato dimostrato così per la prima volta che il grasso viscerale è un importante fonte d’infiammazione sistemica”.

Sette azioni utili per sconfiggere il grasso viscerale 
  • Ridurre l'assunzione di fruttosio: una delle più perniciose influenze dietetiche sugli obiettivi di perdita di peso è il fruttosio che si nasconde negli alimenti trasformati e nelle bevande, può essere quasi impossibile da evitare a meno che non si cambi il modo di fare gli acquisti e di cucinare. Evitando alimenti trasformati in generale e concentrandosi invece su cibi biologici integrali, preferibilmente di produzione locale, cucinati in casa, è possibile aggirare uno dei più grandi ostacoli alimentari presenti oggi. Circa l'80 per cento della capacità di ridurre il grasso corporeo in eccesso è determinato da ciò che si mangia, l'altro 20 per cento è relativo all'esercizio fisico e a alle altre abitudini di vita salutari. Ciò significa che se la dieta è a base di zucchero / fruttosio e cibi spazzatura trasformati, le probabilità di ottenere un ventre piatto, nonostante gli sforzi, sono piuttosto scarse … Per approfondimenti:  http://www.nutrizionenaturale.org/alimentazione-zucchero-killer-silenzioso/
  • Aumentare i grassi salutari nella dieta, come ad esempio i grassi saturi sani e i cibi ricchi di grassi omega-3. Vedere anche:  http://www.nutrizionenaturale.org/i-grassi-e-la-salute/
  • Ridurre i cibi che contribuiscono all'aumento di peso corporeo, gli alimenti trasformati e le bevande sono i principali fattori che contribuiscono ad un diffuso aumento dell'obesità. I peggiori in questa categoria sono: 
a) dessert a base di grano (torte, biscotti, ciambelle, patatine e barrette di cereali), bevande gassate (anche dietetiche), bevande energetiche, e bevande sportive
b) Succhi di frutta industriali
c) Cereali per la colazione fast food, cibi pre-confezionati, yogurt alla frutta (contengono elevate quantità di zuccheri).
d) pane bianco, riso bianco, patate, farina bianca, zucchero bianco, pasta bianca, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, altri sciroppi e altri tipi di zuccheri o edulcoranti artificiali nascosti in tantissimi e a volte insospettati preparati industriali. Sono da sostituire con con carboidrati “buoni”, come i fagioli, verdure, frutta e cereali integrali. Altre informazioni sono disponibili su:
  • Praticare una moderata attività fisica, anche se non si consumano tante calorie, si migliora il metabolismo, lo stato generale di benessere e si ottengono innumerevoli benefici. Vedere anche: http://www.nutrizionenaturale.org/stili-di-vita-l-esercizio-fisico/ 
  • Un buon sonno di sufficiente durata non solo aiuta a normalizzare i livelli di cortisolo, ma è anche importante per ottimizzare l'orologio circadiano, che può avere un profondo impatto sul metabolismo e sul peso. A titolo di esempio, un paio di anni fa, i ricercatori della University of Chicago hanno scoperto che i soggetti sottoposti a dieta dieta che hanno dormito per 8ore e 30 minuti, hanno perso il 55 per cento di grasso corporeo in più dei soggetti che nel corso di due settimane di dieta hanno dormito solo 5 ore e 30 minuti per notte. Per eventuali approfondimenti vedere: http://www.nutrizionenaturale.org/il-sonno-è-terapeutico/
  • Ridurre lo stress, fra gli innumerevoli effetti negativi, vi è anche la tendenza, dovuta allo stress, a mangiare compulsivamente e ad accumulare grasso addominale. Per approfondimenti sullo stress e per suggerimenti sul come evitarlo e combatterlo vedere: http://www.nutrizionenaturale.org/lo-stress/
  • Evitare di saltare i pasti, molte persone sono convinte che saltare i pasti sia il modo migliore per ridurre le calorie e perdere peso, ma ciò non è assolutamente vero. Nel momento in cui si saltano i pasti, il metabolismo inizia a rallentare e il nostro corpo comincia ad immagazzinare grasso e, la maggior parte di questo adipe, viene immagazzinato proprio a livello addominale.

Ma c'è una buona notizia!quando perdiamo peso, il primo grasso ad essere utilizzato è il grasso viscerale, quindi quello dannoso.
Il grasso bianco ed il grasso bruno

Le cellule adipose bianche rilasciano sostanze, proprio come accade negli organi endocrini, le adipochine che controllano l'appetito e il bilancio energetico, il sistema immunitario, l'angiogenesi, la sensibilità all'insulina ed il metabolismo dei grassi.

Una delle adipochine piu’ conosciute, l'adiponectina, è una citochina favorevole: migliorare la sensibilità all’insulina ed ha proprietà antinfiammatorie; in genere i suoi livelli sono più bassi nell’obeso rispetto al normopeso.

Purtroppo un eccesso di grasso viscerale rilascia anche sostanze meno favorevoli come l’interleuchina 6, il tnf alfa, che esercitano attività pro-infiammatoria.

Peraltro se le cellule di grasso aumentano troppo il loro volume (in genere per un eccesso calorie o di grassi o di carboidrati) vanno incontro a morte, evocando nel corpo un ulteriore stimolo infiammatorio dovuto all’arrivo dei macrofagi (tipiche cellule dell’infiammazione) che cercano di contenere il processo di degenerazione delle cellule di grasso amplificando ulteriormente i danni esercitati dal grasso stesso.

Ecco perchè il grasso non va più interpretato come un “limite estetico” ma una vera e propria fonte di stress organico.

Il numero di macrofagi presenti nel grasso viscerale è proporzionale al volume degli adipociti. Si ha una vera e propria reazione da corpo estraneo (la medesima cosa che accade quando si forma un granuloma ad un dente) con conseguente infiammazione cronica che, se protratta nel tempo, determina l’insorgenza di numerose malattie del metabolismo.

Ma come fa, per esempio, il grasso viscerale a predisporci al diabete?

Dagli adipociti viscerali vengono rilasciati molti grassi che si dirigono subito al fegato che aumenta la produzione di precursori di LDL, il colesterolo “cattivo”, che predispone ai processi arteriosclerotici.

Inoltre i grassi diminuiscono la capacità del fegato di metabolizzazione dell’insulina con conseguente aumento dei valori di quest'ultima nel sangue.

Tutto questo perpetuato nel tempo innalza la glicemia, l’insulinemia e l’ulteriore deposito di grasso viscerale ed epatico (steatosi epatica).

Quindi la tanto nota insulino-resistenza è dovuta ai costanti valori di iperglicemia e di iperinsulinemia che nel tempo determinano una risposta biologica minore dei tessuti all’azione dell’insulina: è “il cane che si morde la coda” sino a che non si riduce con la dieta e il movimento il grasso viscerale, le condizioni metaboliche-infiammatorie non si modificano anzi si amplificano.

Esiste anche un grasso “protettivo”, il grasso bruno, molto importante per la regolazione del peso corporeo perché favorisce la trasformazione dei nutrienti in energia necessaria al nostro fisico.

Normalmente i bambini possiedono una buona scorta di tessuto adiposo bruno alla nascita, che funge da difesa dal freddo, ma questo progressivamente diminuisce per far posto al grasso bianco tipico dell'adulto. 

Nell'adulto si trovano solo piccole quantità di grasso bruno che si attiva sopratutto in seguito ad un abbassamento della temperatura corporea trasformando i trigliceridi in energia.

Il tessuto adiposo bruno comunque si attiva non solo in risposta ad un abbassamento della temperatura, ma anche in caso di eccessivo apporto calorico con la dieta.

In teoria questo fenomeno, basato sulla dispersione del surplus calorico sotto forma di calore, dovrebbe garantire l'omeostasi del peso corporeo, indipendentemente dagli eccessi alimentari.Ma entro certi limiti!

Non a caso, appena mangiato la temperatura aumenta di circa 0,5/1 grado, proprio per questa forma di termogenesi postprandiale mediata dal tessuto adiposo bruno, che tende a mantenere stabile il bilancio energetico dell'organismo nonostante il surplus calorico del pasto.

Conclusioni

Appare evidente come il grasso viscerale abbia un impatto negativo sul nostro organismo e nel tempo possa causare numerose patologie.

Per tenerlo sotto controllo dobbiamo verificare, con i sistemi ampiamente descritti in precedenza, e mettere in atto ogni iniziativa per sconfiggerlo indipendente da un fatto puramente estetico.

Adesso sappiamo che l'indice di massa corporea (BMI) non fornendoci le indicazioni della distribuzione del grasso nel nostro corpo non è sufficiente, e che abbiamo a disposizione metodi di misura molto più significativi e facilmente adottabili.

Scegliendo una alimentazione equilibrata e uno stile di vita salutare possiamo ridurre senza tanta fatica e rinunce il rischio di contrarre molte delle malattie più temute.

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domenica 22 marzo 2026

Cagliari, 22-03-26. Questionario di quasi 20 anni fa fatto da Matteo Simone a Antonello Vargiu.


C’è stato un questionario fatto da Matteo Simone quasi 20 anni fa. Ho mantenuto quasi intatte le risposte dato che anche oggi risponderei nello stesso modo. Ho modificato solo alcuni dati ininfluenti dato che sono passati tanti anni rispetto ad allora. Rileggerlo oggi mi fa capire quanto ero lungimirante già 20 anni fa.


Questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance

(Il punto di vista dei comuni sportivi e dei campioni, quali sono gli aspetti che incidono sul benessere e quali sulla performance).


1. Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? 

Mi  sento campione nello sport tutte le volte che faccio dei bellissimi allenamenti o gare, ciò mi accade almeno nell’80 % delle mie uscite che sono in media 5 alla settimana.


2. - Come ha contribuito lo sport al tuo benessere e quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? 

Lo Lo sport è fondamentale per il mio benessere. Occorre una buona disciplina personale e, naturalmente, un bravo allenatore che ti dia tutte le informazioni per imparare a correre bene. Un’altra strategia molto importante è stata sempre quella di correre con compagni di allenamento più forti di me.


3.  - Come hai scelto il tuo sport? 

A 38 anni lasciai il calcio per giocare un breve periodo a tennis e poi passare all’atletica.


4.  - Nella tua disciplina quali difficoltà si incontrano?

Le difficoltà sono molto intense nel primo periodo però quando ormai si corre già a buoni ritmi e si ottengono dei buoni risultati nelle gare diventa tutto più facile. La corsa in un buon gruppo poi facilita tantissimo.



5-  5 - Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? 

Prima delle gare io seguo una nutrizione molto liquida e ricca di micronutrienti, proteine e pochi carboidrati. Durante le gare non assumo niente (al limite qualche sorso di acqua) mentre nel dopo gara uso dei prodotti specifici dove vado, entro 30’, a ripristinare le quantità di proteine e carboidrati necessari al proprio corpo.


6.  Quali sono le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale?

E’ successo molto raramente. Quando è successo è perché ci sono state delle condizioni fisiche che già al momento della partenza in gara mi lasciavano presupporre che si potessero verificare. Ciò è accaduto 2 o 3 volte su 300 gare ufficiali quando ho provato a gareggiare non al 100 %. Condizioni ambientali negative non hanno mai influito in modo determinante sulle mie gare.


7.  - Cosa ti ha fatto mollare o cosa ti fa continuare a fare sport?

Ciò che mi piace di più è sentire che il mio corpo a 67 anni è ancora integro e mi permette di ottenere dei bellissimi risultati nelle gare.


8.  - Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance?

Sicuramente all’inizio è stato fondamentale un bravo allenatore ma poi è dipeso soprattutto da me e dalla mia testardaggine ad allenarmi con atleti sempre più forti di me.


9.  - Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle?

Veramente è successo in tante gare. Una che ricordo più volentieri è stata la Mezza Maratona di Chia fatta il 03-05-15. Con una temperatura sui 32 gradi ed un percorso a tratti molto impegnativo, sono riuscito a fare un tempo ragionevole; 1:27’07” (almeno 5’ sopra il mio standard), arrivando 13° assoluto tra gli oltre 1000 partenti (tagliarono il traguardo solo 850 atleti).


10.  - Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita?

Ormai dopo 28 anni di agonismo a buoni livelli (circa 350 volte sul podio su 400 gare ufficiali) ho raggiunto una esperienza tale per cui le gare sono in grado di affrontarle con una ottima sicurezza e convinzione.  


11. - Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere?

Sicuramente la costanza, la generosità negli allenamenti e la caparbietà nelle gare.


12.  - Quali i meccanismi psicologici ritieni ti abbiano aiutano nello sport al tuo benessere o alla tua performance?

Certamente una tranquilla situazione familiare, appartenenza ad un gruppo di atleti di buona levatura, capacità di vedere la vita prevalentemente in senso positivo e creativo, stile di vita molto attivo, nutrizione e riposo perfetti, e infine tantissima gratitudine.


13.  - Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance?

Sia i miei familiari che gli amici di allenamento mi danno un grandissimo appoggio morale favorendo l’affronto quotidiano degli allenamenti.


14.  - Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva?

Sino al 2014 mi trovavo in una delle più importanti società di atletica della Sardegna. Di punto in bianco il presidente della società mandò via il direttore tecnico e, siccome questo direttore era una persona molto stimato da noi, decidemmo di andare via praticamente tutti quanti. Due erano le scelte: o trasferirci in un’altra società o crearne una noi. Decidemmo di creare la “ Asd Cagliari Atletica Leggera”. Morale, oggi siamo la società di atletica tra le più numerose della Sardegna con gli atleti (soprattutto donne) tra i più forti a livello regionale. Tra l’altro io sono il presidente della società ed il direttore tecnico è la persona che fu mandato via da quella società.


15.  - Cosa hai scoperto del tuo carattere nel praticare attività fisica?

Costanza ed equilibrio.


16.  - Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva costante ed impegnativa?

Maggiore positività e determinazione e, per il lavoro, grande spirito di gruppo.


17.  - Quali sono o sono state le tue sensazioni pre gara, in gara, post gara?

Prima delle gare ho bisogno di massima concentrazione per la preparazione. In gara le sensazioni possono cambiare tantissimo in funzione di come si sviluppa la mia gara. Dopo gara divento la persona più socievole tra tutti, e raro che non faccia i complimenti se vedo che altre persone riescono a fare delle bellissime prestazioni o battermi.


18.  - Hai dovuto scegliere nella tua vita di prendere o lasciare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa?

No mai.

19.  - A seguito delle tue esperienze che consiglio ti andrebbe di dare a coloro che si trovano a dover fare scelte importanti nello sport?

E’ importante farsi guidare all’inizio da un bravo allenatore e, cosa importantissima, ci vuole un gruppo molto affiatato e positivo.


20.  - C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva?

Assolutamente mai.


21.  - Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping e per fare uno sport teso al benessere o alla performance?

L’uso del doping non ti porta molto lontano. Può darsi che possa far migliorare le perfomance ma a che pro? Meglio pensare ad allenarsi bene e costantemente e pensare al benessere fisico  


22.  - Riesci ad immaginare una vita senza lo sport?

No assolutamente.


23.  - Come hai superato eventuali crisi, sconfitte, infortuni?

Con il riposo totale, anche a rischio di ripartire da zero.


24.  - Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport, se si per quali aspetti ed in quali fasi dell’attività sportiva?

Nel nostro caso non saprei. La nostra società è composta soprattutto da Master che praticano lo sport nei ritagli di tempo dopo il lavoro. Sarebbe da testare.


25.  - Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi a questo sport fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze?

Prova a venire a divertirti con noi. Magari stando all’interno del nostro gruppo troverai tanti motivi per continuare. La fatica e la sofferenza quando si corre ridendo e scherzando passa in secondo piano.


26.  - Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare?

I sogni che ho realizzato sono stati quelli di aver vinto la maggior parte delle gare che ho fatto, vincere crea tantissima autostima. Da realizzare ci terrei magari a conquistare un titolo nazionale sui 1500 o 5000 mt, ma soprattutto continuare ad essere molto competitivo restando in salute il più a lungo possibile.


venerdì 20 marzo 2026

Il lato oscuro della farina raffinata. Tratto da "Altra Informazione".

Il “cibo killer” che vediamo oggi, se non hai mai sentito parlare di alimentazione naturale potrebbe davvero sorprenderti, ed è probabile che vada ad intaccare delle convinzioni profonde sul cibo che ci portiamo dietro dalla nascita, e che la nostra tradizione italiana non ci aiuta di certo a smussare.
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LA SCONVOLGENTE VERITA’ SULLA RAFFINAZIONE DELLA FARINA BIANCA
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LA FARINA BIANCA RAFFINATA
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Per farina bianca raffinata intendo la farina che abitualmente è presente sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta e dolci.
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mercoledì 18 marzo 2026

I pericoli per la salute dei cibi confezionati. Tratto da "Ambiente Bio".

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L’esperta nutrizionista Donna Gates, all’interno del libro “The Body Ecology Diet: Recovering Your Health and Rebuilding Your Immunity”, spiega quali sono i motivi che rendono i cibi confezionati così pericolosi per la nostra salute, al punto da esporci a carenze nutrizionali e a contrarre malattie croniche.
1)I cibi confezionati creano dipendenza
I cibi confezionati rischiano di creare dipendenza perchè a differenza degli alimenti naturali che contengono tutti i componenti che ci fanno sentire sazi, quelli confezionati stimolano la dopamina, un neurotrasmettitore che fa avvertire il senso di sazietà soltanto quando li mangiamo. Per questo motivo quando si mangiano merendine, snack e cibi già pronti si ha un continuo desiderio di cibo.

martedì 17 marzo 2026

Mangiare vegetale è salute! Le verdure dell'inverno. Scritto dal Dott. Pier Luigi Rossi.

Dott. Pier Luigi Rossi.
Mangiare vegetale è una scelta consapevole di medicina preventiva. Le molecole nutrienti contenute negli ortaggi freschi di stagione hanno il potere di agire sul nostro patrimonio genetico proteggendo la integrità e le funzioni del nostro DNA.
Come più volte scritto, riconosco alla verdura un ruolo decisivo per la nostra salute e longevità.
Si! Decisivo ad ogni età.
Le mie ricerche sulla genomica nutrizionale (azione molecole alimentari sui geni, sul DNA cellulare) mi portano ad affermare la centralità della verdura cruda e cotta nella prevenzione dei tumori e delle patologie degenerative.
La verdura non è solo un piatto di contorno, ma è un vero e proprio alimento. Occorre mangiare e scegliere gli ortaggi seguendo le stagioni del sole.

lunedì 16 marzo 2026

La causa primaria del Cancro fu scoperta nel 1931 da uno scienziato premio nobel. Tratto da ECplanet, l'altra informazione...

Otto Heinrich WarburgUna notizia che ha dell’incredibile: la causa principale del cancro è stata ufficialmente scoperta decenni fa da uno scienziato premio nobel per la medicina nel 1931.
E da allora nulla è stato fatto in base a tale conseguimento, se non continuare a raccogliere in tutto il mondo soldi per la ricerca, attraverso associazioni come ad esempio l’italiana AIRC.
Quando la causa primaria del cancro era già conosciuta.

sabato 14 marzo 2026

Mulinu Becciu, 14/03/26. 5 K su strada in 20'52" a 4'10" a km.

Allenamento di 5 km alle ore 12:30 nell'isolato tra le vie Deliperi, Giotto e Carpaccio sotto un bellissimo sole, clima primaverile (16°) e discreto vento di scirocco. Tempo impiegato 20'52" a una media di 4'10" a km. Questi i parziali: 4'18"; 4'18"; 4'11"; 4'07"; 3'56". Dislivello 22 mt, calorie 301. F C Media 147 (max 163), potenza media 371 (max 472), cadenza di corsa media 180 (max 187), lunghezza media passo 1,31 mt. Rapporto verticale medio 7,0%, oscillazione verticale media di 9,1 cm, tempo medio di contatto al suolo 225 ms. Totale allenamento km 9: 3 di riscaldamento, 5 allenam. e 1 defatic.

martedì 10 marzo 2026

I padroni del cibo. Scritto da Pjmanc su "Il fattaccio.org".

MULTINAZIONALI
LA TERRA E’ UNO STRANO POSTO.Se la guardate con gli occhi di Raj Patel. Le persone in sovrappeso sono un miliardo, mentre 800 milioni sono quelle che soffrono la fame. Ogni anno le multinazionali del cibo mettono sul mercato 15-20 mila nuovi prodotti alimentari, ma nei paesi in via di sviluppo è in corso un’epidemia di suicidi tra gli agricoltori che vanno in rovina per via dei mercati globali.”Per ogni dollaro speso per promuovere alimenti naturali si spendono 500 dollari per pubblicizzare junk food”, spiega Patel.

domenica 8 marzo 2026

Molentargius, 08/03/26. 8 km su sterrato in 36'42" a 4'35" a km.

 Allenamento di 8 km nello sterrato di Molentargius (ingresso dal Poetto). Giornata tiepida con temperatura di 17° debole sole e vento da sud (15 km/h). Partenza tranquilla intorno a 4'50" per due km per poi aumentare leggermente nei successivi due km a 4'40". I successivi due km di poco sopra i 4'30" e infine gli ultimi due km in leggerissima progressione finale (4'23" e 4'18"). Totale 8 km in 36'42" a una media di 4'35". Dislivello totale di 15 mt con calorie totali di 535. F C Media di 136 con potenza watt media di 333. Cadenza di corsa media di 181 e lunghezza media passo di 1,20 mt. 

sabato 7 marzo 2026

Un cardiochirurgo di fama mondiale ci illumina su ciò che provoca realmente le malattie cardiache. Tratto da "La Leva.org".


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Noi medici con tutta la nostra formazione, la conoscenza e l'autorità spesso acquisiamo un ego piuttosto grande che tende a rendere difficile ammettere che abbiamo torto. Così, eccomi qui. Ammetto di aver sbagliato. Da cardiochirurgo con 25 anni di esperienza, dopo aver effettuato oltre 5.000 interventi chirurgici a cuore aperto, oggi è il mio giorno per riparare al torto fatto come medico e scienziato.
Ho studiato per molti anni con altri medici importanti etichettati come "opinion makers" (autorità del settore). Bombardati continuamente dalla letteratura scientifica, frequentando seminari di formazione, noi professionisti, abbiamo insistito che le malattie cardiache sono semplicemente il risultato della presenza di colesterolo nel sangue.

martedì 3 marzo 2026

Nuoro, 01/03/26. Cross Nuraghe Ugolìo. La mia gara.

 

Viaggio e location

Oggi va in scena uno dei cross più caratteristici della Sardegna.
Arriviamo a Nuoro in compagnia di Rosy e Diego poco prima delle 9:30: il tempo è sufficiente per recuperare dal lungo viaggio di 180 km che ci separa da Cagliari.

La location è semplicemente fantastica. La gara si svolge all’interno della pineta Ugolìo dove, nella parte più alta, si erge il nuraghe che dà il nome all’intera area. Ci troviamo nella zona nord della città, a poca distanza dall’ospedale San Francesco, che domina il paesaggio con la sua imponenza.

La giornata è nuvolosa, con una temperatura intorno ai 10°. Più tardi compare un timido sole che riesce a far salire di qualche grado il termometro, ma il vento freddo da nord, a tratti molto intenso, si fa sentire senza sconti.


Perlustrazione del percorso

Dopo il ritiro del pettorale, insieme a Rosy e Diego, percorriamo il tracciato per studiarne le insidie. È subito evidente che si tratta di un circuito molto impegnativo.

Sono previsti quattro giri, ciascuno lungo poco meno di 1.400 metri. I primi 900 metri sono in costante salita, con il punto culminante nel tratto che costeggia il nuraghe Ugolìo; i restanti 500 metri sono invece in continua discesa fino al passaggio sotto il gonfiabile.

Si parte e si arriva a 585 metri di altitudine, mentre il punto più alto, in prossimità del nuraghe, raggiunge i 627 metri.

Il percorso è prevalentemente stretto e, in più di un’occasione, si trasforma in single track di poche decine di metri. Radici spesse emergono dal terreno, piccoli rialzi di roccia spezzano il ritmo: bisogna prestare massima attenzione a ogni appoggio.


La lunga attesa

Alle 10:30 iniziano le gare dei più giovani. Si prosegue fino alla tarda mattinata con le categorie femminili (4,5 km), per poi chiudere la giornata con la gara maschile junior, promesse, senior e master sulla distanza di 6 km.

Gli atleti master non sono molti: circa 80 nella gara maschile e poco meno della metà in quella femminile.

Prima della partenza suscita qualche perplessità l’assenza dei microchip per il rilevamento dei tempi. Nelle precedenti gare di cross il loro utilizzo aveva garantito classifiche immediate e premiazioni senza problemi.

Intanto l’attesa si fa pesante. La temperatura scende e il freddo penetra lentamente nel corpo. Nemmeno il riscaldamento pre-gara riesce a mantenere una temperatura adeguata. Il tempo sembra dilatarsi.


La mia gara

Alle 13 in punto si parte.

Come sempre, mi posiziono sulla linea di partenza con un piano ben chiaro in testa. L’avvio è delicato: dopo poche decine di metri bisogna svoltare a destra e affrontare subito una salita impegnativa. Serve uno scatto deciso.

Mi posiziono sul lato opposto rispetto alla curva, così da evitare l’imbuto iniziale. La scelta si rivela perfetta: esco bene dalla prima curva e trovo spazio per impostare la salita in forte spinta.

Tutto va come previsto.

I primi 200 metri sono relativamente dolci (3-4% di pendenza), ma le difficoltà maggiori sono date da rocce e radici affioranti. Nei successivi 700 metri la salita si fa più severa, con pendenze tra il 5% e l’8%. Il breve single track che conduce al fianco del nuraghe supera il 10%.

Poi inizia la discesa.

Già nei primi 500 metri mi ritrovo intorno alla 25ª posizione su circa 80 partenti. L’andatura è sostenuta. Restiamo quasi in fila indiana, e così sarà almeno fino a metà gara. Con l’aumentare della pendenza qualcuno mi supera, ma la situazione resta sotto controllo.

È presto per capire il distacco sugli avversari della mia categoria (SM65). Meglio non pensarci. Corro la mia gara.

La discesa è tecnica e veloce: circa 500 metri con pendenza quasi doppia rispetto alla salita. Sentiero stretto, rocce, curve continue. Se in salita viaggiamo intorno ai 5’/km, qui si scende anche verso i 3’30”.

Primo km: 4’56”.

La velocità si stabilizza in base al terreno. Qualcuno mi supera, ma riesco anche a riprendere atleti partiti troppo forte.

Secondo km: 4’42”.

In salita individuo uno dei miei principali rivali di categoria: Usai P., riconoscibile dalla maglia gialla. È circa 40 metri dietro di me. Cerco di scorgere anche Uras P., ma la vegetazione fitta non me lo consente.

Il freddo accusato prima della partenza è ormai solo un ricordo. L’adrenalina e l’intensità trasformano il clima in qualcosa di perfetto.

Terzo km: 4’20”.

In questa fase predominano le discese, è il chilometro più veloce. Mancano meno di due giri. Le gambe rispondono alla perfezione. La posizione resta stabile: la strategia iniziale è stata quella giusta.

In un punto preciso della salita riesco a controllare chi mi segue. Mantengo il distacco su Usai e lo aumento sugli altri. Decido di spingere ancora di più nella terza discesa, rischiando qualcosa ma superando un atleta con decisione.

Quarto km: 5’03”.

Il tempo risente della maggiore presenza di salita. Inizia l’ultimo giro. La mente è totalmente focalizzata sulla difesa della posizione. Conosco ogni curva, le radici e le piccole rocce non sono più un problema.

Suona il “bip”: inizia il quinto chilometro. Ancora un ultimo sforzo in salita, poi sarà solo discesa.

Quinto km: 4’55”.

Scollino lasciandomi il nuraghe Ugolìo sulla sinistra. Da lassù si intravede uno scorcio di Nuoro. Mi sorprende non averlo notato prima. Forse ora, con la serenità dell’ultimo giro, riesco a vedere ciò che prima la fatica nascondeva.

La discesa finale la vivo con una felicità immensa. Dietro di me il vuoto, almeno per alcune decine di metri. Posso gestire, ma continuo a correre forte: intorno ai 3’40”/km. Sicurezza nelle curve, spinta nei tratti favorevoli.

Gli ultimi metri li percorro con le braccia alzate al cielo, in segno di gratitudine. Gestire una posizione conquistata dopo poche centinaia di metri e difenderla fino al traguardo non è cosa semplice. Anche perché oggi non erano 4 km, ma 5,56.

Ultimi 560 metri: 2’18” (4’05”/km).


Risultato finale

5,56 km in 26’13”
Media: 4’43”/km

1° classificato categoria SM65
24° assoluto su 75 arrivati
2° SM65: Usai P. (27° assoluto)
3° SM65: Uras P. (30° assoluto)

Una gara dura, tecnica, intensa.
Una gara gestita con testa, cuore e gambe.
E una vittoria che ha il sapore pieno della consapevolezza.


domenica 1 marzo 2026

Nuoro, 01/03/26. Gara di cross nuraghe Ugolio. 5,56 km in 26'13" a 4'43" a km.

Gara di cross nella pineta Ugolio in zona periferica di Nuoro, lato nord. Percorso molto arduo con salite intense, strette, e ricche di difficoltà. Quota minima 585 mt, l. m, massima 627. Temperatura da 11 a 15° con leggero vento di grecale. In programma 4 giri da circa 1,4 km per un totale di 5,56 km. Tempo impiegato 26'13" a una media di 4'43" a km. Dislivello 155 mt, calorie consumate 396. Potenza media 342 watt (max 527). Cadenza di corsa media 182 (max 203), lunghezza media passo 1,15 mt. Rapporto verticale medio 7,4%, oscillazione verticale media 8,4 cm, tempo medio di contatto con il suolo 233 ms. 1° di cat. SM65 (2° Usai P, 3° Uras P).