martedì 3 marzo 2026

Nuoro, 01/03/26. Cross Nuraghe Ugolìo. La mia gara.

 

Viaggio e location

Oggi va in scena uno dei cross più caratteristici della Sardegna.
Arriviamo a Nuoro in compagnia di Rosy e Diego poco prima delle 9:30: il tempo è sufficiente per recuperare dal lungo viaggio di 180 km che ci separa da Cagliari.

La location è semplicemente fantastica. La gara si svolge all’interno della pineta Ugolìo dove, nella parte più alta, si erge il nuraghe che dà il nome all’intera area. Ci troviamo nella zona nord della città, a poca distanza dall’ospedale San Francesco, che domina il paesaggio con la sua imponenza.

La giornata è nuvolosa, con una temperatura intorno ai 10°. Più tardi compare un timido sole che riesce a far salire di qualche grado il termometro, ma il vento freddo da nord, a tratti molto intenso, si fa sentire senza sconti.


Perlustrazione del percorso

Dopo il ritiro del pettorale, insieme a Rosy e Diego, percorriamo il tracciato per studiarne le insidie. È subito evidente che si tratta di un circuito molto impegnativo.

Sono previsti quattro giri, ciascuno lungo poco meno di 1.400 metri. I primi 900 metri sono in costante salita, con il punto culminante nel tratto che costeggia il nuraghe Ugolìo; i restanti 500 metri sono invece in continua discesa fino al passaggio sotto il gonfiabile.

Si parte e si arriva a 585 metri di altitudine, mentre il punto più alto, in prossimità del nuraghe, raggiunge i 627 metri.

Il percorso è prevalentemente stretto e, in più di un’occasione, si trasforma in single track di poche decine di metri. Radici spesse emergono dal terreno, piccoli rialzi di roccia spezzano il ritmo: bisogna prestare massima attenzione a ogni appoggio.


La lunga attesa

Alle 10:30 iniziano le gare dei più giovani. Si prosegue fino alla tarda mattinata con le categorie femminili (4,5 km), per poi chiudere la giornata con la gara maschile junior, promesse, senior e master sulla distanza di 6 km.

Gli atleti master non sono molti: circa 80 nella gara maschile e poco meno della metà in quella femminile.

Prima della partenza suscita qualche perplessità l’assenza dei microchip per il rilevamento dei tempi. Nelle precedenti gare di cross il loro utilizzo aveva garantito classifiche immediate e premiazioni senza problemi.

Intanto l’attesa si fa pesante. La temperatura scende e il freddo penetra lentamente nel corpo. Nemmeno il riscaldamento pre-gara riesce a mantenere una temperatura adeguata. Il tempo sembra dilatarsi.


La mia gara

Alle 13 in punto si parte.

Come sempre, mi posiziono sulla linea di partenza con un piano ben chiaro in testa. L’avvio è delicato: dopo poche decine di metri bisogna svoltare a destra e affrontare subito una salita impegnativa. Serve uno scatto deciso.

Mi posiziono sul lato opposto rispetto alla curva, così da evitare l’imbuto iniziale. La scelta si rivela perfetta: esco bene dalla prima curva e trovo spazio per impostare la salita in forte spinta.

Tutto va come previsto.

I primi 200 metri sono relativamente dolci (3-4% di pendenza), ma le difficoltà maggiori sono date da rocce e radici affioranti. Nei successivi 700 metri la salita si fa più severa, con pendenze tra il 5% e l’8%. Il breve single track che conduce al fianco del nuraghe supera il 10%.

Poi inizia la discesa.

Già nei primi 500 metri mi ritrovo intorno alla 25ª posizione su circa 80 partenti. L’andatura è sostenuta. Restiamo quasi in fila indiana, e così sarà almeno fino a metà gara. Con l’aumentare della pendenza qualcuno mi supera, ma la situazione resta sotto controllo.

È presto per capire il distacco sugli avversari della mia categoria (SM65). Meglio non pensarci. Corro la mia gara.

La discesa è tecnica e veloce: circa 500 metri con pendenza quasi doppia rispetto alla salita. Sentiero stretto, rocce, curve continue. Se in salita viaggiamo intorno ai 5’/km, qui si scende anche verso i 3’30”.

Primo km: 4’56”.

La velocità si stabilizza in base al terreno. Qualcuno mi supera, ma riesco anche a riprendere atleti partiti troppo forte.

Secondo km: 4’42”.

In salita individuo uno dei miei principali rivali di categoria: Usai P., riconoscibile dalla maglia gialla. È circa 40 metri dietro di me. Cerco di scorgere anche Uras P., ma la vegetazione fitta non me lo consente.

Il freddo accusato prima della partenza è ormai solo un ricordo. L’adrenalina e l’intensità trasformano il clima in qualcosa di perfetto.

Terzo km: 4’20”.

In questa fase predominano le discese, è il chilometro più veloce. Mancano meno di due giri. Le gambe rispondono alla perfezione. La posizione resta stabile: la strategia iniziale è stata quella giusta.

In un punto preciso della salita riesco a controllare chi mi segue. Mantengo il distacco su Usai e lo aumento sugli altri. Decido di spingere ancora di più nella terza discesa, rischiando qualcosa ma superando un atleta con decisione.

Quarto km: 5’03”.

Il tempo risente della maggiore presenza di salita. Inizia l’ultimo giro. La mente è totalmente focalizzata sulla difesa della posizione. Conosco ogni curva, le radici e le piccole rocce non sono più un problema.

Suona il “bip”: inizia il quinto chilometro. Ancora un ultimo sforzo in salita, poi sarà solo discesa.

Quinto km: 4’55”.

Scollino lasciandomi il nuraghe Ugolìo sulla sinistra. Da lassù si intravede uno scorcio di Nuoro. Mi sorprende non averlo notato prima. Forse ora, con la serenità dell’ultimo giro, riesco a vedere ciò che prima la fatica nascondeva.

La discesa finale la vivo con una felicità immensa. Dietro di me il vuoto, almeno per alcune decine di metri. Posso gestire, ma continuo a correre forte: intorno ai 3’40”/km. Sicurezza nelle curve, spinta nei tratti favorevoli.

Gli ultimi metri li percorro con le braccia alzate al cielo, in segno di gratitudine. Gestire una posizione conquistata dopo poche centinaia di metri e difenderla fino al traguardo non è cosa semplice. Anche perché oggi non erano 4 km, ma 5,56.

Ultimi 560 metri: 2’18” (4’05”/km).


Risultato finale

5,56 km in 26’13”
Media: 4’43”/km

1° classificato categoria SM65
24° assoluto su 75 arrivati
2° SM65: Usai P. (27° assoluto)
3° SM65: Uras P. (30° assoluto)

Una gara dura, tecnica, intensa.
Una gara gestita con testa, cuore e gambe.
E una vittoria che ha il sapore pieno della consapevolezza.


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