lunedì 9 febbraio 2026

Alà dei Sardi (OT), 08/02/26 Perché andare a correre al 10° Memorial Elisa Migliore.

Quest’anno la location del cross di Alà dei Sardi cambia: non più nella periferia immediata del paese, bensì a circa 5 km di distanza.

Natura incontaminata. Boschi di leccio e sugherete che si estendono a perdita d’occhio.
Il lago di Coiluna (978 ettari di superficie), con il suo splendido colore verde/blu, appare come in una cartolina delle Alpi svizzere.

Quest’anno ad Alà si è fatto qualcosa di veramente speciale.
È stata organizzata una macchina perfetta, dove sport e natura si incontrano in un connubio ideale. Ci troviamo a un’altitudine di circa 700 metri sul livello del mare.

Tutto il paese si prodiga per la buona riuscita della manifestazione. In un centro di appena 1.800 abitanti, tantissime famiglie hanno dato ospitalità a un numero davvero importante di atleti, giunti da ogni parte del continente. Case molto particolari, costruite in granito, un materiale che permette di mantenere temperature calde in inverno e fresche d’estate.

Il percorso gara è quanto di più spettacolare si possa immaginare. Un vero cross, quello autentico.
Avendo piovuto nei giorni precedenti, il fango non manca e questo rende il tracciato ancora più tecnico e divertente.

La location è curata nei minimi dettagli, perfettamente in linea con il carattere internazionale dell’evento. Sono presenti ampie tende adibite alla preparazione pre-gara e al deposito borse, oltre a una serie di stand per la vendita di prodotti alimentari (panini, dolci, birre e molto altro), tanto da sembrare una festa paesana di alto livello.
Il parcheggio è ricavato sotto le innumerevoli querce ed è gestito dagli operatori del parco boschivo locale.

Uno degli spettacoli più belli è senza dubbio la vista del lago Coiluna. Noi atleti possiamo ammirarlo nel passaggio in uno dei punti più alti del percorso: un grande specchio d’acqua circondato da boschi rigogliosi che, visto dall’alto, assume un’imponenza straordinaria.

Le gare iniziano poco prima delle ore 10.
Si parte con le categorie Master femminili, seguite dai Master maschili (dalla categoria SM35 in su).
A seguire le gare dei Ragazzi, Cadetti e Allievi, poi i piccoli Esordienti (5, 8 e 10 anni), quindi le categorie Juniores e infine le Promesse/Seniores, concludendo la parte più spettacolare della giornata: prima la gara femminile e poi quella maschile, entrambe di livello internazionale.

Fuori programma, hanno corso anche i piccolissimi atleti di 4 anni, su una distanza di poche decine di metri: uno spettacolo vedere così tanti “pulcini” già super agguerriti.

Ho notato una partecipazione davvero ampia in tutte le categorie, dagli Esordienti fino agli Assoluti. È raro vedere una presenza così numerosa di atleti: un segnale molto incoraggiante per il futuro di questo bellissimo sport.

Il momento clou della giornata è rappresentato dalle due gare internazionali.
La presenza di atleti del calibro di Yeman Crippa (vincitore in 31’42”) e del bravissimo Sebastiano Parolini, secondo a 46”, ha galvanizzato pubblico e atleti. Terzo il tunisino Amin Jhinaoui (a 59”), davanti a Iliass Aouani (1’09”) e Osama Zoglami (1’15”).
Primo degli atleti sardi l’olbiese Francesco Mei (35’44”), seguito da Gabriele Motzo (36’59”).

In campo femminile (Senior, 6 km), podio tutto straniero con la vittoria di Winfred Yavi in 20’37” (Bahrein, oro olimpico a Parigi 2024 nei 3000 siepi), davanti alla burundese Francine Niyomukunzi (a 1’03”) e alla britannica Emily Grace Collinge (SF35, a 1’45”).
Prima delle italiane Gaia Colli, quarta a 1’59”.
La prima atleta sarda è Elisa Spazzafumo (25’36”), seguita da Maria Paola Sotgia (Promesse, 26’24”), atleta di Alà dei Sardi.


La mia gara (4,5 km – 66 partenti)

Parto con un’andatura sostenuta, ma senza esagerare. I primi 50 metri sono in leggera discesa, poi una pericolosa curva a destra, ricca di fango. Ed è subito salita.

Il corpo, ancora poco riscaldato, fatica ad affrontare uno sforzo così intenso. Il riscaldamento non è stato ottimale e la temperatura è poco sotto i 10 gradi.
Ma, come d’incanto, nella fase finale della salita, sulla sinistra compare il lago Coiluna. Spettacolo puro.

Si procede con continui saliscendi fino a raggiungere uno dei tratti più belli del percorso: uno sterrato corribile che consente di trovare ritmo e recuperare fiato. Serve ancora sistemarsi bene per correre più isolati e gestire al meglio le curve.

Una serie di curve dolci e asciutte porta a una zona dove si guadagna leggermente quota. Siamo in linea d’aria vicini alla partenza: lo si capisce dal vociare dello speaker, anche se la fitta vegetazione non lascia intravedere nulla.
Si riprende a salire e scendere, con facilità, ma qui la vegetazione è più rada e a ogni curva ristagna un po’ d’acqua.

Siamo circa a metà circuito (1° km in 4’24”).

Finalmente arriva una lunga e bella discesa, di quelle che mi piacciono. Mi distendo, aumento la velocità e raggiungo il punto più basso del tracciato. Oggi le gambe girano bene. Non ho avversari molto agguerriti nella mia categoria (solo altri due), quindi posso correre con grande serenità.
Stranamente, le gare in cui ottengo i risultati migliori sono proprio quelle affrontate con questo spirito.

Affronto la discesa in scioltezza, ma devo prestare attenzione: oggi niente chiodate. Scelta giusta, ma da gestire.
Segue un rettilineo in falsopiano di circa 300 metri, con ampi ristagni d’acqua, che conduce al punto di partenza e arrivo. Il fango è ovunque; solo negli ultimi 100 metri, prima del gonfiabile, la pendenza aumenta leggermente e il terreno diventa più reattivo.

Primo giro concluso (1.500 m).

Inizia il secondo.
Sono intorno alla 28ª posizione assoluta. Il circuito ormai è ben definito. Qualche difficoltà in salita, ma il gruppo si è diradato e riesco a gestire bene (2° km: 4’13”).
Nel punto più alto del percorso le sensazioni sono ottime: la testa controlla lo sforzo e il corpo risponde alla perfezione. Supero alcuni atleti senza difficoltà. Nella lunga discesa mi lascio andare e guadagno ancora posizioni.

Secondo passaggio sotto il gonfiabile: le voci del pubblico sono galvanizzanti.
Secondo giro chiuso (3° km: 4’18”). Inizia l’ultimo.

Decido di non forzare troppo in salita per recuperare fiato. Un atleta mi supera, ma con la coda dell’occhio noto che potrebbe avere trent’anni meno di me… ci sta (4° km: 4’31”).

Ora resta la discesa finale e il rettilineo conclusivo. Davanti ho campo libero.
Scelgo la parte sinistra e mi lancio “a tutta birra”. Terreno asciutto, leggermente impervio, pendenza intorno al 5%. Poco meno di 200 metri. Il Garmin segna una velocità ben sotto i 4’/km, con un tratto finale sotto i 3’30” per circa 20 metri. Gli ultimi 530 metri scorrono a 3’47” di media.

Questo allungo mi permette di avvicinarmi a due carissimi amici, Pazzola (SM55) e Fiori (SM60). Avrei forse potuto tentare il sorpasso, ma ho preferito incitare Pazzola a stringere i denti. Quando si è accorto che lo stavo raggiungendo, ha rilanciato fino al traguardo, aiutando anche me.

Arrivo finale:

  • Fiori 1° SM60 – 19’21”

  • Pazzola 4° SM55 – 19’23”

  • Vargiu 1° SM65 – 19’24” (24° assoluto)

Alle spalle, due SM35 in 19’34” e 19’41”.

Il post-gara è ricchissimo: dolci, frutta, panini, bibite… e più tardi persino il maialetto arrosto.
Che dire: se rifacessero la stessa manifestazione anche dopo pochi giorni, ci tornerei senza esitazione.

Un grazie di cuore all’amico Diego, compagno di gara e di viaggio, e un ringraziamento speciale ad Antonello Cocco, patron della manifestazione, per la perfezione curata in ogni dettaglio.

Al prossimo anno.


domenica 8 febbraio 2026

Ala' dei Sardi, 08/02/26. Gara di cross di 4,52 km, 10° Memorial Elisa Migliore. Tempo 19'24" a 4'17" a km.

Gara di cross lunga 4,52 km nel parco Coiluna, a circa 5 km dal paese di Alà dei Sardi. Temperatura intorno agli 11 °C, con nuvolosità intensa e minaccia di pioggia.

Il percorso di gara misura 1,5 km ed è interamente all’interno di un bellissimo parco, su un terreno piuttosto irregolare e ricco di fango.

Alle ore 10:10 ha inizio la gara, che prevede la partecipazione degli atleti master dai 35 anni in su. Prendono parte alla competizione 65 atleti.

Questa la mia gara: tempo impiegato 19'24", con i seguenti parziali:

1° km in 4'24"; 2° km in 4'13"; 3° km in 4'18"; 4° km in 4'31"; ultimi 530 m in 2' (pari a 3'47"/km).
Media al km 4'17".

24° assoluto e 1° di categoria SM65. Dislivello 64 m e calorie consumate 308.
Frequenza cardiaca media 148 bpm (max 159), potenza media 359 watt (max 547).
Cadenza di corsa media 182 (max 215), lunghezza media del passo 1,25 m.

martedì 3 febbraio 2026

Su Planu, 03/02/26. K 8 di collinare in 39'11" a 4'54" a km.

Allenamento di 8 km a due giorni dalla gara di cross di Ozieri. Il percorso si snoda tra le vie di Su Planu, praticamente a due passi da casa, su un circuito di 500 metri da ripetere andata e ritorno per 8 volte. Un tracciato tutt’altro che banale: ondulato, con anche un tratto di circa 100 metri di sterrato erboso che spezza il ritmo e rende il lavoro più stimolante.

Condizioni meteo ideali: 14°, cielo nuvoloso e totale assenza di vento. Tempo finale di 39’11”, per una media di 4’54”/km. Avvio controllato, con i primi 3 km gestiti sopra i 5’/km, seguito da una progressione costante che porta a chiudere l’ultimo chilometro in un brillante 4’22”.

Dislivello complessivo di 123 metri e 581 calorie bruciate. Frequenza cardiaca media di 139 bpm (max 159), potenza media di 327 watt con un picco di 489. Cadenza media di 181 passi al minuto (max 196), con una lunghezza media del passo di 1,13 metri.

lunedì 2 febbraio 2026

Ozieri (Chilivani), 01/02/26. Cross di 3,89 km in 17'27" a 4'29" a km. La mia gara.

 

Cross di Ozieri (Chilivani) – 01/02/26
Una gara che ti ricorda perché corri

Quasi 200 km da Cagliari per arrivare a Ozieri, in compagnia di Diego e Rosy. Una trasferta lunga, di quelle che ti fanno già capire che non sarà una gara qualunque.
Il nord Sardegna ci accoglie dopo una settimana di piogge incessanti: lungo il viaggio si vedono campi allagati, terra satura d’acqua, fango ovunque. Il messaggio è chiaro: oggi non vince il più veloce, oggi vince chi resiste.

La logistica è ottima, gli spalti dominano il percorso, ma è il terreno il vero protagonista.
Nel pre-gara cambio tutto: niente maglia termica, niente pantaloni lunghi. Canotta, pantaloncini corti e chiodate. Una scelta di fiducia, di quelle che fai quando sai che dovrai lottare su ogni metro.

Il percorso prevede due giri da 1.950 metri. Anche oggi mancano un centinaio di metri, ma poco importa: qui ogni metro pesa come due.
Alla partenza siamo in 35, tutti dagli SM60 in su. Esperienza, orgoglio e voglia di dimostrare che l’età è solo un numero scritto sul pettorale.

Non possiamo ispezionare il tracciato. Sarà una scoperta continua. Gli atleti appena arrivati sembrano reduci da una battaglia: scarpe irriconoscibili, volti stanchi. Il fango non perdona.

La mattina però regala sole e un maestrale leggero ma pungente. In lontananza nubi scure promettono pioggia, ma la gara sarà una sfida contro il terreno, non contro il cielo.

La partenza è decisa, potente. Spingo forte nei primi 100 metri. Alla prima curva, stretta e insidiosa, mi ritrovo davanti a tutti.
Poi il percorso si presenta per quello che è davvero: un tratto di fango profondo, acqua e terra che ti risucchiano il piede. Ogni passo è una decisione, ogni appoggio una scommessa. Il rischio di lasciare la scarpa lì dentro è reale.

Altri punti simili spezzano il ritmo. Oggi la velocità pura non serve: servono equilibrio, forza mentale, capacità di adattarsi.
L’erba alta copre un terreno segnato dai cavalli, irregolare e traditore. Le curve strette e fangose rendono le chiodate un’arma decisiva.

Nei primi 500 metri corro con Fiori (SM60). Mi sento forte, ma capisco che il suo ritmo è alto. Al primo chilometro prende vantaggio, sfruttando una freschezza fisica maggiore. Sette anni di differenza si fanno sentire, ma non pesano sul carattere.

In quel momento entra in scena Muscas, SM65 come me, quattro anni più giovane. È lì che inizia la vera gara.
Come se il fango non bastasse, troviamo un ostacolo: un cumulo di terra molle, alto più di un metro, preceduto da una pozzanghera marrone. Qui non si corre, qui si combatte. Il terreno non restituisce nulla, toglie e basta.

Il passaggio degli atleti delle categorie precedenti ha reso il tracciato ancora più scivoloso. È una continua lotta per restare in piedi, per non perdere ritmo, per non mollare.

Io e Muscas entriamo in una fase di studio, affiancati fino al passaggio sotto il gonfiabile del primo giro. Fiori intanto è già lontano, circa 80 metri avanti, in una gara tutta sua.

Per altri 500 metri tengo il passo di Muscas, poi lui aumenta leggermente. Dieci metri sembrano pochi, ma in un cross così valgono un’eternità.
Dietro di me c’è Polo SM60 con circa 50 mt di distacco. Seguono altri due SM65 Usai e Uras mentre Stefanopoli (SM60) è di poco staccato ma con il terzo posto di categoria in tasca.

Quel piccolo vantaggio di Muscas lo carica, ma non lo rassicura. Mi conosce, sa che non mollo mai, sa che negli ultimi metri posso cambiare passo.
Negli ultimi 300 metri provo tutto. Forzo, spingo, cerco di rosicchiare spazio, ma oggi il terreno e la gara dicono no.

Arriviamo con soli cinque secondi di differenza, ma con un margine netto sugli altri. Oggi ho trovato un avversario che ha corso con intelligenza e determinazione, sfruttando ogni mio minimo errore, soprattutto all’inizio.

Usai nel finale supera Polo e conquista il quarto posto assoluto e il terzo di categoria.
Fiori vince tra gli SM60 con circa 30 secondi di vantaggio e si prende anche il Trofeo Dettori, dopo una prova di forza impressionante.

Titolo regionale di cross a Fiori (SM60) e Muscas (SM65).

Questa non è stata solo una gara.
È stata una lezione di cross: fango, fatica, scelte, rispetto per gli avversari e voglia di esserci fino in fondo.
Perché certe domeniche, anche senza vincere, ti ricordano esattamente perché continui a correre.

domenica 1 febbraio 2026

Ozieri (Chilivani), 01/02/26. Gara di cross di 3,89 km in 17'27" a 4'29" di media. Sintesi della mia gara.

Gara di cross di 3,89 km nello scenario impegnativo dell’ippodromo di Chilivani, trasformato dalle piogge dei giorni precedenti in un vero campo di battaglia: fango, pozzanghere e terreno pesante a mettere alla prova gambe e testa. Temperatura mite (13° al sole), ma con un maestrale freddo a rendere l’aria tagliente.

Partenza decisa e aggressiva: primo chilometro in 4’17”, che mi porta subito in seconda posizione assoluta, alle spalle di Fiori. Nel secondo km (4’27”) il percorso presenta il conto: fango profondo e pozzanghere obbligano a rallentare, permettendo a Muscas di rientrare.

Il terzo chilometro (4’43”) è una lunga lotta di resistenza: resto incollato a Muscas, mantenendo un distacco costante di una decina di metri, senza mai mollare. Negli ultimi 890 metri, corsi a 4’28”, stringo i denti fino al traguardo.

Chiudo la gara in 3ª posizione assoluta, con Fiori nettamente al comando e io a soli 5 secondi da Muscas, che conquista il titolo regionale di corsa campestre SM65.

Tempo finale: 17’27”, media 4’29”/km.
Dislivello: 21 m – Calorie: 267
Frequenza cardiaca: media 143 (max 153)
Potenza: media 342 W (max 489)
Cadenza: media 185 (max 214)
Passo medio: 1,21 m

 

giovedì 29 gennaio 2026

Su Planu, 29/01/26. 8 km collinari in 41'40" a 5'12" a km.

Allenamento non facile di 8 km tra le vie di Su Planu su un percorso lungo 500 mt da fare a bastone. Nel percorso vi era incluso anche circa 100 mt di sterrato erboso. Temperatura piacevole di 14° con bellissimo sole  ma con un forte vento di maestrale (28 km/h). Tempo impiegato 41'40" con partenza da fermo (1° km 6'01") per poi andare in leggera progressione sino a chiudere l'ultimo km con a 4'35". Dislivello 130 mt, calorie 565. F C Media 129 (max 151), con potenza media watt di 316 (max 483). Cadenza di corsa media di 179 (max 192), lunghezza media passo di 1,08 mt.  

lunedì 26 gennaio 2026

Mulinu Becciu, 26/01/26. 6 k su strada in 28'23" a 4'43" a km.

Allenamento semicollinare tra le vie Setzu e Binaghi di 6 km (sarebbe dovuto essere di 8 ma ho dovuto interrompere per pioggia). Temperatura 10° con tiepido sole e vento di maestrale. Tempo impiegato 28'23" a una media di 4'43" a km. Partenza a 5'04" e ultimo km a 4'24". Dislivello 74 mt, calorie 415. F C Media 138 (max 156), potenza media watt 335 (max 503), cadenza di corsa media 184 (max 191) e lunghezza media passo 1,15 mt. 

giovedì 22 gennaio 2026

Mulinu Becciu, 22/01/26. 5 X 500 mt a 1'44" di media (rec. 2').

Allenamento 5 X 500 mt nell'isolato di Mulinu Becciu tra lee vie Giotto, Carpaccio e Deliperi lungo 1.060 mt. Temperatura di 13° con nuvolosità accentuata e rischio pioggia. Per calcolare la velocità media ho analizzato il passo medio a km di ogni 500 e diviso per 2. Questi i parziali: 1° 500 in 1'45"; 2° in 1'46"; 3° in 1'43"; 4° in 1'43"; 5° in 1'40". Media 1'44". Dislivello 9 mt, calorie 205. Riscaldamento 4 km, allenamento 2,5 km, defaticante 1,5 km. 

martedì 20 gennaio 2026

Pabillonis, 18/01/26. Gara di cross di 3,78 km. Raffronti con la gara di Cagliari del 11/01/26 e resoconto mia gara.

A Pabillonis va in scena la seconda giornata di cross del 2026. Per i Master non è una gara qualsiasi: in palio c’è il titolo societario, maschile e femminile. L’aria è quella giusta, carica di aspettative, con ancora addosso le sensazioni fresche della gara di una sola settimana prima, a Cagliari, nel parco di Molentargius, dove si assegnava invece il titolo Assoluti.

Due gare ravvicinate, quasi un “back to back”, che permettono inevitabilmente dei confronti.

Le location sono state entrambe di livello altissimo: spazi verdi splendidi, organizzazione impeccabile, servizi curati. Anche la struttura del percorso presenta analogie importanti: giri corti, da 1.890 metri, che per la categoria over 60 hanno portato in entrambi i casi a una distanza effettiva di 3,78 km invece dei 4 previsti.

Circuiti compressi, nervosi, con continui cambi di direzione, serpentine, andata e ritorno affiancati e tantissime ripartenze. Ma se Cagliari era già selettivo, Pabillonis alza ulteriormente il livello: più tecnico, più spezzato, più faticoso. Dislivelli, fango, tratti insidiosi e difficoltà “balistiche” che non lasciano mai respirare davvero.

Ottima, in entrambe le manifestazioni, la gestione dei chip, che ha garantito precisione e fluidità agli arrivi. Da segnalare anche la grande partecipazione: se a Cagliari il numero era già alto, a Pabillonis l’isola risponde praticamente al completo.

Da sottolineare una vera costante tra le due gare: le atlete della Cagliari Atletica Leggera, protagoniste assolute, capaci di conquistare il titolo societario tra le Assolute a Cagliari e di ripetersi tra le Master a Pabillonis. Complimenti sinceri.

E nonostante i grandi numeri, orari rispettati alla perfezione. Non scontato.


La mia gara

Ore 11:05, puntuali. Partenza over 60.

Mi schiero sulla sinistra, con in testa un’idea ben precisa: replicare la partenza di Cagliari, aggressiva e pulita. Spingere forte nel rettilineo iniziale e prendere le due curve a destra davanti a tutti.

Ma il cross, si sa, raramente segue il copione.

Resto invischiato nel gruppo di testa, passo largo nelle curve, affiancato da due o tre atleti. Niente vantaggio, niente spazio. Quando finalmente si apre il lungo rettilineo penso: “Ora sistemo tutto”. Illusione.

Per almeno 30 metri sono chiuso tra quattro atleti, costretto a un continuo zig-zag per trovare un varco. Provo a forzare, ma Fanari e Muscas rispondono con decisione. Vengo di nuovo riassorbito su un’andatura che non è la mia.

Alla seconda curva a destra rischio anche il contatto con Fanari. Per evitarlo mi sposto all’ultimo istante, con un balzo laterale che spezza il ritmo. Mi ritrovo intorno alla sesta posizione mentre davanti Fiori e Castronovo dettano legge, liberi di gestire traiettorie e spazi.

Per fortuna arriva il rettilineo in leggera discesa. È il momento di sacrificarsi.

Spingo forte, al limite. Metto tutto quello che ho. E finalmente succede: esco dalla bagarre, mi ritrovo da solo.

Operazione riuscita.

Arrivo nel punto più basso del tracciato con qualche metro di vantaggio e preparo mentalmente la risalita. Prima però c’è una curva strettissima a destra, resa viscida da un fango morbido dove qualcuno è già scivolato. Massima attenzione. Passo pulito.

Guardo di lato: vedo gli inseguitori scendere in picchiata mentre io devo ricompormi, respirare, riorganizzare le forze per risalire.

Il sopralluogo fatto prima della gara paga. Conosco ogni metro. Anche la scelta delle scarpe classiche, non chiodate, si rivela giusta: meno grip, ma più comfort su un terreno duro, a tratti pietroso.

Ora sono terzo assoluto. E questo mi accende.

Fiori e Castronovo li conosco: a Cagliari mi avevano preceduto di una quindicina di secondi. Ma oggi le sensazioni sono diverse.

Alla fine della risalita arriva uno degli ostacoli più curiosi: una strettoia in single-track con sabbia rossa, 15 metri in stile Poetto. I piedi affondano, l’andatura crolla. Passo anche questo.

Primo chilometro: 4’11”.

Poco dopo, altro ostacolo: un cumulo artificiale di terra, alto circa 1,5 metri, da salire e scendere immediatamente, aiutati da tronchi disposti a gradinata. Spettacolare. Foto assicurate.

Si entra poi nella parte più tortuosa del percorso: serpentine strette sotto le piante, incroci continui, quasi una gara di Formula 1 nel fango. Nuova discesa: spingo fortissimo.

Mi avvicino sempre di più a Castronovo. La grinta sale. Dietro ho margine.

Ed è lì che capisco che posso osare.

Lo supero. Seconda posizione.

Fiori è ancora davanti, solo, ma il distacco non è incolmabile.

Nuova risalita, passaggio “virtuale” sotto il gonfiabile, poi ancora discesa. E qui arriva forse la difficoltà più impegnativa della gara: una cunetta profonda oltre un metro, da affrontare quattro volte, saltando da una parte all’altra in piena velocità. In discesa non si corre piano, e gestire salti e appoggi a ritmi intorno ai 4’20” non è affatto banale. Alterno ingresso dentro e salto lungo. Serve sangue freddo.

Finalmente l’ultima risalita verso il gonfiabile.

Siamo a metà gara.
Secondo chilometro: 4’20”.

Da qui in poi è tutta gestione. Sono in solitaria, controllo il ritmo, affronto ogni difficoltà con lucidità. E metro dopo metro, senza strappi, mi avvicino ancora a Fiori, mantenendo però un distacco rassicurante su chi insegue.

Taglio il traguardo secondo assoluto.

Risultati:
1° Fiori 15’58”
io 16’09”
3° Castronovo 16’19”
4° Cocco 16’26”
5° Fanari 16’26”
6° Uras 16’34”
7° Muscas 16’41”
8° Stefanopoli 17’33”

1° di categoria SM65.

Una gara dura, tecnica, vera. Di quelle che restano addosso.


domenica 18 gennaio 2026

Pabillonis, 18/01/26. Gara di cross su 3,78 km in 16'09" a 4'16" a km. Sintesi della mia gara.

Gara di cross a Pabillonis valida come campionato sardo Master di società. Il percorso è lungo 1,85 km per giro e per noi, over 60, sono previsti 2 giri pari a 3,78 km. Io la chiudo in 16'09" a una media di 4'16". Questi i parziali: 1° km in 4'10"; 2° in 4'20"; 3° in 4'19"; 4° 780 mt in 3'19" (a 4'16" a km). Dislivello 24 mt, calorie 236. Temperatura 16°, nuvoloso con leggero vento di scirocco. F C Media 134 (max 152), potenza media in watt 355 (max 476). Cadenza di corsa media 183 (max 205), lunghezza media passo 1,25 mt. Risultato: 1° posto di categoria SM65 e 2° assoluto su 72 arrivi.

venerdì 16 gennaio 2026

Cagliari Molentargius, 11/01/26. Resoconto della mia gara di cross lunga 3,78 km.

 

Cagliari Molentargius, 11/01/26. Gara di cross di 3,78 km.

«Ai vostri posti…
Pronti…
Via.»

Lo sparo parte a poco più di un metro da me. È secco, violento, quasi troppo vicino. Non c’è il tempo di pensare: il corpo reagisce da solo, scatta in avanti, come se qualcuno avesse premuto un interruttore. La gara è iniziata.

Siamo nel cuore del Parco di Molentargius, nella zona più vicina a Cagliari. Un posto bellissimo, che però oggi non concede nulla. Pochi minuti prima della partenza ci hanno avvisato che la distanza è cambiata: non più 3 km, ma quasi 4, divisi in due giri. Una di quelle notizie che devi accettare senza discuterle, aggiustando subito le aspettative.

Siamo circa cinquanta atleti, tutti over 60, più tre donne. La partenza è insolita: dieci griglie affiancate, come nelle corse dei cavalli. Cinque atleti per griglia, ordine casuale. Davanti a noi uno spazio ampio che, dopo un centinaio di metri, si stringe improvvisamente in un imbuto. Lì si deciderà molto.

Appena parto capisco subito che il terreno sarà il vero avversario. L’erba è ingannevole, nasconde buche, avvallamenti, appoggi incerti. Per fortuna avevo fatto un giro di prova e scelto di correre con scarpe normali: una decisione che, passo dopo passo, si rivelerà giusta.

Spingo forte fin dall’inizio. So che devo arrivare davanti al punto di convergenza, dove c’è anche una piccola pozzanghera di fango. Non voglio restare intrappolato. Ci arrivo per primo. È un attimo, ma è un buon segnale. Subito sento le voci di alcuni amici: poche parole, ma bastano a farmi sentire nel posto giusto.

Sono in testa. L’andatura è alta.
Il percorso si snoda in serpentine, le affronto cercando di sfruttare ogni centimetro. Qui siamo in leggerissima discesa, con il maestrale alle spalle: condizioni che invitano a osare. Solo dopo la gara scoprirò che ogni giro misura 1.900 metri, per un totale di 3.790.

Il primo chilometro vola via. Il Garmin segna 3’57”. Un tempo che mi rende orgoglioso, anche se dentro sento chiaramente che il prezzo da pagare arriverà più avanti.

Le curve continue mi permettono di controllare cosa succede dietro. A pochi metri c’è un terzetto compatto: Fiori, Ecca e Castronovo, tutti SM60. Non sono i miei avversari diretti. Io sono SM65. I miei veri rivali sono più indietro, una ventina di metri. Questa distanza mi dà fiducia, mi alimenta.

A metà del secondo chilometro il percorso cambia faccia. Arriva una leggera salita e, soprattutto, il vento di maestrale ora è contro. Qui sento il gruppo dei tre avvicinarsi, metro dopo metro, finché mi superano con un’andatura più brillante. Li lascio andare, senza forzare. La gara è lunga, e so che devo restare lucido.

Sotto il gonfiabile il distacco dai primi tre è di circa dieci metri. Lo stesso vale tra me e il mio primo avversario di categoria, Uras. Gli altri sono più lontani. Il secondo chilometro si chiude in 4’10”. Nulla è deciso.

Ora il circuito lo conosco. So dove spingere e dove difendermi. Correre sull’erba significa accettare un piede meno reattivo, curve scivolose, appoggi instabili. E poi c’è il terreno già segnato da chi è passato prima: questa è la terza gara della giornata, e l’erba ormai è tutt’altro che intatta.

Il terzo chilometro è il più favorevole. Devo solo gestire, controllare le distanze. Superata la zona del gonfiabile, il tifo scompare. Rimane il silenzio. Solo il respiro, il rumore delle scarpe sull’erba. È in questi tratti che sei davvero solo con la gara.
Chiudo il chilometro in 4’06”.

L’ultima parte è la più dura: gli ultimi 790 metri ripropongono il falsopiano e il vento contro. Davanti a me i primi tre hanno ormai preso il largo, una sessantina di metri. Io mantengo margine su chi mi segue e sui miei diretti avversari di categoria. Capisco che ormai la gara è definita.

Più avanti, già a 200 metri dall’arrivo, vedo la battaglia per la vittoria assoluta. Fiori ha guidato a lungo, ma negli ultimi 100 metri Ecca cambia passo, lo supera e va a vincere. Castronovo chiude poco dopo.

Io arrivo senza forzare, tranquillo, con circa 15 secondi di distacco dal terzetto di testa. Dietro di me, a una trentina di metri, arriva Cocco. Gli ultimi 790 metri li chiudo in 3’19”.

Taglio il traguardo.
3,79 km in 15’33”, a 4’06” al chilometro.
Quarto assoluto. Primo di categoria SM65.



mercoledì 14 gennaio 2026

Mulinu Becciu, 14/01/26. 15 X 200 mt media 42" recupero 90".

Allenamento in via Binaghi a Mulinu Becciu con 15 X 200 mt recuperando 90" da fermo. La media finale è stata intorno a 42" anche se qualche ripetuta ha superato i 200 mt. Questi i risultati: 1° 200 mt in 42"; 2° in 45"; 3° in 42"; 4° in 43"; 5° in 40"; 6° in 43"; 7° in 40"; 8° in 43"; 9° in 40"; 10° in 43"; 11° in 39"; 12° in 42"; 13° in 39"; 14° in 43"; 15° 38". Le ripetute con i numeri dispari erano in leggera discesa al contrario quelli a numero pari. 

lunedì 12 gennaio 2026

Le buone abitudini fin da piccolo. Scritto dal Dott. Filippo Ongaro.

Dott. Filippo Ongaro.
Una volta che un bambino si è abituato a sapori molto dolci, a cibi grassi o salati, all’uso continuo di bevande dolcificate, si creerà una sorta di necessità biochimica che lo spingerà a cercare sempre più spesso alimenti del genere. Le nostre abitudini alimentari si formano molto precocemente e alcune ricerche hanno dimostrato che gli alimenti di questo tipo provocano nel cervello un forte rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore della soddisfazione e del piacere, che spingerà la persona a cercare dosi sempre più alte dell’alimento che ne ha provocato il rilascio.

domenica 11 gennaio 2026

Cagliari Molentargius, 11/01/26. Gara di cross di 3,8 km in 15'33" a 4'06" a km.

Gara di cross all'interno del Parco di Molentargius lunga 3,8 km. Due giri di quasi 2 km su un percorso erboso abbastanza impegnativo con una serie di curve continue e presenza di alcuni ostacoli lungo il circuito. Temperatura intorno ai 10° con presenza di vento intenso (26 km/h) proveniente da nord. Partenza poco dopo le ore 11 con le categorie dai SM60 in su. Tempo impiegato 15'33" a una velocità di 4'06" a km. Questi i parziali: 1° km in 3'57"; 2° in 4'11"; 3° 4'06"; 790 mt a 4'11". Dislivello 13 mt, calorie 238. F C Media 144 (max 152), cadenza di corsa media 185 pam (max 207), lunghezza media passo 1,31 mt.  

venerdì 9 gennaio 2026

La sconvolgente verità sulla raffinazione della farina bianca. Tratto da "Equilibrium".

Se non hai mai sentito parlare di alimentazione naturale, quello che leggerete potrebbe davvero sorprendervi, ed è probabile che vada ad intaccare delle convinzioni profonde sul cibo che ci portiamo dietro dalla nascita, e che la nostra tradizione italiana non ci aiuta di certo a smussare.
LA SCONVOLGENTE VERITA’ SULLA RAFFINAZIONE DELLA FARINA BIANCA

giovedì 8 gennaio 2026

Cosa sono le endorfine? Tratto da "My-Personaltrainer".

Le endorfine sono sostanze chimiche prodotte dal cervello e dotate di una potente attività analgesica ed eccitante. La loro azione è simile alla morfina e ad altre sostanze oppiacee.
EndorfineL'interesse scientifico verso le endorfine iniziò negli anni intorno al 1970 quando gli studi sull'effetto di alcuni oppiodi esogeni (ad esempio la morfina) condusse alla scoperta di recettori specifici all'interno del sistema nervoso centrale. Si ipotizzò quindi che il cervello stesso fosse in grado di sintetizzare delle "morfine endogene" che furono chiamate, appunto, endorfine.
Attualmente si conoscono quattro distinte classi di endorfine, dette rispettivamente "alfa", "beta", "gamma" e "delta".

mercoledì 7 gennaio 2026

Tutta la verità sulle bacche di Goji. Scritto da Valentina Venanzi su "L'Huffington Post".

Quanti di voi hanno mai sentito parlare delle bacche di Goji?
In realtà è già da diverso tempo che circolano idee a volte anche errate circa le proprietà di queste
bacche selvatiche.
Ma che cosa hanno di speciale tanto da essere addirittura pubblicizzate dal mondo dello spettacolo?
Prima di consigliare la loro assunzione ai miei pazienti mi sono documentata circa i benefici di questi alicamenti (ossia alimenti dall'elevato contenuto di composti fitochimici che permettono di svolgere una funzione preventiva per diverse patologie) .

martedì 6 gennaio 2026

Colle di San Michele, Cagliari. 06/01/26. Mt 600+500+400+300+200 (rec. 3').

 Allenamento nel rettilineo pianeggiante ai piedi del Colle di San Michele a Cagliari sulle distanze di mt 600+500+400+300+200 con recupero da fermo di 3'. Temperatura sui 13° con leggero maestrale e rischio di pioggia. Per ciascuna delle brevi distanze ho preferito dividere il senso di marcia effettuando una inversione a U e ripartendo quasi da zero. Questi i parziali: 600 mt in 2'17" (3'46"); 500 in 1'48" (3'37"); 400 in 1'25" (3'32"); 300 in 1'02" (3'30"); 200 in 40" (3'21"). Totale allenamento 8 km, 4 di risc. 2 allenam. e 2 defat.  

sabato 3 gennaio 2026

Mulinu Becciu, 03/01/26. 6 K in progressione in 26'05" a 4'21" a km.

Allenamento nel circuito semicollinare tra le vie Setzu e Binaghi a Mulinu Becciu lungo 1.060 mt. Temperatura ottimale di 17° con leggero vento di libeccio e un ottimo sole. Decido di partire con pochissimo riscaldamento (per esigenze di tempo) per affrontare un lavoro in progressione di pochi km. Questa la sequenza del tempo impiegato nei 6 km con indicato anche la media di frequenza cardiaca, la potenza media in watt e lunghezza media passo: 

1° km: in 4'49",  F C 126, W 318, passo 1,17 mt; 

2° km 4'34", 135, 342, 1,23; 

3° km 4'25", 140, 364, 1,27;

4° km 4'16", 145, 380, 1,31;

5° km 4'07", 151, 387, 1,34;

6° km 3'53", 155, 394, 1,38.

Totale 6 km in 26'05" a una media di 4'21". Dislivello 65 mt e calorie 392. F C Media 141 bpm (max 159), potenza media 363 (max 502). Cadenza di corsa media 180 pam (max 192), lunghezza media passo 1,28 mt. Totale allenamento 8 km: 1 riscaldamento, 6 allenamento, 1 defaticante.

venerdì 2 gennaio 2026

Perché per fare il muscolo ci vuole il cibo. Scritto da Michela Speciani.

Come "per fare un tavolo ci vuole il legno" (diceva la canzone), per fare muscolo ci vuole il cibo che consenta all'organismo di mantenerne la funzionalità.

Ecco perché chi fa sport tenendosi a dieta stretta o mangiando davvero poco spesso non ottiene i risultati sperati, né in termini di aumento di massa magra né in riduzione della massa grassa.
Chi segue una dieta ipocalorica o fortemente ipocalorica di solito perde poco grasso e molto muscolo, soprattutto se il grasso non è molto e la dieta viene protratta a lungo.