domenica 24 luglio 2016

Personal trainer e fisioterapista: l’importanza di collaborare – 2^ parte. Scritto dal Dr Andrea Roncari.

Dr Andrea Roncari.
Articolo del Dr Andrea Roncari (ndr del 09-12-14), Fisioterapista, laureato in scienze motorie: artrainer88@gmail.com
Con la collaborazione di Marco Cibinetto, Personal Trainer ISSA Italia Top Level cbmtrainer@gmail.com
Veniamo ora, dopo il primo articolo, alla pratica lavorativa, descrivendo un caso reale in cui personal trainer e fisioterapista hanno collaborato per il bene della persona e per il raggiungimento dei suoi obbiettivi in palestra. Perché collaborare si può e si deve.

L’approccio iniziale con il PT

Una ragazza di 31 anni si rivolge ad un personal trainer stanca della scarsa attenzione rivoltale dai titolari della palestra che frequenta e finalmente decisa a raggiungere il proprio obiettivo: “un fisico tonico e asciutto”, come lei stessa lo definisce.Si mette così in contatto col personal trainer per fissare un appuntamento iniziale. La ragazza gli riferisce immediatamente di aver appena avuto bisogno di un paio di settimane di riposo forzato e crioterapia, per l’insorgere di un dolore al ginocchio sinistro, comparso dopo un allenamento comprendente innumerevoli abduzioni dell’anca, salti e balzi su rialzo, effettuati con modalità a circuito. Dopo queste 2 settimane di riposo il dolore è apparentemente svanito.
Fissato l’incontro, in sede di fit check, il 23/04 vengono raccolti i principali dati anamnestici, le viene eseguita una valutazione iniziale della composizione corporea tramite plicometria con protocollo a 3 pliche e misurazione di alcune circonferenze anatomiche. Le vengono forniti inoltre consigli alimentari correggendo le attuali abitudini. Alla valutazione iniziale presentava:
Personal trainer e fisioterapista
Le viene inoltre testata l’articolarità dei principali distretti anatomici attraverso uno squat test (nel quale presenta una buona mobilità globale ma un’insicurezza nella coordinazione del gesto) e test specifici per spalle, anche etibio tarsiche, evidenziando un’ottima mobilità in tutti i distretti testati.
Effettuato il fit check, il personal trainer ha provveduto a stenderle una scheda personalizzata e funzionale al raggiungimento dell’obbiettivo, comprendente una serie di esercizi con sovraccarico atti ad aumentare la componente magra dell’organismo e a favorire così, associando una corretta alimentazione, la ricomposizione corporea richiesta.
La prima scheda prevedeva 3 allenamenti settimanali con carichi leggeri da aumentare progressivamente, per favorire l’apprendimento e l’automatizzazione degli schemi motori, con un occhio importante alla prevenzione degli infortuni.
Una sera, durante l’esecuzione dell’ultima serie di affondi, la ragazza riferisce di aver “mosso male” il ginocchio e il giorno seguente ricomincia ad avvertire il medesimo dolore patito fino a poche settimane prima, dolore che non le permetterà di allenarsi nei giorni successivi.
Insospettito dalla nuova insorgenza del dolore e preoccupato per la salute della cliente, il personal trainer le consiglia di rivolgersi a un fisioterapista di sua fiducia, spiegandole come solo la comprensione approfondita delle cause e la messa in atto di contromisure specifiche e mirate possa realmente risolvere il suo problema, garantendo così la prosecuzione del percorso insieme.

Il ruolo del fisioterapista

La ragazza, preoccupata ed esasperata dalla continua persistenza del dolore, decide così di accettare il consiglio rivolgendosi al fisioterapista indicatole che le effettua una visita il giorno 24/05 valutando la problematica in tutti i suoi aspetti.

Sintomi

Alla visita la ragazza accusa dolore subito lateralmente alla rotula del ginocchio sinistro durante movimenti funzionali come accovacciarsi per raccogliere oggetti, salire le scale, correre, camminare e pedalare. Riferisce inoltre rigidità della rotula con episodi di “blocco” del ginocchio successivi a posture mantenute nel tempo in flessione come dopo aver guidato.
Dolore al ginocchio
Le vengono poste una serie di domande inerenti il suo dolore per andare ad indagare sulle possibile cause scatenanti. Descrive il dolore come intermittente, profondo e non localizzato, a volte pulsante anche a riposo, specie dopo attività che lo scatenano tramite delle fitte.
Utilizza arnica e crioterapia regolarmente a scopo analgesico.
L’intensità del dolore viene valutata attraverso la somministrazione di una scala numerica da 0 a 10, dove 0 è l’assenza di dolore e 10 il più forte dolore mai percepito. La ragazza assegna i seguenti punteggi alle rispettive attività:
– a riposo 0/10
– dopo cyclette 7/10
– cammino 0/10
– accosciata 3/10
– salire le scale 3/10
Non presenta dolore in flessione, estensione e rotazioni passive del ginocchio e risulta negativo l’Apley test per le lesioni meniscali. Alla palpazione riferisce dolore a livello del tubercolo di Gerdy e lungo tutto il decorso del tratto ileo tibiale di sinistra anche a livello della coscia.

Analisi dell’allineamento

In visione frontale presenta anca sinistra intraruotata, sia in stazione eretta (figura 1), sia da seduta (figura 2), lieve valgismo delle ginocchia, piedi pronati, tibia sinistra extra ruotata. Sul piano sagittale non presenta recurvatum. La rotula sinistra è lievemente lateralizzata e in tilt laterale, sia in statica che in dinamica.
Valutazione arti inferiori

Analisi del movimento

Durante il movimento di accosciata riferisce dolore in risalita all’inizio della fase concentrica nella quale presenta un concomitante movimento anomalo di adduzione e rotazione interna dell’anca sinistra (figura 3). Medesimo meccanismo anche durante l’affondo con l’arto inferiore sinistro (figura 4) e nel salire le scale.
Analisi del movimento
Resa cosciente di tale alterazione e invitata a correggere l’assetto con un’extrarotazione dell’anca sinistra ed intrarotazione della tibia, il dolore svanisce immediatamente in tutti i movimenti critici ( figure 5 e 6).
Analisi movimento corretto

Analisi della forza e della lunghezza muscolare

Le viene eseguito un test di Thomas nel quale si evidenzia un’abduzione dell’anca sinistra associata ad extrarotazione della tibia ( figura 7) ed estensione di ginocchio ( figura 8) da retrazione del tensore fascia lata (TFL) e tratto ileo tibiale sinistro.
Se si riduce l’abduzione d’anca (allungando il TFL), il ginocchio aumenta la sua estensione confermando la suddetta osservazione. Retto femorale nella norma testato da prona in flessione di ginocchio in equilibrio con il retto dell’addome nella stabilizzazione del bacino. Ischio-crurali nella norma testati da supina.
I risultati dei test muscolari sono i seguenti: grande gluteo 3 bilaterale, fasci posteriori medio gluteo 3+ bilaterale, rotatori esterni d’anca 3 sx 3+ dx.
Test muscolari
Diagnosi funzionale
In virtù dell’analisi eseguita la paziente soffre di sindrome da eccessivo accorciamento del tensore fascia lata e della bandeletta ileo-tibiale di sinistra. Il test di Thomas per la valutazione della lunghezza dei flessori dell’anca ha palesato un accorciamento del TFL che determina l’intrarotazione dell’anca, l’extrarotazione della tibia e la lateralizzazione della rotula in visione frontale.
Nelle attività scatenanti il dolore come lo squat o l’affondo la predominanza del TFL corto (intrarotatore d’anca) e la concomitante debolezza dei rotatori esterni intrinseci dell’anca e dei fasci posteriori del medio gluteo determinano uno squilibrio muscolare e gli anomali movimenti di intrarotazione che scatenano il dolore. La scomparsa del dolore dopo correzione in extrarotazione evidenzia, oltre ad una debolezza, anche una mancanza di corretto timing di attivazione dei rotatori esterni intrinseci dell’anca.

La palpazione dolorosa a partire dal tubercolo di Gerdy, (sede di inserzione del tratto ileo tibiale) e lungo tutto il decorso anatomico del muscolo conferma una contrattura in essere.

Trattamento consigliato

– controllo del dolore tramite crioterapia ed arnica con impacchi 3 volte al giorno di massimo 15 minuti
– correzione degli schemi di movimento anomali durante i movimenti funzionali dolorosi tramite controllo cosciente della rotazione esterna dell’anca sinistra e della rotazione interna della tibia sinistra
– auto trattamento con esercizi di rinforzo assegnati per i fasci posteriori del medio gluteo sul fianco, rotatori intrinseci dell’anca da prona e da seduta e grande gluteo da prona
Rotatori intrinseci da prona 30 sec isometria x 10
Rotatori intrinseci da seduta 3×20 corpo libero o 3×15 con elastici ( figura 9 )
Medio gluteo 3×15 ( figura 10 )
Estensioni dell’anca a ginocchio flesso da prona grande gluteo: 3×15
Schermata 2014-12-08 alle 10.59.24
– esercizi di allungamento TFL e tratto ileo tibiale sinistro da prona con ginocchio flesso a 90° e anca in rotazione esterna e sul fianco
– mantenimento delle corrette posture durante l’attività lavorativa da seduta (anca rotazione esterna e tibia interna), durante la quale le è assolutamente sconsigliato accavallare le gambe. In stazione eretta le è consigliato distribuire bene il peso su entrambi i piedi ed evitare di sostare in appoggio monopodalico. Sospensione momentanea delle attività potenzialmente scatenanti il dolore come cyclette, affondi, abduttori in palestra, corsa. Evitare la posizione fetale durante il sonno che pone in costante allungamento i fasci posteriori del medio gluteo deboli per probabile eccessivo allungamento.
Il piano di trattamento è stato così eseguito per le due settimane successive con gli esercizi di rinforzo e allungamento indicati eseguiti tutti i giorni a casa. Il fisioterapista ha opportunamente fornito un resoconto dettagliato della visita eseguita al personal trainer, in modo tale che fosse al corrente di tutto ciò che era stato eseguito e consigliato.
Successivamente, dalla terza settimana, vi è stato un graduale ritorno all’attività con sovraccarichi in palestra, sempre con un costante aggiornamento e confronto tra le due figure professionali sugli esercizi migliori da proporre e sulle tempistiche da rispettare.
La scheda di allenamento è stata opportunamente integrata con gli esercizi mirati a medio gluteo fasci posteriori, rotatori esterni intrinseci dell’anca e stretching TFL.
Ad un mese circa dall’inizio del trattamento il dolore è completamente svanito presentandosi come 0/10 su scala numerica dell’intensità durante tutte le attività che lo scatenavano precedentemente.

Il proseguimento del lavoro con il PT e la valutazione dei risultati

Al rientro in palestra la scheda di allenamento proposta non prevedeva ancora l’esecuzione di squat e affondi, giudicati si esercizi funzionali al raggiungimento dell’obiettivo iniziale ma ancora troppo rischiosi per il ginocchio in via di guarigione.
La rieducazione al sovraccarico del ginocchio è stata eseguita gradualmente, puntando inizialmente sulla corretta esecuzione del gesto motorio, sul controllo delle rotazioni dell’anca e sulla stabilità del movimento.
Sono stati utilizzati inizialmente esercizi di affondo alla easy power per modulare meglio il carico, successivamente una volta acquisita sicurezza ed essersi assicurati delle buone condizioni del ginocchio, è stato eseguito un aumento di carico graduale passando prima da uno squat a corpo libero (carico distribuito su entrambi gli arti inferiori) e poi ad un affondo da ferma con carico maggiore sull’arto sinistro.
Terminato questo periodo di “rodaggio”, in assenza di alcun tipo di dolore e a circa 40 giorni dalla visita fisioterapica, la ragazza è tornata a eseguire una scheda funzionale al raggiungimento dell’obiettivo “fisico tonico e asciutto” con l’utilizzo di sovraccarichi adeguati per una corretta stimolazione di tutta la muscolatura di arti superiori ed inferiori.
A 4 mesi dalla prima misurazione e a 2 mesi dalla ripresa dell’attività effettiva in palestra è stato rivalutato il suo stato di composizione corporea, ottenendo i seguenti risultati opportunamente confrontati con quelli iniziali.
Risultati post allenamentoRisultati post collaborazione
Schermata 2014-12-09 alle 08.06.33
Dati alla mano un significativo miglioramento in tutte le misurazioni effettuate, evidenziando in particolare, un calo di circa 3 punti percentuale nella stima della massa grassa corporea, passando da un 21% a un 17,5%conseguenza del calo delle 3 pliche sottocutanee analizzate, che possiamo definire notevole se rapportato con il ridotto periodo di training (2 mesi) al quale si è sottoposta post trattamento fisioterapico. Possiamo dire con certezza che si sta andando nella direzione giusta e ora, con un ginocchio sano in più, potrà continuare serenamente a perseguire il proprio obiettivo e migliorare ancora.

Conclusione

Abbiamo visto nel dettaglio quali sono tutte le potenzialità di una collaborazione tra personal trainer e fisioterapista in ambito fitness, dove invece troppo spesso si assiste a una guerra a suon di luoghi comuni.
La ragazza in questione non sarebbe guarita e non avrebbe raggiunto il risultato sperato in così breve tempo se non ci fosse stata fiducia, umiltà e rispetto reciproco tra le due figure professionali.
Il dolore al ginocchio subentrato e cronicizzato costituiva niente meno che un sintomo di una problematica di squilibrio muscolare che invece riguardava direttamente l’anca. Difficile sarebbe stato scovare tali alterazioni in assenza di un fisioterapista, che prima ha individuato le cause e poi ha stilato un piano di trattamento specifico da seguire in autonomia e da integrare nella scheda di allenamento in palestra, riconsegnando così la ragazza al personal trainer nella piena fiducia delle sue qualità ed evitando di scoraggiare, come invece spesso accade, l’attività con i sovraccarichi con frasi terroristiche basate sull’ignoranza.
Speriamo che questo esempio non rimanga un’eccezione, ma diventi una prassi comune in ogni centro fitness che si rispetti. Facciamo diventare la collaborazione una bella e sana abitudine!

Articolo tratto da "Project Invictus". Per vedere l'articolo originale, corredato da 2 video del Dr Roncari, clicca qui.

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