martedì 24 gennaio 2017

Carboidrati e grasso. Scritto dal Dott. Pier Luigi Rossi.

Dott. Pier Luigi Rossi.
Mangiare un piatto di pasta o riso o dosi abbondanti di pane, pizza prodotti da forno…vuol dire introdurre una netta dose di carboidrati che vengono digeriti ed assorbiti a livello dei villi dell’intestino tenue. Dopo il pasto si ha un picco di glicemia, un rialzo brusco della glicemia, e dell’ormone insulina nel sangue.
L’insulina “prende” il glucosio dal sangue per collocarlo all’interno degli epatociti. E fino a quando l’insulina sta nel sangue, il glucosio viene gettato dentro gli epatociti del fegato.
L’accumulo di glucosio all’interno del fegato avviene soprattutto nella donna perché ha una minore massa muscolare dell’uomo. 
I carboidrati vanno “ ingrassare “ più la donna rispetto all’uomo perché la donna ha meno muscolo dell’uomo. Il motivo sta in questo processo biochimico.
Il glucosio del sangue sotto il controllo dell’insulina viene immesso nel fegato e in parte anche all’interno dei muscoli. Quando si ha una minore massa muscolare si tende ad ingrassare con facilità e con rapidità se introduciamo troppi carboidrati.
Perché il glucosio, derivato dai carboidrati alimentari, non può andare nel muscolo (non c’è!) e quindi la dose predominante del glucosio va all’interno del fegato.
Per natura la donna ha meno muscolo dell’uomo.
Se se non fa attività motoria perde ancora con rapidità il poco muscolo che ha e non dimagrisce più nonostante i grandi sforzi o diete miracolose (che non esistono). La perdita di muscolo può interessare anche il maschio.
Con il passare degli anni la massa magra muscolare si riduce anche nell’uomo. Cosi il glucosio non va nei muscoli, che non ci sono più, e va quasi tutto nel fegato. Una persona continua a mangiare nello stesso modo di sempre ed ingrassa perché ha perso muscolo!
Meno muscolo vuol dire più glucosio dentro il fegato, che si trasforma in acido palmitico che si deposita negli epatociti oppure entra nella composizione dei trigliceridi (steatosi epatica).
Per recuperare un sano peso forma, per dimagrire occorre avere una buona massa magra muscolare (esercizi di resistenza).
RISO o PASTA
La pasta è più ricca di proteine del riso, però contiene dosi elevate di glutine mentre il riso non contiene glutine!
Il riso contiene più amido rispetto alla pasta, così finisce per assorbire più acqua con maggiore aumento del peso e volume rispetto al peso crudo, mentre la pasta raddoppia il peso e volume rispetto al crudo.
L’amido del riso è più digeribile rispetto all’amido della pasta perché il riso contiene granuli di amido molto più piccoli rispetto all’amido della pasta.
Il riso non procura la classica sonnolenza post prandiale che invece si ha con la pasta.
Il riso può far aumentare la glicemia dopo il pasto, consiglio attenzione a chi problemi di glicemia post prandiale.
RISO ROSSO
Il riso viene fermentato da un lievito Monascus purpureus con produzione di MONACOLINE (monacolina k ) capaci di agire sull' enzima HGM- CoA reduttasi in grado di bloccare la sintesi del colesterolo a livello epatico. La monacolina svolge anche una azione di controllo sui recettori di membrana per le lipoproteine LDL- colesterolo, portando ad una riduzione di colesterolo-LDL; inoltre le monacoline e il gamma orizanolo svolgono una azione di espressione genica positiva per integrità e metabolismo cellulare.
Consiglio due porzioni di riso in una settimana, alternando il riso con altri cereali: farro, grano saraceno, orzo, avena, kamut, miglio, amaranto, quinoa...
L'intestino vuole cibo liquido, caldo e crudo quando è possibile.
Il riso e i cereali aiutano ad avere una sana igiene intestinale. Invece oggi si mangia in prevalenza cibo cotto, freddo, solido.
Una riflessione: quanto cibo liquido (zuppe, minestrone, brodo, passato di verdura, crema vegetale...) mangiate una giornata ?
Se il cibo solido domina nettamente sul cibo liquido, l'intestino è in sofferenza. Non va bene.
Occorre cambiare modello di alimentazione.
MANGIARE E’ UN ATTO AMBIENTALE
Le nostre scelte alimentari condizionano l'ambiente e il paesaggio agricolo, perché esso varia in rapporto alle modalità di coltivazione realizzate. Le varietà dei grani coltivati sono condizionati da chi lavora la loro farina
Le varietà dei grani utilizzati dipende dal loro contenuto in proteine. Il consumo dei grani duri è in costante aumento, superiore ai grani teneri. E' il contrario di quanto abbiamo mangiato per millenni. Siamo arrivati a selezionare grani duri con 15-16 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto. Le farine ottenute da grani ad alto contenuto in proteine possono essere lavorate meglio nella produzione della pasta alimentare, che così non si scuoce mai.
Pensiamo a quanti prodotti fatti con farina mangiamo in una giornata! Farine forti, ricche di proteine, contengono un altrettanto elevato contenuto in gliadina e in glutenina. Queste due proteine sono separate all'interno della farina. Quando alla farina viene aggiunta acqua, le due proteine si trasformano in una nuova proteina : il glutine. Questo termine deriva dal latino “gluten” che vuol dire “colla”. Un eccesso di alimenti prodotti con farine forti, ricche in proteine, causano una maggiore produzione di glutine. Senza arrivare ad avere la malattia celiaca si possono avere patologie di malassorbimento e di alterata permeabilità intestinale, si può avere una netta modifica del microbiota del colon, responsabile di numerosi quadri patologici in diversi apparati corporei, nonché intolleranze e allergie alimentari, patologie auto-immuni e obesità.
INQUINAMENTO da OMEGA 6
Mangiamo ogni giorno un eccesso di omega 6, acidi grassi insaturi che se introdotti in eccesso, sopra a 6 g al giorno, possono danneggiare le nostre cellule. Noi mangiamo ciò che mangiano gli animali.
Le tecniche moderne di itticoltura producono pesce il cui contenuto in acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 è inferiore a quello rilevabile nel pesce pescato direttamente nei mari e negli oceani.
Il pesce di allevamento contiene invece una dose maggiore di grassi totali e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6 rispetto al pesce non di allevamento.
Il rapporto tra omega 6 e omega 3 deve essere di 4 a 1. In Italia siamo arrivati ad un rapporto di 15 a 1 e il rapporto peggiora di anno in anno. Siamo inquinati da omega 6. Pensiamo di risolvere questo inquinamento nutrizionale da omega 6 prendendo omega 3, senza alcun reale risultato. Dobbiamo ridurre omega 6.
L’attuale agricoltura ha favorito l’impiego di granaglie per l’alimentazione degli animali da allevamento, dando luogo ad incrementi del contenuto di grassi saturi e di acidi grassi polinsaturi della serie omega-6. Le granaglie sono ricche di acidi grassi omega-6. Un eccesso di questi acidi della serie omega-6 (acido linoleico) può causare effetti tossici sulle cellule e sugli organi vitali.

Post pubblicato su fb nel profilo del Dott. Pier Luigi Rossi in data 03-02-15.

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