venerdì 23 settembre 2016

Sindrome metabolica: questione di stile. Scritto da Pompeo D'Ambrosio su "Io Corro".

Insieme delle caratteristiche formali di un’opera, di una scuola, di un’epoca, di un autore. Trasportato in senso lato, possiamo definirlo come il modo abituale di espressione, di comportamento, di azione. Di che stiamo parlando?
Che diamine, dello STILE! Facciamo ancora un piccolo sforzo, e adattiamo il concetto a ciò che ci riguarda, cioè la corsa. Essa rappresenta un momento fondamentale del comportamento quotidiano di chi la pratica. Ecco, siamo giunti al punto cruciale, lo “stile di vita”.

La medicina, negli anni, si è trasformata da scienza che tenta, spesso con successo, di curare le malattie attraverso terapie mediche e chirurgiche, in una disciplina in cui, senza tralasciare le cure, il fulcro è rappresentato dalla prevenzione. Si è perciò passati dallo storico “primum non nocere”, peraltro sempre valido, al più attuale “meglio prevenire che curare”.
Questo è un principio valido, oltre che per un concetto di etica, anche per un problema economico: è molto più costoso curare una patologia piuttosto che investire denaro per la sua prevenzione. In questo concetto la corsa riveste un ruolo importantissimo, e vediamo perché. 
Lo stile di vita, cui si accennava in precedenza, è alla base della prevenzione e della cura di una delle malattie più diffuse nel mondo occidentale, la”sindrome metabolica”: si tratta di un insieme di patologie che hanno alla base un concetto comune, la circonferenza addominale. Si è scoperto che il grasso che si deposita a livello addominale, il cosiddetto grasso viscerale, è il più pericoloso per le malattie cardiovascolari , in quanto presenta caratteristiche particolari che ne fanno una vera e propria bomba ad orologeria. Quando la circonferenza a livello della vita supera i 104 centimetri (88 per la donna) cominciano i guai; a questo punto è sufficiente la presenza di almeno due tra seguenti patologie per parlare di sindrome metabolica:
·         IPERTRIGLICERIDEMIA (superiore a 150 mg/dl)
·         IPERTENSIONE ARTERIOSA (valori superiori a 140/90 mm/Hg secondo l’OMS, oppure con valori normalizzati dalla terapia)
·         DIABETE MELLITO
·         RIDOTTO COLESTEROLO HDL (inferiore a 40 mg/dl nell’uomo e 50 nella donna, oppure anche con valori normalizzati dalla terapia)
Anche l’età gioca un ruolo fondamentale, perché una componete aggravante è data dall’età (45 anni per l’uomo e 55 per il sesso femminile). Tutti questi fattori non si sommano, ma aumentano in maniera esponenziale il rischio di malattie cardiovascolari. Alla base c’è un discorso legato all’epoca in cui si vive.  Certe patologie, difatti, appartengono a un periodo storico ben preciso: lo scorbuto, legato alla carenza di vitamina C, era legato all’era delle lunghe traversate negli oceani, in cui non si consumavano agrumi; la gotta, tipica malattia del benessere, colpiva i ricchi che mangiavano troppa carne con conseguente iperuricemia. Anche la SINDROME METABOLICA non sfugge a questo inquadramento: è specchio del mondo moderno occidentale, in cui la sedentarietà e l’eccesso di cibo, anche sbagliato, comportano l’aumento dell’incidenza delle singole patologie, associate all’incremento della circonferenza addominale.
Qui si arriva alla corsa e al ruolo strategico che essa riveste. La terapia fondamentale, oltre naturalmente alla cura delle singole malattie, è fondata sulla modifica dello stile di vita:
·         ABOLIZIONE DEL FUMO
·         CALO PONDERALE
·         MODIFICA DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
·         AUMENTO DELL’ATTIVITA’ FISICA
Queste strategie, in un periodo più o meno lungo, comportano un miglioramento di tutti i parametri negativi alla base della sindrome metabolica. Non bisogna pertanto essere scienziati per comprendere il ruolo della corsa:
1.     E’ un’attività aerobica, che agisce aumentando il metabolismo basale (aiuta a bruciare più calorie anche a riposo)
2.     Incide favorevolmente sul peso corporeo, causa non trascurabile dell’ipertensione arteriosa
3.     Un calo ponderale automaticamente riduce la circonferenza addominale, alla base della definizione di S.M.
4.     I tre step precedenti svolgono un azione positiva anche sulla riduzione dei trigliceridi e della glicemia
5.     Un ulteriore vantaggio è fornito dal fatto che un’attività fisica intensa come la corsa aumenta la capacità dei muscoli di utilizzare l’insulina; viceversa l’insulino-resistenza è una concausa di ipertensione
6.     Il colesterolo HDL, cioè la frazione buona, si incrementa con la corsa, riducendo il rischio di arteriosclerosi.
Si potrebbe continuare all’infinito, ma questo già dovrebbe essere sufficiente, casomai ce ne fosse bisogno, per spezzare una, due tre, cento lance in favore della corsa.
A volte, anche in un’epoca tecnologica (e ipertecnologizzata) come quella attuale, è sufficiente adottare strategie semplici e ripetute nel tempo per ottenere, anche in campo medico, vantaggi impensabili anche con le più sofisticate terapie. E’ importante, però, non dare troppo vantaggio alle patologie, muovendosi per tempo.
E…….iO-CORRO!

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