giovedì 7 novembre 2013

Cagliari, 07-11-13. Abbiamo una certa idea del cibo. Tratto da "Sardegna possibile".

MANIFESTO CIBO
Anche se la po­li­ti­ca non ti in­te­res­sa, tu fai po­li­ti­ca al­me­no tre volte al gior­no: quan­do mangi.
Men­tre de­ci­di gli in­gre­dien­ti dei tuoi pasti stai fa­cen­do una serie di scel­te che hanno con­se­guen­ze im­por­tan­ti sia vi­ci­no che lon­ta­no da te. In­di­vi­dui il luogo in cui com­pra­re il cibo, se­le­zio­ni con at­ten­zio­ne il prez­zo, porti a casa l’in­vo­lu­cro in cui te lo hanno ven­du­to e forse sei già tra quel­li che al su­per­mer­ca­to o al ri­sto­ran­te co­min­cia­no a chie­der­si quan­to è stato lungo il suo viag­gio dal campo a te. Quan­do ar­ri­va sulla tua ta­vo­la quel­l’a­li­men­to ha già de­ter­mi­na­to il de­sti­no della sua fi­lie­ra eco­no­mi­ca e ne ha con­di­zio­na­to for­te­men­te anche altre, come quel­le dei tra­spor­ti, del­l’e­ner­gia, dello smal­ti­men­to ri­fiu­ti e della sa­ni­tà.
La Sar­de­gna è una terra fer­ti­le e con un clima vo­ca­to al­l’a­gri­col­tu­ra e al­l’al­le­va­men­to, ep­pu­re a se­con­da delle sta­gio­ni im­por­tia­mo ogni anno dal 70 al­l’85% del cibo che man­gia­mo e l’a­gri­col­tu­ra rap­pre­sen­ta poco più del 4% del no­stro pro­dot­to in­ter­no lordo. Per in­cen­ti­var­la si in­ve­ste ap­pe­na lo 0,15% dei fondi re­gio­na­li e non si fa ab­ba­stan­za per dif­fon­de­re una cul­tu­ra ali­men­ta­re orien­ta­ta alla qua­li­tà lo­ca­le. Per que­sto nella spesa media dei sardi ci sono po­chis­si­mi pro­dot­ti sardi e nelle mense di ospe­da­li, scuo­le e fab­bri­che la quota di cibo fatto in Sar­de­gna è an­co­ra scar­sa.
Quel­lo che man­gia­mo co­strui­sce va­lo­re eco­no­mi­co, ma non per noi.
In Sar­de­gna Pos­si­bi­le ab­bia­mo un’al­tra idea del rap­por­to tra cibo e ter­ri­to­rio: la chia­mia­mo “agri-cul­tu­ra” e ruota in­tor­no a cin­que punti car­di­ne.
  1. Vo­glia­mo co­strui­re so­vra­ni­tà ali­men­ta­re.
    Cre­dia­mo nel di­rit­to dei sardi alla so­vra­ni­tà ali­men­ta­re così come è stato de­fi­ni­to nel Forum di Nye­le­ni 2007 nel Mali: “la So­vra­ni­tà ali­men­ta­re è il di­rit­to dei po­po­li a un cibo sa­lu­bre, cul­tu­ral­men­te ap­pro­pria­to, pro­dot­to at­tra­ver­so me­to­di so­ste­ni­bi­li ed eco­lo­gi­ci, in forza del loro di­rit­to a de­fi­ni­re i pro­pri si­ste­mi agri­co­li e ali­men­ta­ri. Pone le aspi­ra­zio­ni e i bi­so­gni di co­lo­ro che pro­du­co­no, di­stri­bui­sco­no e con­su­ma­no ali­men­ti al cuore del si­ste­ma e delle po­li­ti­che ali­men­ta­ri. Di­fen­de gli in­te­res­si e con­tem­pla le fu­tu­re ge­ne­ra­zio­ni. Offre una stra­te­gia di re­si­sten­za e sman­tel­la­men­to ri­spet­to al­l’at­tua­le re­gi­me com­mer­cia­le ali­men­ta­re so­ste­nu­to dalle cor­po­ra­zio­ni e un orien­ta­men­to per i si­ste­mi ali­men­ta­ri, agri­co­li, pa­sto­ra­li e della pesca de­fi­ni­ti dai pro­dut­to­ri e uti­liz­za­to­ri lo­ca­li. La So­vra­ni­tà ali­men­ta­re ri­co­no­sce prio­ri­tà a eco­no­mie e mer­ca­ti lo­ca­li e na­zio­na­li; pro­muo­ve un com­mer­cio tra­spa­ren­te che ga­ran­ti­sca red­di­ti equi a tutte le per­so­ne così come il di­rit­to dei con­su­ma­to­ri al con­trol­lo della pro­pria nu­tri­zio­ne. As­si­cu­ra che i di­rit­ti d’uso e ge­stio­ne di terre, ter­ri­to­ri, acque, semi, man­drie e bio­di­ver­si­tà siano nelle mani di co­lo­ro che pro­du­co­no il cibo. La So­vra­ni­tà ali­men­ta­re im­pli­ca nuove re­la­zio­ni so­cia­li li­be­re da op­pres­sio­ne e ine­gua­glian­ze fra uo­mi­ni e donne, po­po­li, grup­pi et­ni­ci, clas­si eco­no­mi­che e ge­ne­ra­zio­ni.
  2. Vo­glia­mo tu­te­la­re la terra fer­ti­le.
    Cre­dia­mo di es­se­re molto for­tu­na­ti a di­spor­re di esten­sio­ni di terra fer­ti­le su­pe­rio­ri al no­stro fab­bi­so­gno: sap­pia­mo che nel mondo non tutti hanno que­sto pri­vi­le­gio e che il con­trol­lo delle ri­sor­se agroa­li­men­ta­ri è il ta­vo­lo su cui si stan­no già gio­can­do le par­ti­te eco­no­mi­che del fu­tu­ro. Per que­sto con­si­de­ria­mo l’a­gro di Sar­de­gna un bene co­mu­ne molto pre­zio­so. Vo­glia­mo che sia usato per af­fron­ta­re la cre­scen­te do­man­da di cibo e non più in­qui­na­to da ser­vi­tù in­du­stria­li e mi­li­ta­ri o sa­cri­fi­ca­to a spe­cu­la­zio­ni ener­ge­ti­che ed edi­li­zie.
  3. Vo­glia­mo che chi pro­du­ce il cibo sia ri­co­no­sciu­to e ri­spet­ta­to.
    Cre­dia­mo che il nu­tri­men­to sia la ri­sor­sa più im­por­tan­te di cui di­spo­nia­mo, per­chè de­ter­mi­na la no­stra sa­lu­te, la no­stra qua­li­tà di vita ed è da sem­pre vei­co­lo im­por­tan­te di re­la­zio­ni umane, cul­tu­ra­li ed eco­no­mi­che. Per que­sta ra­gio­ne per noi chi pro­du­ce il cibo eser­ci­ta una pro­fes­sio­ne dal va­lo­re so­cia­le fon­da­men­ta­le che me­ri­ta spazi di for­ma­zio­ne e mo­da­li­tà di ri­co­no­sci­men­to eco­no­mi­co molto mag­gio­ri di quel­li di cui gode ora.
  4. Vo­glia­mo che il cibo sia uno stru­men­to per co­strui­re re­la­zio­ni con il mondo.
    Cre­dia­mo che il cibo sia un luogo di in­con­tro na­tu­ra­le tra cul­tu­re e che per que­sto rap­pre­sen­ti un vei­co­lo pri­vi­le­gia­to del­l’i­dea di Sar­de­gna che vo­glia­mo in­ter­pre­ta­re, fuori e den­tro l’i­so­la. Per il vi­si­ta­to­re il pa­tri­mo­nio di sa­pe­ri e sa­po­ri agroa­li­men­ta­ri di cui di­spo­nia­mo deve tor­na­re a es­se­re parte in­te­gran­te del pae­sag­gio sim­bo­li­co della Sar­de­gna, ma il cibo che pro­du­cia­mo deve ser­vi­re anche ai sardi come luogo di ri­co­no­sci­men­to re­ci­pro­co tra cul­tu­ra ru­ra­le e cul­tu­ra ur­ba­na.
  5. Vo­glia­mo che l’a­gri­col­tu­ra sia or­ga­niz­za­ta e stu­dia­ta come me­ri­ta.
    Cre­dia­mo che l’or­ga­niz­za­zio­ne dei pro­dut­to­ri di cibo pic­co­li, medi e gran­di sia l’e­le­men­to pri­ma­rio della ri­de­fi­ni­zio­ne della cen­tra­li­tà del­l’a­gri­col­tu­ra nel­l’e­co­no­mia sarda. Siamo con­vin­ti che la po­li­ti­ca debba fa­vo­ri­re la cul­tu­ra di fi­lie­ra met­ten­do a di­spo­si­zio­ne ri­sor­se più si­gni­fi­ca­ti­ve e che il si­ste­ma for­ma­ti­vo che ge­ne­ra com­pe­ten­ze a ser­vi­zio del­l’a­gri­col­tu­ra con­tem­po­ra­nea debba es­se­re po­ten­zia­to ul­te­rior­men­te per va­lo­riz­za­re in modo ade­gua­to i sa­pe­ri delle tra­di­zio­ni pre­sen­ti e co­strui­re quel­li fu­tu­ri.
E’ un ma­ni­fe­sto sul cibo? Cre­dia­mo di sì e per que­sto lo si può anche fir­ma­re e con­di­vi­de­re nel mo­du­lo mo­bi­le a de­stra.
E’ però so­prat­tut­to una di­chia­ra­zio­ne di im­pe­gno: la fi­lie­ra del cibo avrà un peso molto ri­le­van­te nelle pro­po­ste del pro­gram­ma elet­to­ra­le che stia­mo co­struen­do per la no­stra coa­li­zio­ne. E’ con que­sta  at­ten­zio­ne al tema della terra che nei mesi pas­sa­ti ab­bia­mo in­con­tra­to sul ter­ri­to­rio de­ci­ne di con­ta­di­ni, pa­sto­ri, api­col­to­ri, tra­sfor­ma­to­ri, espor­ta­to­ri, eser­cen­ti e ri­sto­ra­to­ri a tutti i li­vel­li: li ab­bia­mo ascol­ta­ti e ab­bia­mo co­strui­to gra­zie a loro la do­man­da in­tor­no alla quale vo­glia­mo ra­gio­na­re in­sie­me nel pros­si­mo Open Space Tech­no­lo­gy.

“Cosa serve alla Sar­de­gna per fare del cibo la sua eco­no­mia?”

Do­me­ni­ca 10 no­vem­bre dalle 10 del mat­ti­no alle 17 ci ri­tro­ve­re­mo ad Ar­bo­rea e pro­ve­re­mo a dare una ri­spo­sta.Se pensi di poter dare un con­tri­bu­to al tema, iscri­vi­ti al­l’O­ST: par­te­ci­pa­re è gra­tui­to e non im­pli­ca l’a­de­sio­ne al pro­get­to di Sar­de­gna Pos­si­bi­le.
Puoi farlo sem­pli­ce­men­te clic­can­do qui.
Cosa si fa in un Open Space Tech­no­lo­gy? Fac­cia­mo prima a far­te­lo ve­de­re che a spie­gar­lo:
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