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| Inizio camminata. |
Oggi è in programma un qualcosa di speciale. Io e Diego andiamo a visitare il canyon di "Su Gorropu". Per farlo occorre affrontare una camminata molto particolare, che vale molto di più di una semplice corsa.
Gorropu è tra i canyon più spettacolari e profondi d'Europa. Si tratta di una gola di origine erosiva, lunga un chilometro e mezzo, che segna il confine tra il territorio barbaricino di Orgosolo e quello ogliastrino di Urzulei.
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| Pinnetta. |
Scavato nel tempo dalla forza del rio Flumineddu, che scorre per ampi tratti invisibile alla vista per poi riemergere magicamente in fresche cascatelle e pozze dove fare il bagno.
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| Leccio gigante. |
Raggiungibile tramite un sentiero ben segnalato di circa 4,5 km, si scende dal passo di Ghenna'e Silana, situato a 1070 m s.l.m., fino all'ingresso del canyon, con un dislivello di circa 700 metri.
Ovviamente occorre essere minimamente attrezzati con abbigliamento tecnico, cappello, scarpe adatte e, soprattutto, acqua.
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| Cinghiale in pinnetta piccola. |
La camminata di andata è quasi totalmente in discesa. Sostanzialmente è accessibile a tutti, però occorre prestare la giusta attenzione soprattutto nella parte finale, poco prima di accedere al rio Flumineddu.
Durante la discesa si possono ammirare alcune costruzioni denominate "Pinnettas", fatte in legno, usate in passato come rifugio dai pastori.
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| Mio bagno nella vasca. |
Imponenti gli alberi del bosco, alcuni dei quali superano addirittura i 200 anni di vita. Lecci, tassi, ginepri e corbezzoli di dimensioni immense.
Risulta abbastanza probabile incontrare qualche esemplare della fauna barbaricina, soprattutto cinghiali. Noi ne abbiamo trovato uno che se ne stava beatamente a riposare dentro una piccola pinnetta.
Man mano che si scende, la vegetazione si fa sempre più fitta, per cui si cammina quasi costantemente all'ombra.
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| Zona verde del canyon. |
Nel punto più basso, prima dell'ingresso al canyon, si arriva sul letto del fiume, dove l'acqua riaffiora da sottoterra andando a riempire vasche naturali in cui è possibile fare il bagno. Per dissetarsi è presente anche una sorgente potabile, segnalata da una bandiera della Sardegna.
L'ingresso al canyon è a pagamento (6 euro): vengono fornite informazioni di carattere generale e piccoli suggerimenti su come districarsi all'interno. Valgono sicuramente la spesa: il vero spettacolo inizia lì.
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| Parete canyon. |
La prima parte, "verde", è adatta a tutti, anche se occorre comunque una buona mobilità. È la parte più lunga e ci porta nel cuore del silenziosissimo canyon.
Leggermente più difficile il percorso "giallo", ma sicuramente più bello e particolare. È abbastanza corto ma impegnativo, dove si cammina su grandi pietre o attraverso strette feritoie. Difficile, ma tutto sommato niente di estremo.
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| Particolare da una grotta del canyon. |
Il percorso "rosso" è la parte più impegnativa, da affrontare solo con le guide. Qui occorre arrampicarsi su pareti con l'attrezzatura da alpinisti. Praticamente impossibile per noi comuni mortali.
Terminata la visita, è possibile ritornare a Ghenna'e Silana ripercorrendo lo stesso sentiero dell'andata, oppure risalire con l'aiuto di un transfer in jeep, prenotabile al punto informazioni all'ingresso del canyon.
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| Inizio zona rossa. |
Noi abbiamo scelto la salita a piedi, e devo ammettere che non è stata per niente semplice. Nessun paragone tra ciò che appariva agevole la mattina, durante la discesa, e la risalita serale dopo un'intera giornata di cammino. Per fortuna avevamo ancora qualcosa da mangiare e buone riserve d'acqua.
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| Bosco fitto. |
4,5 km di salita con 700 metri di dislivello hanno messo a dura prova anche due atleti come me e Diego.
Finalmente, una volta raggiunta Ghenna'e Silana, abbiamo potuto recuperare un po' di energie, anche se poi ci aspettava un viaggio di quasi tre ore per il rientro a Cagliari.
Giornata comunque memorabile.
Foto Antonello Vargiu e Diego Matta (Antonello in vasca).










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