Quest’anno la location del cross di Alà dei Sardi cambia: non più nella periferia immediata del paese, bensì a circa 5 km di distanza.
Natura incontaminata. Boschi di leccio e sugherete che si
estendono a perdita d’occhio.
Il lago di Coiluna (978 ettari
di superficie), con il suo splendido colore verde/blu, appare come in
una cartolina delle Alpi svizzere.
Quest’anno ad Alà si è fatto qualcosa di veramente speciale.
È
stata organizzata una macchina perfetta, dove sport e natura si
incontrano in un connubio ideale. Ci troviamo a un’altitudine di
circa 700 metri sul livello del mare.
Tutto il paese si prodiga per la buona riuscita della manifestazione. In un centro di appena 1.800 abitanti, tantissime famiglie hanno dato ospitalità a un numero davvero importante di atleti, giunti da ogni parte del continente. Case molto particolari, costruite in granito, un materiale che permette di mantenere temperature calde in inverno e fresche d’estate.
Il percorso gara è quanto di più spettacolare si possa
immaginare. Un vero cross, quello autentico.
Avendo piovuto nei
giorni precedenti, il fango non manca e questo rende il tracciato
ancora più tecnico e divertente.
La location è curata nei minimi dettagli, perfettamente in linea
con il carattere internazionale dell’evento. Sono presenti ampie
tende adibite alla preparazione pre-gara e al deposito borse, oltre a
una serie di stand per la vendita di prodotti alimentari (panini,
dolci, birre e molto altro), tanto da sembrare una festa paesana di
alto livello.
Il parcheggio è ricavato sotto le innumerevoli
querce ed è gestito dagli operatori del parco boschivo locale.
Uno degli spettacoli più belli è senza dubbio la vista del lago Coiluna. Noi atleti possiamo ammirarlo nel passaggio in uno dei punti più alti del percorso: un grande specchio d’acqua circondato da boschi rigogliosi che, visto dall’alto, assume un’imponenza straordinaria.
Le gare iniziano poco prima delle ore 10.
Si parte con le
categorie Master femminili, seguite dai Master maschili (dalla
categoria SM35 in su).
A seguire le gare dei Ragazzi, Cadetti e
Allievi, poi i piccoli Esordienti (5, 8 e 10 anni), quindi le
categorie Juniores e infine le Promesse/Seniores, concludendo la
parte più spettacolare della giornata: prima la gara femminile e poi
quella maschile, entrambe di livello internazionale.
Fuori programma, hanno corso anche i piccolissimi atleti di 4 anni, su una distanza di poche decine di metri: uno spettacolo vedere così tanti “pulcini” già super agguerriti.
Ho notato una partecipazione davvero ampia in tutte le categorie, dagli Esordienti fino agli Assoluti. È raro vedere una presenza così numerosa di atleti: un segnale molto incoraggiante per il futuro di questo bellissimo sport.
Il momento clou della giornata è rappresentato dalle due gare
internazionali.
La presenza di atleti del calibro di Yeman
Crippa (vincitore in 31’42”) e del bravissimo Sebastiano
Parolini, secondo a 46”, ha galvanizzato pubblico e
atleti. Terzo il tunisino Amin Jhinaoui (a 59”),
davanti a Iliass Aouani (1’09”) e Osama
Zoglami (1’15”).
Primo degli atleti sardi l’olbiese
Francesco Mei (35’44”), seguito da Gabriele
Motzo (36’59”).
In campo femminile (Senior, 6 km), podio tutto straniero con la
vittoria di Winfred Yavi in 20’37” (Bahrein, oro
olimpico a Parigi 2024 nei 3000 siepi), davanti alla burundese
Francine Niyomukunzi (a 1’03”) e alla britannica
Emily Grace Collinge (SF35, a 1’45”).
Prima
delle italiane Gaia Colli, quarta a 1’59”.
La
prima atleta sarda è Elisa Spazzafumo (25’36”),
seguita da Maria Paola Sotgia (Promesse, 26’24”),
atleta di Alà dei Sardi.
La mia gara (4,5 km – 66 partenti)
Parto con un’andatura sostenuta, ma senza esagerare. I primi 50 metri sono in leggera discesa, poi una pericolosa curva a destra, ricca di fango. Ed è subito salita.
Il corpo, ancora poco riscaldato, fatica ad affrontare uno sforzo
così intenso. Il riscaldamento non è stato ottimale e la
temperatura è poco sotto i 10 gradi.
Ma, come d’incanto,
nella fase finale della salita, sulla sinistra compare il lago
Coiluna. Spettacolo puro.
Si procede con continui saliscendi fino a raggiungere uno dei tratti più belli del percorso: uno sterrato corribile che consente di trovare ritmo e recuperare fiato. Serve ancora sistemarsi bene per correre più isolati e gestire al meglio le curve.
Una serie di curve dolci e asciutte porta a una zona dove si
guadagna leggermente quota. Siamo in linea d’aria vicini alla
partenza: lo si capisce dal vociare dello speaker, anche se la fitta
vegetazione non lascia intravedere nulla.
Si riprende a salire e
scendere, con facilità, ma qui la vegetazione è più rada e a ogni
curva ristagna un po’ d’acqua.
Siamo circa a metà circuito (1° km in 4’24”).
Finalmente arriva una lunga e bella discesa, di quelle che mi
piacciono. Mi distendo, aumento la velocità e raggiungo il punto più
basso del tracciato. Oggi le gambe girano bene. Non ho avversari molto agguerriti nella mia categoria (solo altri due), quindi posso correre con grande
serenità.
Stranamente, le gare in cui ottengo i risultati
migliori sono proprio quelle affrontate con questo spirito.
Affronto la discesa in scioltezza, ma devo prestare attenzione:
oggi niente chiodate. Scelta giusta, ma da gestire.
Segue un
rettilineo in falsopiano di circa 300 metri, con ampi ristagni
d’acqua, che conduce al punto di partenza e arrivo. Il fango è
ovunque; solo negli ultimi 100 metri, prima del gonfiabile, la
pendenza aumenta leggermente e il terreno diventa più reattivo.
Primo giro concluso (1.500 m).
Inizia il secondo.
Sono intorno alla 28ª posizione assoluta.
Il circuito ormai è ben definito. Qualche difficoltà in salita, ma
il gruppo si è diradato e riesco a gestire bene (2° km: 4’13”).
Nel
punto più alto del percorso le sensazioni sono ottime: la testa
controlla lo sforzo e il corpo risponde alla perfezione. Supero
alcuni atleti senza difficoltà. Nella lunga discesa mi lascio andare
e guadagno ancora posizioni.
Secondo passaggio sotto il gonfiabile: le voci del pubblico sono
galvanizzanti.
Secondo giro chiuso (3° km: 4’18”). Inizia
l’ultimo.
Decido di non forzare troppo in salita per recuperare fiato. Un atleta mi supera, ma con la coda dell’occhio noto che potrebbe avere trent’anni meno di me… ci sta (4° km: 4’31”).
Ora resta la discesa finale e il rettilineo conclusivo. Davanti ho
campo libero.
Scelgo la parte sinistra e mi lancio “a tutta
birra”. Terreno asciutto, leggermente impervio, pendenza intorno al
5%. Poco meno di 200 metri. Il Garmin segna una velocità ben sotto i
4’/km, con un tratto finale sotto i 3’30” per circa 20 metri.
Gli ultimi 530 metri scorrono a 3’47” di media.
Questo allungo mi permette di avvicinarmi a due carissimi amici, Pazzola (SM55) e Fiori (SM60). Avrei forse potuto tentare il sorpasso, ma ho preferito incitare Pazzola a stringere i denti. Quando si è accorto che lo stavo raggiungendo, ha rilanciato fino al traguardo, aiutando anche me.
Arrivo finale:
Fiori 1° SM60 – 19’21”
Pazzola 4° SM55 – 19’23”
Vargiu 1° SM65 – 19’24” (24° assoluto)
Alle spalle, due SM35 in 19’34” e 19’41”.
Il post-gara è ricchissimo: dolci, frutta, panini, bibite… e
più tardi persino il maialetto arrosto.
Che dire: se
rifacessero la stessa manifestazione anche dopo pochi giorni, ci
tornerei senza esitazione.
Un grazie di cuore all’amico Diego, compagno di gara e di viaggio, e un ringraziamento speciale ad Antonello Cocco, patron della manifestazione, per la perfezione curata in ogni dettaglio.
Al prossimo anno.
(Diego) Ti ringrazio, è stata una bella giornata di sport e trascorsa con persone speciali. Che bello rivedere la giornata con un racconto dettagliato di tutta la gara, me la fa rivivere.
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