Cross
di Ozieri (Chilivani) – 01/02/26
Una gara che ti ricorda
perché corri
Quasi 200 km da Cagliari per arrivare a Ozieri, in compagnia di
Diego e Rosy. Una trasferta lunga, di quelle che ti fanno già capire
che non sarà una gara qualunque.
Il nord Sardegna ci accoglie
dopo una settimana di piogge incessanti: lungo il viaggio si vedono
campi allagati, terra satura d’acqua, fango ovunque. Il messaggio è
chiaro: oggi non vince il più veloce, oggi vince chi resiste.
La logistica è ottima, gli spalti dominano il percorso, ma è il
terreno il vero protagonista.
Nel pre-gara cambio tutto: niente
maglia termica, niente pantaloni lunghi. Canotta, pantaloncini corti
e chiodate. Una scelta di fiducia, di quelle che fai quando sai che
dovrai lottare su ogni metro.
Il percorso prevede due giri da 1.950 metri. Anche oggi mancano un
centinaio di metri, ma poco importa: qui ogni metro pesa come
due.
Alla partenza siamo in 35, tutti dagli SM60 in su.
Esperienza, orgoglio e voglia di dimostrare che l’età è solo un
numero scritto sul pettorale.
Non possiamo ispezionare il tracciato. Sarà una scoperta continua. Gli atleti appena arrivati sembrano reduci da una battaglia: scarpe irriconoscibili, volti stanchi. Il fango non perdona.
La mattina però regala sole e un maestrale leggero ma pungente. In lontananza nubi scure promettono pioggia, ma la gara sarà una sfida contro il terreno, non contro il cielo.
La partenza è decisa, potente. Spingo forte nei primi 100 metri.
Alla prima curva, stretta e insidiosa, mi ritrovo davanti a
tutti.
Poi il percorso si presenta per quello che è davvero: un
tratto di fango profondo, acqua e terra che ti risucchiano il piede.
Ogni passo è una decisione, ogni appoggio una scommessa. Il rischio
di lasciare la scarpa lì dentro è reale.
Altri punti simili spezzano il ritmo. Oggi la velocità pura non
serve: servono equilibrio, forza mentale, capacità di
adattarsi.
L’erba alta copre un terreno segnato dai cavalli,
irregolare e traditore. Le curve strette e fangose rendono le
chiodate un’arma decisiva.
Nei primi 500 metri corro con Fiori (SM60). Mi sento forte, ma capisco che il suo ritmo è alto. Al primo chilometro prende vantaggio, sfruttando una freschezza fisica maggiore. Sette anni di differenza si fanno sentire, ma non pesano sul carattere.
In quel momento entra in scena Muscas, SM65 come me, quattro anni
più giovane. È lì che inizia la vera gara.
Come se il fango
non bastasse, troviamo un ostacolo: un cumulo di terra molle, alto
più di un metro, preceduto da una pozzanghera marrone. Qui non si
corre, qui si combatte. Il terreno non restituisce nulla, toglie e
basta.
Il passaggio degli atleti delle categorie precedenti ha reso il tracciato ancora più scivoloso. È una continua lotta per restare in piedi, per non perdere ritmo, per non mollare.
Io e Muscas entriamo in una fase di studio, affiancati fino al passaggio sotto il gonfiabile del primo giro. Fiori intanto è già lontano, circa 80 metri avanti, in una gara tutta sua.
Per altri 500 metri tengo il passo di Muscas, poi lui aumenta
leggermente. Dieci metri sembrano pochi, ma in un cross così valgono
un’eternità.
Dietro di me c’è Polo SM60 con circa 50 mt di distacco. Seguono
altri due SM65 Usai e Uras mentre Stefanopoli (SM60) è di poco
staccato ma con il terzo posto di categoria in tasca.
Quel piccolo vantaggio di Muscas lo carica, ma non lo rassicura. Mi conosce,
sa che non mollo mai, sa che negli ultimi metri posso cambiare
passo.
Negli ultimi 300 metri provo tutto. Forzo, spingo, cerco
di rosicchiare spazio, ma oggi il terreno e la gara dicono no.
Arriviamo con soli cinque secondi di differenza, ma con un margine netto sugli altri. Oggi ho trovato un avversario che ha corso con intelligenza e determinazione, sfruttando ogni mio minimo errore, soprattutto all’inizio.
Usai nel finale supera Polo e conquista il quarto posto assoluto e
il terzo di categoria.
Fiori vince tra gli SM60 con circa 30
secondi di vantaggio e si prende anche il Trofeo Dettori,
dopo una prova di forza impressionante.
Titolo regionale di cross a Fiori (SM60) e Muscas (SM65).
Questa non è stata solo una gara.
È stata una lezione di
cross: fango, fatica, scelte, rispetto per gli avversari e voglia di
esserci fino in fondo.
Perché certe domeniche, anche senza
vincere, ti ricordano esattamente perché continui a correre.
Condivido tutto e aggiungo....Antonello sei un grande atleta !!!
RispondiEliminaGrazie Mauro
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