lunedì 2 febbraio 2026

Ozieri (Chilivani), 01/02/26. Cross di 3,89 km in 17'27" a 4'29" a km. La mia gara.

 

Cross di Ozieri (Chilivani) – 01/02/26
Una gara che ti ricorda perché corri

Quasi 200 km da Cagliari per arrivare a Ozieri, in compagnia di Diego e Rosy. Una trasferta lunga, di quelle che ti fanno già capire che non sarà una gara qualunque.
Il nord Sardegna ci accoglie dopo una settimana di piogge incessanti: lungo il viaggio si vedono campi allagati, terra satura d’acqua, fango ovunque. Il messaggio è chiaro: oggi non vince il più veloce, oggi vince chi resiste.

La logistica è ottima, gli spalti dominano il percorso, ma è il terreno il vero protagonista.
Nel pre-gara cambio tutto: niente maglia termica, niente pantaloni lunghi. Canotta, pantaloncini corti e chiodate. Una scelta di fiducia, di quelle che fai quando sai che dovrai lottare su ogni metro.

Il percorso prevede due giri da 1.950 metri. Anche oggi mancano un centinaio di metri, ma poco importa: qui ogni metro pesa come due.
Alla partenza siamo in 35, tutti dagli SM60 in su. Esperienza, orgoglio e voglia di dimostrare che l’età è solo un numero scritto sul pettorale.

Non possiamo ispezionare il tracciato. Sarà una scoperta continua. Gli atleti appena arrivati sembrano reduci da una battaglia: scarpe irriconoscibili, volti stanchi. Il fango non perdona.

La mattina però regala sole e un maestrale leggero ma pungente. In lontananza nubi scure promettono pioggia, ma la gara sarà una sfida contro il terreno, non contro il cielo.

La partenza è decisa, potente. Spingo forte nei primi 100 metri. Alla prima curva, stretta e insidiosa, mi ritrovo davanti a tutti.
Poi il percorso si presenta per quello che è davvero: un tratto di fango profondo, acqua e terra che ti risucchiano il piede. Ogni passo è una decisione, ogni appoggio una scommessa. Il rischio di lasciare la scarpa lì dentro è reale.

Altri punti simili spezzano il ritmo. Oggi la velocità pura non serve: servono equilibrio, forza mentale, capacità di adattarsi.
L’erba alta copre un terreno segnato dai cavalli, irregolare e traditore. Le curve strette e fangose rendono le chiodate un’arma decisiva.

Nei primi 500 metri corro con Fiori (SM60). Mi sento forte, ma capisco che il suo ritmo è alto. Al primo chilometro prende vantaggio, sfruttando una freschezza fisica maggiore. Sette anni di differenza si fanno sentire, ma non pesano sul carattere.

In quel momento entra in scena Muscas, SM65 come me, quattro anni più giovane. È lì che inizia la vera gara.
Come se il fango non bastasse, troviamo un ostacolo: un cumulo di terra molle, alto più di un metro, preceduto da una pozzanghera marrone. Qui non si corre, qui si combatte. Il terreno non restituisce nulla, toglie e basta.

Il passaggio degli atleti delle categorie precedenti ha reso il tracciato ancora più scivoloso. È una continua lotta per restare in piedi, per non perdere ritmo, per non mollare.

Io e Muscas entriamo in una fase di studio, affiancati fino al passaggio sotto il gonfiabile del primo giro. Fiori intanto è già lontano, circa 80 metri avanti, in una gara tutta sua.

Per altri 500 metri tengo il passo di Muscas, poi lui aumenta leggermente. Dieci metri sembrano pochi, ma in un cross così valgono un’eternità.
Dietro di me c’è Polo SM60 con circa 50 mt di distacco. Seguono altri due SM65 Usai e Uras mentre Stefanopoli (SM60) è di poco staccato ma con il terzo posto di categoria in tasca.

Quel piccolo vantaggio di Muscas lo carica, ma non lo rassicura. Mi conosce, sa che non mollo mai, sa che negli ultimi metri posso cambiare passo.
Negli ultimi 300 metri provo tutto. Forzo, spingo, cerco di rosicchiare spazio, ma oggi il terreno e la gara dicono no.

Arriviamo con soli cinque secondi di differenza, ma con un margine netto sugli altri. Oggi ho trovato un avversario che ha corso con intelligenza e determinazione, sfruttando ogni mio minimo errore, soprattutto all’inizio.

Usai nel finale supera Polo e conquista il quarto posto assoluto e il terzo di categoria.
Fiori vince tra gli SM60 con circa 30 secondi di vantaggio e si prende anche il Trofeo Dettori, dopo una prova di forza impressionante.

Titolo regionale di cross a Fiori (SM60) e Muscas (SM65).

Questa non è stata solo una gara.
È stata una lezione di cross: fango, fatica, scelte, rispetto per gli avversari e voglia di esserci fino in fondo.
Perché certe domeniche, anche senza vincere, ti ricordano esattamente perché continui a correre.

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