lunedì 22 agosto 2016

Le vesciche, perché? Tratto dal sito "Orlando Pizzolato Running".

Le vesciche, che per tutti rappresentano un rilevante condizionamento nella prestazione, spesso sono indizi specifici.
Nel trattare questo argomento escludo le situazioni particolari, come le vesciche che si formano regolarmente senza che il carico sostenuto sia tale da giustificare un’irritazione elevata della cute. Numerosi podisti hanno regolarmente le vesciche alle dita dei piedi a causa della conformazione delle “dita a martello” (l’ultima falange che s’incunea verso l’alto e va toccare la tomaia della scarpa). Questa situazione dipende dalla conformazione scheletrica del piede e quindi dalle forze di carico che si generano in fase d’appoggio. La soluzione sta quindi nell’individuare un modo per disperdere le forze che si generano in fase d’assorbimento del peso corporeo quando il piede è in pieno appoggio a terra. Le vesciche di cui voglio parlare sono invece quelle che si formano in corsa nonostante ci si sia così ben allenati da non averle mai avute prima, ma che per qualche particolare motivo si presentano quando non si vorrebbe.
Io mi posso annoverare tra quei podisti che percorrono decine di chilometri senza alcun problema ai piedi, pur correndo spesso su percorsi con discese, aspetto che accentua il carico sui piedi e può favorire la formazione di vesciche. Nonostante ciò, in alcune particolari e per fortuna rare circostanze, ho finito la maratona con delle vesciche.
Sappiamo tutti che le vesciche si formano per una forte irritazione della cute, che reagisce producendo liquido con la finalità di formare un cuscinetto di protezione. La ripetuta frizione porta però nel tempo alla formazione di un callo per cui nei punti di maggior sollecitazione la probabilità che si formino altre vesciche è sempre più bassa.
Come mai quindi si termina una gara o un allenamento ugualmente con le vesciche? Il motivo è piuttosto semplice: è tutta colpa della scorretta meccanica di corsa. Se in altri allenamenti ed in altre gare le vesciche non si sono formate, l’unico motivo è dovuto proprio all’aver corso male: la fatica e la stanchezza riducono la capacità dei muscoli di lavorare, non solo per muovere il corpo, ma anche per assorbire le forze che si generano nell’impatto con il terreno. Quando si è affaticati e stanchi, l’elasticità del muscolo è ridotta, così come la contrazione muscolare, e quindi il controllo (inconscio) del contatto con il terreno si riduce.
Per rendersi conto di questo aspetto, percepibile ad occhio anche da un allungamento della fase di contatto del piede a terra, c’è il rumore che fa la scarpa sul terreno. E’ risaputo che un appoggio elastico e reattivo è appena percepibile, mentre si avverte un suono più pesante e sordo quando il corridore è stanco. In questa circostanza anche il piede a terra non ha la stessa fermezza e stabilità, proprio perché manca il controllo dei muscoli stabilizzatori. Si possono immaginare gli effetti che può avere una superficie irregolare com’è quella delle strade delle nostre città.
Inoltre, abbiamo sperimentato tutti che quando siamo stanchi non c’importa tanto correre bene, ma non vediamo l’ora di essere sul traguardo, indipendentemente dal nostro stile. E sono proprio le corse nelle quali abbiamo sofferto di più a farci venire le vesciche più fastidiose.
In definitiva, al termine di una corsa nella quale recriminiamo di essere stati sfortunati per aver corso male a causa di una vescica, è meglio fare un’analisi tecnica e tattica per capire come mai si è corso così male tanto da procurarsi un’inusuale vescica.
Era quello che mi diceva l’allenatore quando mi lamentavo per la presenza di una vescica: qualcosa era andato storto e non avevo corso bene come al solito. 

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