mercoledì 17 maggio 2017

Corrado Mazzetti: corro per divertimento, l’attività fisica mi ha salvato la vita. Intervista fatta da Matteo Simone (16-10-2015).

Corrado Mazzetti, esempio vivente dei miei pensieri, dei miei insegnamenti, delle mie convinzioni, è una persona da laboratorio di psicologia, attraverso la sua conoscenza puoi scoprire quanto è vera la teoria rispetto all’importanza dell’aspetto mentale nella vita e nello sport, per il benessere e per raggiungere i propri obiettivi, i propri sogni. Puoi scoprire la realtà degli emisferi, quando si parla del sinistro razionale che a volta ti blocca, e l’importanza dell’emisfero destro più immaginativo, più creativo. Corrado è una persona Resiliente, riesce a vedere la luce nel lungo tunnel, riesce a rialzarsi ogni volta da situazioni difficili, si piega ma non si spezza. Cosa importante riesce a trasmettere la sua esperienza agli altri, atleti, persone, educatori e soprattutto ai ragazzi.
Corrado Mazzetti è un atleta scrittore amante della vita e dello sport, gli piace raccontare di sport e di storie sportive di atleti validi. I suoi messaggi sono ricchi di inviti al sano sport ed alla consapevolezza corporea. Corrado è uno che non molla, lo ha già dimostrato partecipando a gare lunghissime e durissime ed ora vorrebbe riprendere a correre le lunghe distanze per scavare ancora dentro se stesso, conoscersi meglio e continuare il dialogo corpo, psiche e spirito.
Ti puoi definire ultramaratoneta?SI. ATTUALMENTE HO 68 ANNI ed ho smesso di gareggiare nel 1990 anche se ho continuato a correre, solo per divertimento, finché la salute me lo ha permesso. Al momento sono gravemente malato, dicono i medici, ma i medici non sanno quanto è potente la mente!
Qual è stato il tuo percorso per diventare un ultramaratoneta?Ho corso più di 130 maratone ed avevo bisogno di nuovi stimoli.
Cosa ti motiva ad essere ultramaratoneta? Il dialogo con me stesso.
Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere ultramaratoneta? Si ma gli infortuni sono stati causati da incidenti indipendenti dalle corse ho dovuto interrompere dal 74 al 79 e poi per altri brevi periodi.
Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?Purtroppo non lo posso fare più ma continuerei perché il dialogo corpo/mente/spirito va oltre la vita
Quali i meccanismi psicologici ritieni ti aiutano a partecipare a gare estreme? La sfida con il tuo IO INTERIORE.
Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile?Diverse ma forse la più terribile la BADWATER nella Death Valley, non la rifarei.
Quale è una gara estrema che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine?In condizioni ottimali e senza pensare al tempo, NESSUNA.
C’è una gara estremi che non faresti mai?Non rifarei la Badwater.
Cosa ti spinge a spostare sempre più in avanti i limiti fisici? Scoprire quanto è potente la nostra mente, fino a dove si può arrivare scavandola di continuo.
Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua partecipazione a gare estreme?Non mi hanno mai osteggiato anche perché non ce l’avrebbero fatta.
Che significa per te partecipare ad una gara estrema?Capire chi realmente SONO e cosa posso ancora DIVENTARE.
Ti va di raccontare un aneddoto? Scrivo articoli per la rivista x.run, sull’ultimo numero ho pubblicato un articolo su come grazie allo corsa, dopo essere uscito da 63 giorni di coma, ho compiuto 10 miracoli in 10 mesi:
Il 23 Gennaio 1988 mentre mi allenavo per correre la 100 Km del Passatore edizione Maggio 1988 alle ore 19,40 venni investito da un auto.  Condotto all’ospedale con fratture al perone, al malleolo, con i legamenti del ginocchio destro lacerati, con due costole rotte ed una frattura larga 17 cm al cranio occipitale, alle ore 22,30 entrai in coma. Secondo il parere dei medici con speranze di risveglio praticamente zero.
Fin da bambino ho avuto la fortuna di essere istruito a sviluppare i modi più svariati per eludere ed aggirare il pensiero verbale e visualizzare le idee, costruendo mappe e immagini mentali. In coma ho visto un’idea, ho immaginato di svegliarmi, l’immaginazione è più importante di ogni conoscenza, la conoscenza è sempre limitata, mentre l’immaginazione abbraccia il mondo intero. Il pensiero visivo è legato all’emisfero destro ed è molto più fluido perché alimenta l’ispirazione. Ho disegnato il mio risveglio ed il 25 Marzo alle ore 22,30, dopo 63 giorni, ho aperto gli occhi. Si è gridato al miracolo ma la vita è un miracolo, noi siamo la vita, noi siamo un miracolo. A metà Aprile ho iniziato la rieducazione, potevo camminare con le stampelle, ma i medici sostenevano che non sarei più stato in grado di correre. Io preferisco vivere i sessanta secondi di ogni minuto, i sessanta minuti di ogni ora, ogni ora delle ventiquattro di un giorno. Quando correvo non avevo dubbi: VIVO IL PRESENTE E BASTA! Il 28 Maggio mio padre mi fece in regalo, venne a prendermi e mi portò sul Passo della Colla a vedere il passaggio dei centisti. Avevo molti amici da salutare, l’anno precedente ero arrivato 20° in 8h14’ ma uscendo da Brisighella insieme all’amico Kovacs fummo investiti da una moto. Kovacs si dovette ritirare ed io continuai zoppicando, peccato perché a 10 Km dall’arrivo stavamo riprendendo Rossetti, Bellocq era in fuga ma potevamo salire sul palco. Persi quasi un’ora ma arrivai in fondo, quello che non ti uccide può renderti più forte. Aggrappato al mio sogno conclusi la gara, piangendo ma felice di non aver mollato. Sulla Colla, mentre aspettavo i passaggi, ho vissuto la gara che non potevo correre. A giugno è avvenuto il secondo miracolo: nonostante il parere dei medici ho iniziato a correre! Mio padre mi seguiva in macchina perché ogni tanto soffrivo di labirintite ed ero costretto a fermarmi. Correvo tutti i giorni 3/5 Km, piano ma li correvo, sempre più avviluppato dal mio sogno: ‘Continua a provare, continua ad attaccare, avrò successo se persisterò’, ma avevo bisogno di una guida, nessuna guida è più forte del tuo sogno. Quando ogni tua risorsa fisica e mentale è focalizzata sul tuo SOGNO, il potere di risolvere i problemi si moltiplica all’infinito. Dopo che ho visto il buio mi sono convinto sempre più quanto è importante lasciarsi guidare da un SOGNO. A Settembre mi sono trasferito negli Stati Uniti dove alla Stanford University c’è uno dei migliori dipartimenti di Medicina dello Sport al mondo guidato dal Prof. M. Dillingham. Dillingham mi affidò alle cure del fisioterapista R. Eaglestone famoso per aver rimesso in sesto i campioni Usa di football. Eaglestone (AQUILA DI PIETRA), il nome è tutto un programma mi fece una sola domanda: ‘Qual è il tuo sogno?’. Risposta secca: ‘Correre a Novembre a New York in meno di tre ore’. Disse solamente: ‘Bene, diamoci da fare’. Dopo due mesi di Isokinetic e training mentale, pratiche alle quali mi sottoposi senza mai fare una domanda, affidandomi completamente a lui senza mai discutere, ero in piena forma: 67 chili di muscoli elastici e potenti; grazie a lui ho sentito scorrere adrenalina a fiumi. Ho immaginato sogni, desideri, ambizioni, miraggi ed illusioni realizzarsi facilmente, a volte quasi con arroganza. Il 6 Novembre ero a New York, la GRANDE MELA mi aspettava come 18 anni prima, quando all’alba correvo a Central Park e poi sempre di corsa alle lezioni alla New York University. Le persone si valutano per quello che possono fare oggi e non per quello che hanno fatto ieri. Alla partenza ero emozionato, non era importante il tempo, solo una cosa contava. Giocarmela fino alla fine. In fondo avevo solo 41 anni. Ero lì per correre ed avrei corso fino all’ultimo respiro. Dovevo solo correre ed arrivare e lo feci, fino al mio ultimo respiro. Corsi in 2h43’40”, 3:55 a chilometro. Al 35° chilometro mi dovetti fermare per un attacco improvviso di labirintite. Sì lasciai qualche minuto per la strada ma mi aiutarono le parole di Eaglestone: ‘A volte, quando sei in difficoltà, sentiti come un ologramma perché ad un ologramma puoi fare tutto, tranne levargli la luce. Se lo fai, muore e senza neppure poter gridare al mondo il suo dolore’. Solo al traguardo ho gridato il mio dolore, ma era gioia. Ma i miracoli non erano finiti ed il 4 Dicembre ho corso nella mia città, era la terza volta che correvo a Firenze in una giornata fredda ed assolata, una nuova storia da raccontare.
Ho corso in 2h30’23”, 3’30” a Km come quando ero giovane, anzi meglio perché all’ultimo chilometro il labirinto mi ha fermato per diversi minuti. Abbi il coraggio di vivere ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, dove ci saranno momenti difficili e momenti facili. Il successo è vivere ogni istante con coraggio, nel modo più pieno possibile. Questa è la mia storia ma può essere anche la tua o quella di tanti altri, solo allora avrà un senso.
Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare ultramaratoneta? Che sono più forte di quanto pensassi, non tanto come atleta quanto come uomo,
Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa? In meglio, sono riuscito a combinare le cose potendo gestire il TEMPO al massimo,
Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? Correrei ancora di più.
Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? No ai miei tempi neanche esistevano, facevo solo uso di VITAMINA C prodotta dall’ ACEROLA, d’inverno correvo quasi nudo e non ho mai presso un’influenza né un raffreddore.
Ai fini del certificato per attività agonistica, fai indagini più accurate? Quali? Ho sempre fatto dei check-up, minimo annuali, per prevenire eventuali malattie.
Qualcuno ti ha consigliato di ridurre la tua attività sportiva? Sì qualche medico, ma l’attività mi ha invece salvato la vita (se leggerai l’articolo, tu che sei psicologo, capirai meglio).
Hai un sogno nel cassetto? Guarire al più presto per correre la 100 del PASSATORE e andare sul podio come M70.

Psicologo, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR
380-4337230 – 21163@tiscali.it

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