giovedì 14 dicembre 2017

Correre: oltre le gambe c'è di più. Scritto da Luigi Discalzi.

L’importanza dell’attività fisica nel concorrere al raggiungimento del benessere psico-fisico dell’individuo è ormai una realtà consolidata e condivisa in ambito scientifico ed all’interno di strutture che si occupano di salute, benessere e stili di vita sani, quali Delta Medica, l’attenzione alla persona intesa come intreccio di mente e corpo fa sì che gli interventi medici e psicologici  tengano sempre conto dell’unicità e complessità della persona.
Psicologia sportiva
Correre non muove solo le gambe
In una società come la nostra in cui il corpo occupa una posizione centrale nella vita delle persone, per esempio manifestando sintomi psicosomatici in sempre maggior quantità e in fasi della vita sempre più precoci, ecco che, anche nel momento in cui la persona si trovi a chiedere una mano per problematiche psichiche ed emotive, proprio il corpo non possa essere lasciato sullo sfondo, ma vada piuttosto stimolato e spinto a muoversi.
La corsa rappresenta l’attività più semplice e realizzabile, anche per le persone decisamente sedentarie, e il nostro obiettivo sarà cercare di riflettere su di essa per evidenziarne quegli aspetti che più hanno a che fare con la testa e con il cuore.
Si può scegliere di iniziare o riprendere a correre per svariati motivi (perder peso, tenersi in forma, sfogarsi, stare in compagnia, puntare a partecipare a una competizione, etc.), ma alla base questa scelta è sempre dettata dalla necessità o dal desiderio di attuare un cambiamento nel proprio stile di vita.
E siccome nessuno di noi affronta il cambiamento armato solo e unicamente di entusiasmo, ottimismo e leggerezza, ecco che soprattutto l’inizio sarà denso di ambivalenza e resistenze.
Chi corre o c’ha provato ben conosce le scuse che ci si inventa per non uscir di casa con le scarpe da corsa ai piedi: può essere il meteo, può essere il buio, può essere la stanchezza, la poca voglia, la pigrizia o altro. E spesso queste scuse si originano nella testa, perché il fisico di per sé sarebbe pronto a sostenere lo sforzo.
Ma quale che sia il motivo che spinge a correre, e l’obiettivo che ci si è posti (può trattarsi del semplice tenersi in forma, come del partecipare alla più scanzonata delle “tapasciate” o alla più impegnativa delle maratone), sta di fatto che giunge un momento in cui, se si è tenuto duro, la sofferenza e il dolore, il fiatone e gli acciacchi, lasciano posto alla soddisfazione e al piacere. Si potrebbe dire che dopo un po’ di uscite chiunque riesce  a “rompere il fiato” e ad approdare ad una visione del proprio allenamento ben diversa rispetto alle prime volte.
Certamente il piacere è fornito dal rilascio di sostanze chimiche nel nostro corpo, le celebri endorfine con il loro potere analgesico ed eccitante, e qui ci muoviamo nel campo prettamente biologico, ma vorremmo ora sottolineare quanto di psicologico ed emotivo possa essere chiamato in causa dall’affrontare con impegno e costanza la corsa.
La disciplina che fornisce continuità alle uscite, la capacità di non mollare quando si è stanchi e si pensa di non avere più birra in corpo, la tolleranza di dolore/frustrazione/noia, il motivarsi e il porsi obiettivi anche quando sembra che gli sforzi non siano ripagati da risultati all’altezza….beh, tutti questi fattori (e non sono i soli)  hanno decisamente a che fare con quella che potremmo definire la forza del nostro IO. E la forza del nostro IO, che è un costrutto prettamente psicologico, è chiamata in causa in mille occasioni della nostra quotidianità, poiché è quell’insieme di capacità che ci fa muovere nell’ambiente rispondendo in maniera adeguata alle richieste del mondo attorno a noi. La corsa diventa quindi palestra per incrementare le nostre risorse per affrontare il mondo. Ogni corridore potrebbe ricordare nella propria esperienza personale momenti in cui ha attinto strategie e risorse, che ha poi impiegato in tutt’altri ambiti, dal proprio modo di superare le difficoltà e gli sforzi durante le uscite podistiche.
Non si tratta solo di un corpo che viene allenato e reso più resistente o veloce. Ci sono anche una testa che funziona e un cuore che prova emozioni e stati d’animo, e nel corso del tempo la sinergia può portare la persona a sentirsi sempre meglio. L’unione di questi due aspetti consente inoltre una conoscenza di Sé e del proprio modo di funzionare molto più approfondita: si pensi alla possibilità di sperimentare i propri limiti, alla scoperta delle proprie debolezze e dei punti di forza, al riconoscimento di quali siano le condizioni che ci fanno rendere al meglio e quelle che invece ci penalizzano.
Inoltre chi corre ha a disposizione un oggetto di cui non bisognerebbe abusare: il cronometro, davvero croce e delizia del podista. Delizia in quanto oggetto capace di soddisfare il nostro bisogno di controllo e di parametri oggettivi e verificabili, ma croce allorquando diventa oggetto di cui non si può più fare a meno e che priva della possibilità di andare a correre per il puro piacere di farlo e senza bisogno di riscontri tecnici ed agonistici.
Tutti i discorsi fin qui fatti presuppongono quindi un approccio all’attività della corsa che permetta di non farla diventare oggetto di una vera e propria dipendenza (sebbene fra tutte le dipendenze potremmo considerarla ampiamente positiva alla luce degli effetti che da). E anche il discorso delle competizioni va mantenuto entro certi limiti, poiché ognuno è libero di imbarcarsi nell’avventura che preferisce, ma il buonsenso dovrebbe sempre consigliare di sperimentarsi in sforzi che il fisico e la mente siano capaci di affrontare senza mettere a repentaglio la salute.

Dott. Luigi Discalzi, psicologo – psicoterapeuta
Da questo punto di vista la regina delle corse, la maratona, rappresenta bene quel tipo di esperienza che inizialmente può sembrare solo per super-uomini o per folli, ma che poi può diventare realizzabile per persone normali che semplicemente si siano preparate a dovere e per non poco tempo e con la consulenza di professionisti esperti.
Concludendo vorremmo ribadire la nostra opinione sulla corsa quale strumento utilissimo per il raggiungimento del benessere della persona, soprattutto laddove questa possa essere affiancata da un’alimentazione e da uno stile di vita sani e dalla possibilità di esser capaci di chiedere una mano nei momenti di difficoltà che la vita riserva.
Dott. Luigi Discalzi
Psicologo – Psicoterapeuta
DELTA MEDICA
www.deltamedica.net 

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