lunedì 13 febbraio 2017

Alimentazione low cost, di Orlando Pizzolato.

Partenza gara Olbia. 02-03-14.
Perdere peso è un aspetto che interessa molte persone, ed ovviamente anche i podisti. Da una sperimentazione svolta in laboratorio è stato verificato che un chilogrammo in più del proprio peso forma comporta una maggiore spesa energetica, quantificabile in circa 2,5 secondi al chilometro. Il dispendio aumenta maggiormente, e di conseguenza il rallentamento, quando la massa che aumenta non è quella muscolare, ma adiposa.
Disporre di più muscoli consente di spingere di più, ma si sa che il podista usa poca forza. Inoltre, l’handicap del peso si fa sentire maggiormente nei podisti lenti, perché la “zavorra” riduce la risposta elastica dei muscoli, che è risaputo essere minima - in pratica quasi nulla - proprio in chi procede piano.
Essere magri va quindi di pari passo con il rendimento podistico. Il maggiore ostacolo per chi vuole calare di peso è mantenere fede ai propositi, perché si deve fare leva sulla forza di volontà. Le diete aiutano molto nel seguire un percorso di dimagrimento perché si diventa più sensibili ed attenti a ciò che si mangia, evitando di ingurgitare distrattamente alimenti che nel tempo spostano l’ago della bilancia verso destra. Il punto debole del seguire una dieta specifica sta quasi sempre nella rigidità di ciò che è consentito, e i limiti calorici costringono a scelte che sono spesso fonte di stress. Chi ha la costanza di stare al passo con il controllo alimentare specifico, nel tempo è ripagato dal calo di peso.
Personalmente non ho mai seguito una dieta, ma un paio di volte mi sono imposto di dimagrire. Lo stimolo mi veniva dalla rilevazione del tessuto adiposo che facevo in occasione del primo stage estivo. La plicometria rilevava un eccesso di tessuto adiposo di tre punti, vale a dire poco più di due chilogrammi. Non è un gran peso da perdere; per farlo basterebbe mantenere inalterata l’alimentazione e percorrere dieci chilometri in più la settimana. Ma la situazione alimentare che dovevo affrontare non era agevole: per oltre due mesi avrei vissuto in hotel, con pasti sempre pronti ed invitanti, ai quali era difficile resistere, specialmente per quanto riguardava i dolci. Nelle due volte che ho voluto cimentarmi nel dimagrimento, alla fine ci sono riuscito nonostante la vita in albergo. Non ho seguito alcuna dieta ovviamente, e mangiavo liberamente anche i piatti locali (canederli in trentino; polenta, formaggio e funghi ad Asiago, pizzoccheri a Livigno, e tanto altro). 
Sono dimagrito seguendo il principio delle compagnie aeree low cost: più peso hai nel bagaglio e più alta è la tariffa che applicano. Nel preparare le valigie per un viaggio a bordo di queste economiche compagnie, ti trovi a fare una scelta fondamentale: lasciare a casa ciò che non serve. In queste circostanze si scopre che in borsa si mette più di ciò che serve, spesso per la pigrizia mentale di non programmare ciò che veramente s’indosserà. Con la strategia della limitazione si scopre che sul letto resta quasi la metà delle cose che si aveva pensato d’inserire in borsa (non più valigia).
Lo stesso principio applicato all’alimentazione quotidiana consente di verificare ciò che si deve mangiare per necessità e quello che invece si consuma in maniera futile.
Rinunciando agli extra si può arrivare ad una decurtazione minima di cento calorie al giorno, facilmente raddoppiabili. Sfrondando gli “alimenti” superflui si arriva a dimagrire di un chilo al mese, che tutto sommato è poca cosa, ma la sensibilità alla rinuncia consapevole consente un calo di peso costante nel tempo.
Low cost: un bel modo per viaggiare ed essere sempre leggeri.

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